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Vagnozzi ricorda il primo colloquio con Sinner: 'Non era contento di essere il n. 10 del mondo'


Intervistato dal Corriere della Sera, il coach di Sinner ha ripercorso la sua carriera da allenatore e l'inizio della collaborazione con Jannik: "Il suo manager è il mio testimone di nozze. Era già numero 10 del mondo a vent'anni, ma voleva diventare il primo. Se lo ripenso cinque anni fa, oggi lo vedo completamente diverso". Un gran lavoratore ("Forse in cinque anni l'avrò motivato due o tre volte") che ha accusato alcuni malesseri in campo: "A volte caldo, tensione e stanchezza possono combinarsi"

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"Nel nostro primo colloquio speravo non mi dicesse che era contento di essere il n. 10 del mondo. E così fu: voleva diventare il numero 1". Parola di Simone Vagnozzi, coach di Jannik Sinner, che nell'intervista al Corriere della Sera ha ripercorso la sua carriera da giocatore prima di quella da allenatore. Classe 1983, marchigiano, Vagnozzi sognava già di diventare tennista all'età di 6 anni e a 16 lasciò casa per iniziare ad allenarsi con Andreas Seppi. Il miglior ranking in carriera lo ha visto come n. 161 al mondo: "Però mi mancava qualcosa e mentre giocavo ho capito che avrei fatto meglio l'allenatore. Allenare è un modo per raggiungere gli obiettivi che non hai colto come giocatore. Ed è bello farlo con le qualità degli altri che tu affini. E poi far raggiungere i tuoi sogni ad un altro ragazzo...". A fine 2016 diventa il coach di Marco Cecchinato, portato in due anni e mezzo dalla posizione 118 del ranking alla 16: "La separazione era stata giusta, ma siamo rimasti in ottimi rapporti. Ogni giorno devo sentire che l’atleta di cui mi occupo fa un passo in avanti". E dopo la guida tecnica di Stefano Travaglia, il 18 febbraio 2022 diventa il coach di Jannik Sinner.

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Curioso l'aneddoto dell'incontro con Jannik: "Il suo manager è il mio testimone di nozze, Alex Vittur. Quando decise di separarsi da Piatti fui chiamato da Vittur per allenarlo. Era già numero 10 del mondo a vent'anni, un fenomeno e si capiva fosse pronto per andare oltre. Bisognava potenziare la dimensione fisica, muscolare e mentale. Se lo ripenso cinque anni fa, oggi lo vedo completamente diverso. Dal servizio alla tattica fino alla gestione del punto. Insieme a Cahill abbiamo pensato subito di aggiungergli la flessibilità con cui affrontare gli avversari. È stato bravissimo a migliorarsi con l'intelligenza della disponibilità ad affinare un talento naturale e prepotente". Vagnozzi ha parlato anche del Sinner lavoratore: "Forse in cinque anni avrò dovuto motivarlo due o tre volte. È sempre il primo che vuole lavorare per migliorarsi e ascolta sempre". Sul lavoro insieme a Darren Cahill: "Bisogna essere molto umili e intelligenti, penso che abbiamo trovato la giusta misura perché condividiamo la stessa visione". E sui malesseri che ogni tanto accusa in campo: "Questi piccoli crolli sono stati quattro negli ultimi cinque anni. Il caldo, la stanchezza e la tensione possono combinarsi: non c'è un singolo fattore. Dobbiamo convivere con questi episodi lavorando per evitarli". E infine sul granitico Jannik: "Non si direbbe ma è un tipo focoso, semplicemente sa gestire bene le sue emozioni".

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