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Unabomber, recensione: un ispido thriller di formazione che insiste su una figura fin troppo raccontata


Janus Metz rivede le ossessioni criminali e filosofiche di Ted Kaczynski in un film troppo canonico, aggiungendo molto poco alla figura del celeberrimo terrorista. Su Netflix.

Una scena di Unabomber

Vedendo l'ispido Unabomber di Janus Metz ci chiediamo perché, dopo l'esaustiva nonché definitiva serie del 2017 (Manhunt, con un ottimo Paul Bettany), Netflix abbia voluto puntare ancora sulla figura di Ted Kaczynski, conosciuto ai più proprio con il famigerato soprannome di Unabomber.

Una vicenda fin troppo abusata - tra fiction, documentari e true crime - che nel lungometraggio di Metz prova a differenziarsi, venendo raccontata come se fosse una specie di origin story in grado di illuminare gli aspetti più reconditi di uno dei criminali più influenti della storia contemporanea. Davvero, però, non afferriamo il senso di tale operazione, se non quello - lecita e forse primaria rispetto alle logiche produttive streaming - di scalare velocemente la classifica dei film più visti.

L'origin story di Unabomber

Scritto da Sam Chalsen e Nelson Greaves, Unabomber è, secondo Metz, "la storia di un giovane che si sente sempre più emarginato dalla società e decide di ricorrere alla violenza per vendicarsi. Alterniamo, in linea di massima, due linee temporali: la creazione dell'Unabomber e la sua cattura". Al centro, infatti, la trasformazione di Ted Kaczynski (Jacob Tremblay) da promettente talento di Harvard a famoso e inafferrabile terrorista (modus operandi noto: caricare di esplosivo oggetti puntando a colpire a caso).

Unabomber Film Netflix Di Janus Metz

Jacob Tremblay e Russell Crowe

Il passato di Kaczynski riemerge quando viene braccato dalle indagini guidate dall'agente dell'FBI Joanne Miller (Shailene Woodley). Il caso porta alla luce le agghiaccianti conseguenze dell'ambizione e dell'isolamento, generate dai controversi esperimenti psicologici condotti, ai tempi del college, dal professor Henry Murray (Russell Crowe).

Un romanzo di formazione crime

Per certi versi, questa nuova rilettura di Unabomber sembra voler ricopiare - senza riuscirci - le atmosfere alla Mindhunter, ma alla fine ciò che ne risulta è molto più simile a una lunga puntata di CSI, senza la stessa adrenalina o lo stesso ritmo. Del resto, tra un lungometraggio e l'altro (niente di indimenticabile, bisogna dirlo), il regista danese si è confrontato con la serialità dirigendo episodi di alcuni show piuttosto importanti.

Unabomber

Shailene Woodley in scena

Dunque l'introspezione e l'oscurità cercate dallo script, che mischia le due linee temporali, sono piuttosto un abbozzo, o meglio una traccia che vorrebbe essere audace ma che, come è consuetudine, finisce per replicare uno schema in cui tutto appare uguale, rendendo l'opera incapace di riflettere sulle (tante) parole che si accavallano di scena in scena. Da una parte il thriller e il crime, dall'altra una specie di biopic disfunzionale che sfiora maldestramente il romanzo di formazione.

Unabomber è stato indirettamente creato dagli Stati Uniti?

C'è il ragionamento nemmeno troppo velato sulla figura di Ted come individuo anti-sociale, anarchico, quasi politico e, non ultimo, spiccatamente intelligente nonché teoricamente ammirevole nelle sue battaglie però combattute - e qui c'è tutta la differenza del mondo - con armi ovviamente sbagliate. Dato il suo background, senza soffermarci sulle licenze poetiche, il Ted Kaczynski di Unabomber è quindi il diretto prodotto di quegli Stati Uniti che, poi, si sono ritrovati a braccarlo in una tortuosa e spettacolare caccia all'uomo.

Un chiaro e interessante controsenso, anche se il film è oggettivamente incapace di sfruttarlo, se non attraverso una serie di frasi a effetto e una compiaciuta ridondanza. Ecco, a proposito di controsensi, come dice il giovane Ted in un affilato dialogo, anche noi "siamo responsabili della violenza pagando le tasse e quindi finanziando i governi che perpetrano crimini e guerre". Sebbene possa rappresentare uno spunto di riflessione, una frase del genere avrebbe meritato tutt'altro palcoscenico.

Conclusioni

Unabomber è un'altra variazione sul tema che racconta l'origin story di uno dei personaggi criminali più citati e raccontati dal grande e piccolo schermo. Una prospettiva che vorrebbe essere diversa, ma finisce per incastrare in uno schema che aggiunge poco risultando, alla fine, estremamente canonico.

Movieplayer.it

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