Scritto dai francesi Jean-Christophe Deveney e Mickaël Correia, coi disegni di Lelio Bonaccorso e i colori di Deborah Braccini, il volume racconta le origini e lo sviluppo di uno sport che ha sempre avuto un altissimo valore sociale
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Nessuno sport al mondo ha la stessa capacità di coinvolgere e muovere le masse che ha il calcio. Le sue origini si perdono nella storia, difficili da identificare, fino alla sua versione moderna, di cui invece sappiamo di più, anche se spesso in modo confuso. Per fare ordine tra credenze e realtà storiografica, il fumettista francese Jean-Christophe Deveney si è unito al giornalista connazionale Mickaël Correia nella realizzazione di Una storia popolare del calcio, piccolo saggio a fumetti pubblicato in Italia da Tunuè alla vigilia del Mondiale 2026, splendidamente illustrato dall’italianissimo Lelio Bonaccorso.
Una storia popolare del calcio non vuole essere una lettura esaustiva della storia del calcio, è piuttosto una carrellata di episodi e volti selezionati nella lunghissima storia del pallone, una sintesi della vasta produzione saggistica sullo sport più praticato al mondo, dalla sua preistoria fino ai giorni nostri. Il calcio, così come lo conosciamo oggi, nasce alla metà del XIX secolo come passatempo delle élite britanniche, inizialmente come un gioco dai contorni poco definiti e poi come una pratica regolamentata in maniera sempre più minuziosa; diventa popolare tra gli operai delle fabbriche, che lo strappano alla borghesia colta inglese, mutando forma e connotati, ma da subito diventa uno strumento di controllo delle masse, accelerando la sua trasformazione in business multimilionario negli ultimi due decenni del XX secolo.
Deveney e Correia portano il lettore in un viaggio che comincia in Inghilterra e termina in Egitto, intrecciando gli eventi sportivi più o meno noti con la loro portata sociale. Il calcio è strumento di rivalsa per il proletariato, di ribellione per chi viene oppresso da un regime, di lotta al razzismo, liberazione coloniale ed emancipazione femminile. Non un semplice gioco, non solo uno sport, non banalmente un affare da miliardi di euro. Le imprese dentro e fuori dal campo di giganti del gioco come Pelé, Garrincha, Maradona, Rapinoe vengono raccontate senza perdere mai di vista il focus sul popolo e su come il calcio sia stato uno strumento di lotta.
Lelio Bonaccorso racconta tutto questo col suo tipico tratto cartoonesco, elegantemente caricaturale, con le sue figure sottili che sembrano volare leggiadre sopra l’erba verde dei campi di calcio, affiancato dai colori pieni e lievi di Deborah Braccini, ma invadenti, gentile accompagnamento di una storia che non ha bisogno di alcun eccesso spettacolarizzante. La forza di questo fumetto è la stessa del calcio: la sua semplicità, il suo essere per tutti senza alcuna distinzione di età, genere, etnia e classe sociale.