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Una stele e una commemorazione per ricordare la battaglia di Levico


LEVICO TERME. Una stele per ricordare il 160esimo anniversario della battaglia di Levico, un combattimento avvenuto il 23 luglio 1866 e che si inserisce nella cornice della Terza guerra d'indipendenza italiana.

"Questa stele non celebra la guerra ma ci parla di pace", dice Claudio Soini, presidente del Consiglio provinciale. "Ci ricorda che la pace non è mai un risultato acquisito una volta per tutte: richiede conoscenza della storia, responsabilità e soprattutto dialogo tra i popoli".

Le commemorazioni si sono aperte al Cimitero militare della Grande Guerra, dove è stato deposto un omaggio floreale ai caduti. "E' stato un momento particolarmente toccante perché in questo luogo riposano 1.148 soldati di diverse nazionalità e provenienze", aggiunge Soini. "Giovani che persero la vita travolti dagli eventi della storia, talvolta senza conoscere fino in fondo le ragioni per le quali erano stati chiamati a combattere".

La cerimonia è poi proseguita in via Marconi, all’ingresso dell’abitato di Levico, con lo scoprimento della nuova stele dedicata alla battaglia del 1866, e in piazza della Chiesa, dove è stata deposta una corona al Monumento ai Caduti, alla presenza della Bandiera di guerra e di un reparto d’onore del 28esimo Reggimento “Pavia”.

"Levico è una terra di confine, attraversata nei secoli da eserciti, popoli e culture differenti. Oggi non celebriamo vincitori o vinti, ma ricordiamo la storia e le vite umane che ne sono state coinvolte. I popoli rischiano spesso di dimenticare, mentre la memoria deve aiutarci a riconoscere il valore della pace e della convivenza", ancora Soini che ha richiamato il legame tra gli avvenimenti del 1866 e il percorso successivo del Trentino: "Ottant’anni dopo quella battaglia nacquero la Repubblica italiana e l’Accordo De Gasperi-Gruber, dal quale prese avvio un cammino che ha assicurato alla nostra terra autonomia, sviluppo e pace. È questa la lezione che dobbiamo consegnare alle nuove generazioni: conoscere ciò che è accaduto per non ripeterne gli errori e per continuare a costruire ponti tra comunità e popoli".

Il combattimento rientra nella Terza guerra d’indipendenza italiana. La 15esima Divisione dell’esercito italiano, comandata dal generale Giacomo Medici, avanzò attraverso la Valsugana con l’obiettivo di raggiungere Trento, affiancando sul versante orientale l’azione condotta dai volontari di Giuseppe Garibaldi nelle Giudicarie. Dopo aver superato le difese austriache a Primolano e conquistato Borgo Valsugana, il 23 luglio le truppe italiane proseguirono verso Levico.

L’attacco, disposto su tre colonne, ebbe inizio nel tardo pomeriggio e continuò durante la notte. Un ruolo decisivo fu svolto dai fanti del 28esimo ReggimentoPavia”, che avanzarono nell’abitato e costrinsero le forze austriache alla ritirata. Per il valore dimostrato nei combattimenti di Borgo e Levico, al Reggimento fu conferita la Medaglia d’oro al valor militare. L’avanzata italiana continuò poi verso Pergine e le porte di Trento, ma venne interrotta dalla tregua e dal successivo armistizio: il Veneto entrò nel Regno d’Italia, mentre il Trentino rimase nell’Impero austro-ungarico.

"Il sacrificio di ieri ci richiama oggi alla responsabilità del dialogo e della pace. La memoria del passato deve diventare parte del presente, rafforzando le relazioni tra le comunità", spiega Gianni Beretta, sindaco di Levico Terme, mentre il colonnello Marco Ferrara, comandante del 28esimo  Reggimento “Pavia”, ha espresso "straordinaria emozione e profondo orgoglio" per il conferimento della medaglia d’onore al Reggimento, avvenuto nell’ambito delle celebrazioni: "A centosessant’anni da quei fatti, il legame tra passato e presente rimane vivo. Il sacrificio di quei giovani soldati continua ad accompagnarci".

Il generale Luigi Calderola, in rappresentanza dei Verdi di Gorizia, ha ricordato il coraggio e lo spirito di sacrificio di quanti presero parte agli eventi del 1866, evidenziando come la medaglia rappresenti "non un atto formale, ma un legame indissolubile con la storia. Oggi è la forza della parola e del dialogo a contribuire alla stabilizzazione dei teatri di crisi nel mondo". Infine Gianni Stucchi, presidente dell’Associazione nazionale del fante, ha richiamato l’attualità della commemorazione e il significato dello spendersi per la propria comunità: "I nomi di Borgo e Levico ricordano il sacrificio di quanti contribuirono, nel loro tempo, alla costruzione dello Stato italiano e di una comunità nazionale compiuta". Presenti alla cerimonia anche la consigliera provinciale Stefania Segnana e Martina Ferrai, sindaca di Borgo Valsugana.