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Usa, scatta il D-Day economico. Bessent: «Colpiremo i Paesi che riciclano denaro per l’Iran»


Scott Bessent non vuole fare nomi ma assicura che colpirà qualsiasi paese cercherà di fare affari con l'Iran, in un tentativo di battere Teheran attraverso un'offensiva economica visto che quella militare iniziata sei mesi fa non ha dato i risultati che Washington si aspettava. Il segretario al Tesoro ha presentato lunedì a Washington l'operazione "Economic Outcast", pensata per isolare del tutto l'economia iraniana dal resto del mondo. Nel pomeriggio Bessent ha annunciato sanzioni contro oltre 60 tra entità, individui e imbarcazioni che permettono a Teheran di procurarsi tecnologia nucleare e missilistica. Altre misure colpiranno gli asset digitali, la tecnologia, l'oro, l'aviazione e il trasporto marittimo legati all'Iran.

Dopo giorni in cui la Casa Bianca aveva presentato il piano come un vero e proprio «economic D-Day», l'annuncio di Bessent è sembrato più un colpo di avvertimento. «Stiamo dando a tutti la possibilità di correggere un comportamento sbagliato. Colpiremo chi ricicla il denaro per l'Iran», ha detto il segretario ai giornalisti. «Perché dovrei far saltare il sistema finanziario globale?». Interpellato sulla possibilità di sanzioni contro le banche cinesi, che gestiscono buona parte della vendita di petrolio iraniano, Bessent ha risposto che nessuno è al riparo dalla portata delle sanzioni americane: «Chi sta con Teheran è un paria e anche la Cina non è al di sopra delle sanzioni secondarie».

Per ora però non ha fornito dettagli né citato direttamente Pechino, limitandosi a dire che con questi paesi la via migliore resta la diplomazia silenziosa. «Chi agevola il regime sarà escluso dal sistema del dollaro», ha detto.

Le tensioni

Non è chiaro, del resto, fin dove Washington possa spingersi contro un'economia iraniana già in affanno senza alimentare tensioni con la Cina, il principale acquirente al mondo di petrolio iraniano. Il Tesoro applicherà quello che Bessent ha definito un approccio a «zero perdite» per bloccare le entrate che finanziano l'economia del paese. In un editoriale pubblicato sul Financial Times, Bessent ha definito il conflitto con l'Iran, in corso da sei mesi, ormai vicino alla fase finale.

L'amministrazione, ha scritto, punterà chiunque renda possibile l'acquisto o il trasporto di petrolio iraniano, comprese case di cambio, compagnie aeree e banche. L'Iran non arretra. Il ministero degli Esteri ha fatto sapere lunedì che Teheran non si piegherà alla pressione crescente di Washington, dopo che un alto responsabile della sicurezza del paese ha minacciato ritorsioni contro chi si unirà a quella che l'Iran chiama guerra economica americana. Il portavoce del ministero, Esmail Baghaei, ha detto ai giornalisti che gli Stati Uniti si limitano a ripetere metodi già rivelatisi inefficaci.

Il tono più duro è arrivato da Mohsen Rezaei, alto funzionario iraniano, che nel fine settimana ha lanciato una minaccia diretta agli alleati americani nel Golfo Persico: se la pressione economica statunitense proseguirà, ha scritto sui social, non uscirà più «una sola goccia di petrolio» dalla regione. Rezaei ha aggiunto che Teheran considererà la partecipazione di qualunque paese alla guerra economica americana contro il popolo iraniano un atto di guerra. Anche il presidente del parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha replicato prima ancora che Bessent parlasse, definendo l'iniziativa americana pura millanteria. I partner commerciali dell'Iran, ha scritto, hanno già fatto sapere di non prendere in considerazione le dichiarazioni di Washington. Per il presidente Masoud Pezeshkian l'Iran non si arrenderà mai.

La tensione con Teheran si è intrecciata lunedì anche con un'altra rivelazione. Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha detto, in una telefonata con il corrispondente militare di Channel 14 Noam Amir, che l'Iran ha tentato di uccidere uno dei suoi figli, senza specificare se il bersaglio fosse Yair o Avner. Il premier ha aggiunto di aver chiesto al capo dello Shin Bet, David Zini, di garantire una protezione adeguata a chiunque si candidi alla guida del governo, in vista delle elezioni di ottobre.

Sui mercati la reazione è stata minima. Le principali borse restano poco mosse, leggermente in calo rispetto all'apertura, e i rendimenti dei titoli di stato a lunga scadenza sono scesi. Il petrolio è arretrato di oltre il 2%, con il Brent tornato quasi al livello precedente le dichiarazioni di Bessent. Il segretario al Tesoro ha detto che nelle prossime settimane arriveranno nuove ondate di sanzioni, e che i governi del mondo devono scegliere tra Usa e Iran.

Trump, ha ricordato, ha già chiamato personalmente diversi leader stranieri per illustrare la nuova campagna. Ma Bessent non ha voluto rivelare con chi il presidente abbia parlato. Tra le misure attese c'è già una data: entro la fine di questa settimana il Tesoro colpirà anche un importante istituto finanziario legato ai flussi di petrolio iraniano.

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