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Usa-Canada, niente accordo sui dazi: Trump impone tariffe del 50% su 20 miliardi di prodotti. Carney: "Risponderemo dollaro per dollaro" - Il Fatto Quotidiano


Usa-Canada, niente accordo sui dazi: Trump impone tariffe del 50% su 20 miliardi di prodotti. Carney: “Risponderemo dollaro per dollaro”

È saltato all’ultimo momento il tentativo di evitare una nuova guerra commerciale tra Stati Uniti e Canada. Dopo giorni di trattative serrate, Washington e Ottawa non hanno trovato un’intesa sui dazi e sono quindi entrate in vigore le nuove tariffe del 50% volute dal presidente americano Donald Trump su una serie di prodotti canadesi per un valore complessivo di circa 20 miliardi di dollari. La risposta canadese è arrivata direttamente dal premier Mark Carney, che ha attribuito la responsabilità della rottura a Washington. “Le modifiche dell’ultimo minuto alle condizioni proposte dagli Stati Uniti erano ingiuste, economicamente insostenibili e mettevano in dubbio l’affidabilità di qualsiasi accordo”, ha dichiarato in un comunicato. “Il Canada replicherà a questi dazi dollaro per dollaro per proteggere i nostri lavoratori e le nostre imprese”. Sono quindi in arrivo tariffe equivalenti sui prodotti degli Stati Uniti.

Il fallimento delle trattative arriva dopo che Trump aveva deciso di concedere una proroga di tre giorni proprio per lasciare spazio a un accordo dell’ultima ora. Ma, alla fine, il compromesso non è stato raggiunto. L’annuncio è arrivato nella notte, quando il rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti, Jamieson Greer, ha comunicato che il Canada non aveva accettato di chiudere l’accordo alle condizioni discusse nei giorni precedenti. “Stasera, il Canada si è rifiutato di finalizzare l’accordo commerciale secondo i termini concordati all’inizio della settimana”, ha detto Greer in una nota letta ai giornalisti poco prima della mezzanotte. Secondo Washington, l’amministrazione americana aveva offerto a Ottawa “il trattamento più favorevole tra tutti i principali esportatori verso il nostro mercato”. Ma, ha sostenuto Greer, “le nuove richieste e il passo indietro del Canada su altri impegni hanno compromesso il delicato equilibrio raggiunto nei giorni scorsi”.

La portata economica immediata delle nuove tariffe è relativamente circoscritta rispetto alle dimensioni complessive degli scambi bilaterali: i dazi riguardano circa il 5% delle esportazioni annuali del Canada verso gli Stati Uniti. Nel 2025 lo scambio complessivo di beni e servizi tra i due Paesi ha raggiunto circa 880 miliardi di dollari. Quasi il 72% delle esportazioni canadesi ha come destinazione il mercato americano, mentre ogni giorno attraversano il confine merci per circa 2 miliardi di dollari. Tra i prodotti interessati ci sono beni manifatturieri e articoli di consumo: dagli articoli sportivi, come i bastoni da hockey, fino a prodotti industriali e sanitari.

I due Paesi sono alleati nella Nato, hanno combattuto fianco a fianco in diverse missioni internazionali e condividono una frontiera lunga oltre 5.500 miglia. Lalinea adottata da Trump a partire dallo scorso anno è una rottura rispetto alla tradizionale relazione tra Washington e Ottawa. Il presidente americano ha utilizzato la minaccia dei dazi come strumento di pressione per riportare produzioni negli Stati Uniti e ridurre il deficit commerciale. Nel caso canadese, però, lo scontro ha assunto anche una dimensione simbolica dopo le ripetute dichiarazioni sulla possibilità che il Canada possa diventare il 51esimo Stato americano, ipotesi respinta con forza dal governo canadese.

Per Ottawa la partita è anche interna: l’opinione pubblica canadese ha mostrato crescente irritazione verso l’atteggiamento americano. Una petizione per chiedere l’espulsione dell’ambasciatore statunitense in Canada ha raccolto centinaia di migliaia di firme, accusando Washington di aver normalizzato l’idea di un’annessione.

Ma anche per gli Stati Uniti la scelta di imporre nuove tariffe comporta rischi. I dazi, infatti, non vengono pagati direttamente dal Paese esportatore, ma dagli importatori americani che acquistano i prodotti colpiti. Le imprese possono decidere di assorbire una parte dei costi oppure trasferirli sui consumatori attraverso prezzi più alti. Una nuova ondata di tariffe potrebbe quindi alimentare le pressioni inflazionistiche in una fase in cui molti elettori americani sono già preoccupati per il costo della vita.