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Boom di leggi anti-vaccino negli Usa: l'86% firmate da Repubblicani | Il Fatto Quotidiano.it


Usa, boom di proposte di legge anti-vaccino: l’86% è firmato dai Repubblicani

Negli Stati Uniti, lo scetticismo nei confronti dei vaccini ha ormai superato i confini del dibattito pubblico e dei social network per trasformarsi in una concreta e strutturata azione legislativa. A confermarlo è uno studio condotto dai ricercatori della Boston University School of Public Health, guidato dai professori Matt Motta e Timothy Callaghan, che ha analizzato l’impennata di proposte di legge contrarie alla vaccinazione presentate all’interno delle legislature statali americane. I dati emersi delineano un quadro di forte polarizzazione politica. A partire dall’inizio della pandemia di Covid-19, i legislatori del Partito Repubblicano sono stati responsabili dell’86% dei disegni di legge anti-vaccino introdotti negli Stati americani. L’analisi evidenzia come, in ogni singolo ciclo legislativo completo successivo allo scoppio della pandemia, almeno il 40% di tutte le proposte di legge relative ai vaccini riguardasse iniziative volte a limitarne l’obbligo, ridurne l’uso o ampliare le esenzioni per i cittadini.

“Il nostro lavoro dimostra che i legislatori statali affiliati al Partito Repubblicano sono i responsabili dell’incredibile maggioranza dei disegni di legge anti-vaccino introdotti negli ultimi anni”, sottolinea Matt Motta, autore corrispondente della ricerca. La spaccatura di partito appare particolarmente netta quando si analizza il bilancio complessivo delle proposte. Oltre il 65% di tutti i progetti di legge proposti dai Repubblicani sul tema ha assunto una posizione esplicitamente contraria ai vaccini, a fronte di appena il 28% di testi favorevoli o volti a incentivarne l’assunzione. Al contrario, l’iniziativa legislativa tra le fila dei Democratici si è mossa prevalentemente nella direzione opposta, mantenendo un impianto a solido sostegno delle misure di salute pubblica.

Secondo i ricercatori, questo forte incremento di norme risponde in larga misura a precise dinamiche politiche ed elettorali. Molti parlamentari in cerca di rielezione cercano di intercettare il consenso di una base elettorale sempre più scettica nei confronti delle autorità sanitarie centrali. Le proposte vengono spesso presentate ed esposte sotto le insegne della difesa della libertà medica, dell’autonomia individuale e dei diritti genitoriali, piuttosto che come un’opposizione aperta alla scienza medica. A questo proposito, Motta rivolge un richiamo diretto alla responsabilità delle istituzioni e della politica. “Il nostro governo – dichiara – ha la capacità e l’obbligo di adottare misure per proteggere la salute pubblica. A tutte quelle persone che basano la loro opposizione alla vaccinazione su valori profondamente radicati, visioni politiche o credenze religiose, vorrei dire una cosa: le malattie infettive non hanno alcun senso della morale o del credo religioso”.

I risultati dello studio sollevano forti preoccupazioni tra gli esperti. Il rischio principale evidenziato dai ricercatori è che l’approvazione di queste leggi statali possa ridurre drasticamente i tassi di copertura vaccinale non solo per il Covid-19, ma anche per malattie infettive dell’infanzia storicamente tenute sotto controllo, come morbillo e pertosse. Per affrontare il problema, tuttavia, occorrerà uno sforzo articolato nel ripristino della fiducia collettiva. “Dobbiamo riconoscere che le ragioni per cui le persone hanno perso fiducia nella scienza sono sfaccettate e complesse”, afferma Callaghan. “Non esiste una soluzione unica per tutti che possa funzionare per ripristinare questo rapporto di fiducia”, conclude.

LINK: https://ajph.aphapublications.org/doi/10.2105/AJPH.2026.308535