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Una casa per i pazienti del Sant’Orsola che arrivano da tutta Italia. “Ma anche per gli anziani bolognesi”


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Inaugurata ‘Thimostia’, la struttura con 26 camere e 46 posti letto. Andrea Moschetti, presidente della Fondazione: “Accogliamo persone che devono seguire lunghi percorsi di cura e sono soli”. Il cardinale Zuppi: “Sentirsi a casa ha un effetto cura”

Chiara Gibertoni, Andrea Moschetti, il cardinale Zuppi e il sindaco Matteo Lepore

Chiara Gibertoni, Andrea Moschetti, il cardinale Zuppi e il sindaco Matteo Lepore

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Bologna, 24 settembre 2026 – Una casa per i pazienti del Sant’Orsola provenienti da tutta Italia, ma anche per bolognesi che vivono da soli e hanno necessità di sostegno durante il periodo della cura.

Questo il senso di ‘Thimostia’, la nuova casa di Fondazione Sant’Orsola inaugurata questo pomeriggio (giovedì) in zona Mazzini. Un luogo di comunità che sorge in via Tambroni non lontano dal centro storico ma soprattutto a 500 metri dall'ospedale Sant’Orsola. La residenza ha 26 camere 46 posti letto, due cucine comuni e orti da coltivare, 24 vasche ad altezze diverse, ed è stata ricavata dall'ex convento delle 'Missionarie del lavoro' grazie alle donazioni di aziende e cittadini.  

Anche per i bolognesi

La novità è che la residenza non è pensata solo per accogliere pazienti provenienti da regioni lontane che magari devono affrontare un trapianto al Sant'Orsola: "In questa struttura –  spiega il presidente della Fondazione Andrea Moschetti - cerchiamo di accogliere anche bolognesi anziani o comunque persone che hanno bisogno di lunghi percorsi di cura ma vivono soli e non hanno accanto nessuno che li possa assistere". 

La struttura, dunque, gratuitamente è pronta ad accogliere persone che affrontano la malattia da sole. Nella Città Metropolitana di Bologna il numero delle famiglie unipersonali, fa sapere la Fondazione, «ha raggiunto ormai il 45,3% del totale. Di queste 84.714 sono composte da persone over 65».

Per chi vive solo, soprattutto se anziano, può essere difficile affrontare alcuni percorsi di cura particolarmente impegnativi: qui troveranno un contesto comunitario e il sostegno necessario per affrontare le piccole difficoltà quotidiane, ma anche il supporto e l'assistenza dei volontari per raggiungere tempestivamente l'ospedale, se necessario. In questa casa, inoltre, proseguirà anche l’accoglienza delle famiglie che provengono da fuori regione e che devono rimanere a Bologna per ricevere le cure di cui hanno necessità, un’attività che nel 2025 ha visto Fondazione Sant’Orsola accogliere 611 nuclei familiari e che potrà contare anche su un'altra casa: in via Emilia Levante sono a disposizione 8 bilocali e 1 trilocale.   

L’effetto positivo di sentirsi a casa

"Sentirsi a casa ha un effetto di cura. E accogliere fa bene anche a chi accoglie", sottolinea l'arcivescovo Matteo Zuppi, intervenuto al taglio del nastro. Zuppi sottolinea, a proposito dell'ex convento, "la scelta della chiesa di non farci altro, ma di lasciare sempre un indirizzo per il prossimo, per la cura dell'altro: «Così non si perde un patrimonio a destinazione comune. E accogliere fa bene anche a chi accoglie". D’altronde, conclude il presidente della Cei, "quando si entra nella città della malattia si affronta un viaggio in un luogo che non si conosce. Trovare qualcuno che ci aspetta cambia quel viaggio".

Lepore: “Tanta innovazione sociale in questo percorso”

Il sindaco Matteo Lepore ricorda che “un progetto dopo l'altro, la Fondazione sta dando a Bologna un motivo per essere orgogliosa. E inoltre c’è tanta innovazione sociale in questo percorso: sono buone pratiche che spero altri imitino". Infine la direttrice del Sant’Orsola Chiara Gibertoni: “È fondamentale – ha detto – accogliere pazienti con percorsi lunghi di cura e ricreare un contesto sociale di vicinanza. Questo è un pezzo della cura, perché la solitudine deteriora le condizioni di salute, in particolare di una persona anziana". I lavori per la costruzione di Thimostia, costati 236mila euro, sono stati coperti dalle donazioni di 199 cittadini e imprese. Le cucine hanno goduto del sostegno di Carta Etica di UniCredit.

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