Foto: Il Tempo
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19 settembre 2026
C’è tanto rumore, tanta confusione. E i media amici della sinistra — cioè quasi tutti — hanno tutto l’interesse ad accrescere gli elementi di distrazione e di intorbidamento. È il loro mestiere più collaudato: spargere cortine fumogene, intorbidare le acque, in ultima analisi distrarci dall’essenziale. Aspettatevi dunque di tutto. I soliti fuochi pirotecnici delle polemiche di giornata, qualche immancabile inchiesta giudiziaria tempestivamente scongelata, i miasmi provenienti da dossieraggi e intercettazioni. Il repertorio è noto, collaudato, quasi scontato nella sua prevedibilità. Serve a una sola cosa: impedire che gli italiani guardino dritto al punto. E allora che deve fare il centrodestra? E cosa devono fare gli organi di informazione non nevrotizzati, non isterici, non complici del gioco allo sfascio? Elementare, Watson: ricondurre la contesa a un’ordinata sfida tra centrodestra e centrosinistra. Aiutare i cittadini a focalizzarsi sul quesito di fondo, l’unico che alla fine conta: nei prossimi cinque anni vuoi essere governato da Giorgia Meloni o dal duo Schlein & Conte? Sta qui il cuore della faccenda.
Ogni altro elemento è distraente oppure, peggio, dannoso. Vannacci? Può essere attraente per qualcuno, può persino soddisfare un bisogno di protesta. Ma se va da solo, come ormai pare chiaro per sua scelta, diventa la più generosa polizza di assicurazione sulla vita che la sinistra potesse desiderare. Un dono, anzi un assist. Il compito di ogni osservatore serio è dunque semplice e insieme decisivo. Poiché alla fine della fiera da un’elezione deve uscire un governo — non un tweet, non un’emozione, non un’inchiesta — il punto è rimanere concentrati sull’effetto finale di ogni scelta, di ogni parola, di ogni tema messo in agenda. Occorre chiedersi sistematicamente: stiamo aiutando gli elettori a mettere a fuoco la sfida tra centrodestra e centrosinistra? O li stiamo portando a spasso? Simmetricamente, al momento opportuno, ogni elettore dovrà chiedersi: con il mio voto voglio consentire a Giorgia Meloni di rimanere a Palazzo Chigi oppure voglio permettere a uno tra Giuseppe Conte e Elly Schlein di trasferirsi a Piazza Colonna, a due passi dal palazzo dove ha sede il nostro giornale?
La questione è delicata e gravida di conseguenze. Ma, a guardar bene, è anche semplicissima. O Giorgia o quelli là. Il resto è rumore. E il rumore, si sa, è il miglior alleato di chi vuole alterare il verdetto.