FRIULI VENEZIA GIULIA - Il diritto allo studio valica le mura delle carceri e si integra in una strategia di sviluppo regionale ampia e strutturata. Con l’avvio della fase operativa del progetto dedicato ai poli universitari penitenziari, il Friuli Venezia Giulia compie un passo fondamentale nell’offerta formativa rivolta alla popolazione reclusa. L’iniziativa si affianca ai percorsi di acquisizione di competenze professionali già finanziati dalla Regione tramite il Fondo sociale europeo con due milioni di euro. «Oggi offriamo un’ulteriore opportunità: la possibilità di conseguire una laurea. È un passo significativo, che amplia concretamente le possibilità di crescita, formazione e reinserimento delle persone recluse», ha detto ieri a Trieste l’assessore regionale all’Istruzione Alessia Rosolen.
I dati del monitoraggio regionale indicano che nei cinque istituti penitenziari del Friuli Venezia Giulia sono presenti oltre 150 detenuti in possesso di un titolo di studio idoneo all’immatricolazione universitaria, mentre 34 persone si sono dette pronte ad avviare immediatamente un percorso accademico in settori che spaziano dall’intelligenza artificiale all’economia, fino alle discipline umanistiche. L’allestimento di aule idonee e opportunamente attrezzate consentirà di convertire il tempo della detenzione in un’esperienza di responsabilizzazione, coniugando le irrinunciabili esigenze di sicurezza con la finalità rieducativa della pena sancita dalla Carta costituzionale. La partecipazione diretta della Regione in veste di parte firmataria assicura un ruolo di coordinamento strategico e un supporto finanziario determinanti per la riuscita dell’opera. Inoltre, l’accordo coinvolge in modo paritetico i due atenei regionali ed estende i propri benefici sia alle persone recluse nelle cinque case circondariali locali, sia a coloro che scontano la pena in misura alternativa al carcere nei territori del Friuli Venezia Giulia, del Veneto e delle Province autonome di Trento e Bolzano.
Il percorso trova le sue fondamenta nella Convenzione quadro della durata di tre anni, sottoscritta lo scorso 25 giugno tra la Regione, l’Università degli Studi di Trieste, l’Università degli Studi di Udine, il Provveditorato regionale dell’Amministrazione penitenziaria per il Triveneto e l’Ufficio interdistrettuale di esecuzione penale esterna. Come chiarito dall’assessore, l’obiettivo va ben oltre la semplice formalità amministrativa: «Non vogliamo limitarci a consentire l’iscrizione all’università. Intendiamo costruire attorno allo studente un vero percorso di accompagnamento, che parta dall’orientamento e arrivi al tirocinio e all’inserimento lavorativo».
La prima fase del piano operativo prevede un’accurata ricognizione che coinvolgerà i circa 700 detenuti presenti negli istituti penitenziari della regione, al fine di rilevarne requisiti di accesso, aspirazioni e bisogni formativi. A questo monitoraggio seguiranno la mappatura delle esigenze, la stesura di linee guida condivise e la verifica formale delle dotazioni tecnologiche presenti all’interno delle strutture. Un ruolo cruciale sarà affidato alla comunità accademica attraverso la selezione e la preparazione di studenti e neolaureati, destinati a svolgere attività di tutoraggio alla pari. Questo affiancamento costante non solo favorirà il rendimento negli studi degli studenti reclusi, ma contribuirà in modo decisivo al superamento dei pregiudizi e all’abbattimento delle distanze sociali. I numeri evidenziano un potenziale significativo e un forte interesse da parte della popolazione carceraria. «Con questo percorso – ha concluso Rosolen - Regione, Università e Amministrazione penitenziaria lavorano insieme perché una laurea possa diventare per una persona un punto di ripartenza».