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Scontri Val di Susa, black bloc meglio organizzati della polizia: le domande a Piantedosi | Il Fatto Quotidiano.it


Val di Susa, quel che Piantedosi non spiega: perchè i black bloc erano meglio disposti in campo della polizia

Se cambia l’inquadratura, cambia la scena. E quella della val di Susa, con le forze di polizia attaccate dall’esercito dei black bloc, i guerriglieri neri d’Europa, gli eversori pluridecorati, i più violenti e pericolosi frontman della guerriglia urbana, è stata, senza alcun dubbio, la prova più clamorosa dell’inefficiente organizzazione dell’ordine pubblico. Ora che è passato qualche giorno dagli scontri, e il fuoco della polemica è quasi spento (ma niente paura, è pronto un tizzone ardente per il prossimo fatto di cronaca), possiamo anche tentare di guardare a quei fatti da un altro punto di vista. Dipende infatti da dove ti metti per dire cosa vedi.

Numero uno. Il ministro dell’Interno ha chiesto alla questura di Torino se si conosceva in anticipo la data di questa manifestazione? Immaginiamo di sì. E se si sapeva che proprio in questa, tra le decine di altre, cova la capacità di allineare una dimensione eversiva di tutto rispetto?

Se sì, la Digos aveva percezione che il nucleo trainante dei black bloc avesse ancora una volta radici francesi, che una quota di diverse centinaia di incappucciati fossero cioè cittadini francesi, alcune altre decine venivano dalla Spagna, dalla Germania e dal Belgio? Se sì, come siamo certi che la Digos abbia risposto, si era nella condizione di attivare il cosiddetto fermo preventivo, in ragione del curriculum di questo esercito dei neri d’Europa, questa armata organizzata per dimostrare con la violenza la capacità di inquinare il dibattito pubblico?

Se sì, come ancora siamo convinti che abbiano risposto, quanti di questi black bloc in trasferta sono stati fermati e condotti in questura prima che il corteo iniziasse e la manifestazione degenerasse? Quanti sorvegliati? Quanti lasciati liberi?

E se si sapeva della pericolosa condivisione eversiva tra gruppi d’oltralpe e cartelli piemontesi, perchè le forze di polizia sono state colte quasi di sorpresa?

I belligeranti, chiamiamoli così, erano strutturati da corpo in armi, tutti con la medesima divisa dal medesimo colore: il nero. Era dunque un gruppo antagonista che si disponeva – alla pari di uno o più reparti mobili della Celere – militarmente per neutralizzare le forze di polizia. Cosa purtroppo avvenuta.

L’apparente disparità delle forze in campo, con i black bloc che sono parsi meglio disposti in campo ed equipaggiati con un ventaglio di armi offensive (dal coltello al lanciafiamme) dovrebbero inquietare sia il ministro dell’Interno, obbligandolo a dare risposte esaurienti in Parlamento, che i partiti, di maggioranza come di opposizione.

Invece, come sempre, il dibattito si è sviluppato nel solito, tradizionale ring dove la meglio l’ha avuta l’ipocrisia dell’eterna divisione tra buoni e cattivi.