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Vanessa Scalera e il «ruolo della vita» nel Fuoco che ti porti dentro: «Non sono madre e ho avuto una mamma molto diversa da Angela. Per interpretarla ho dovuto immaginare tutto»


Vanessa Scalera entra in scena e si prende il film. Frigge, insulta, fuma, provoca, umilia, occupa ogni stanza come se fosse sempre stata sua. E quando arriva il momento di occuparsi di un cappone da uccidere, anche quello diventa parte del suo modo di stare al mondo: rumoroso, fisico, eccessivo. Nel - bellissimo - Il fuoco che ti porti dentro di Edoardo De Angelis, presentato in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia, interpreta Angela, una madre napoletana ingombrante e feroce, capace di amare e ferire nello stesso gesto.

È un ruolo che Scalera ha già definito senza troppi giri di parole: «Potrebbe essere il ruolo della vita». Poi precisa, quasi per scaramanzia: «Non mi piace dirlo perché sembra una visione finale della vita o della carriera. Però potrebbe essere considerato il ruolo della vita». E aggiunge: «Angela è un gioco meraviglioso per un’attrice. Quando ti danno una cosa così ti senti come una che entra in campo e fa gol. È un fremito di gioia, perché sono occasioni rarissime».

Il personaggio arriva dal romanzo omonimo di Antonio Franchini, ispirato alla madre dello scrittore. L’incipit è già una dichiarazione di guerra: «Mia madre puzza». Una frase che, raccontano gli sceneggiatori, Ilaria Macchia e Francesco Piccolo, poneva immediatamente un problema cinematografico: come si porta un odore sullo schermo? «Non volevamo soltanto far capire che questa madre puzza, volevamo che quella puzza passasse dallo schermo». Da qui i fumi della cucina, il cibo, i corpi, le stanze sature, tutto ciò che nel film rende Angela quasi una presenza prima ancora che un personaggio.

De Angelis racconta di aver pensato subito a Scalera: «Quando ho letto questo libro ho subito pensato a Vanessa. È un personaggio che qualsiasi attrice vorrebbe fare, ma non sono molte le attrici che possono fare Angela». E ricorda anche la telefonata con cui le propose il progetto: «Le ho detto: “Guarda, c’è questo libro. Non ti devi preoccupare perché comincia dicendo “Mia madre mi puzza”, però vai oltre la prima pagina”».

Angela è una madre che non somiglia quasi mai all’idea rassicurante di maternità: «È una madre non madre, quasi sprovvista di empatia», racconta Scalera. «Io l’ho dovuta immaginare, perché non sono madre. E sono figlia di una mamma molto diversa». Nel film deride i figli, li mette in difficoltà, li tiene legati a sé attraverso una miscela di dipendenza, crudeltà e bisogno. Ma non è un (solo) un mostro: c'è la fragilità, e soprattutto quel legame col figlio Antonio che continua a esistere nonostante tutto.

Vanessa Scalera

Vanessa Scalera

Mondadori Portfolio/Getty Images

Antonio è interpretato da Lino Musella, che nella realtà ha soltanto tre anni meno di Scalera. «Sulla carta interpretare la madre di Lino un po’ mi preoccupava, ho tre anni più di lui», racconta. «Poi non so che cosa sia accaduto, ma sul set non mi sono mai fatta venire un dubbio: ero sua madre». Anche l’invecchiamento fisico non è stato un problema: «La truccatrice su di me ha fatto un lavoro pittorico, ha evidenziato le mie rughe. Ma non ho provato alcun disagio».

Il film concentra una vita intera dentro la vigilia di Natale. Antonio, che da anni vive lontano da Napoli, torna a fare i conti con una madre dalla quale ha provato a prendere le distanze senza riuscire davvero a liberarsene. La Vigilia diventa una specie di campo di battaglia familiare: piatti, recriminazioni, vecchie ferite, risate, offese. De Angelis dice che a Natale «la gente litiga e si sa» e che il suo personaggio, alla fine, non arriva né a perdonare né a capire tutto. Fa qualcosa di più semplice: resta.

Scalera, invece, spiega: «Noi esseri umani siamo imperfetti. Io contengo imperfezioni, contengo probabilmente qualcosa di Angela. Qualcosa di Angela lo conteniamo tutti». Per arrivare a un ruolo così, però, Scalera ha anche scelto di lasciare spazio nella propria carriera. Dopo anni legati soprattutto a Imma Tataranni, ha deciso di fermarsi prima che la serialità occupasse tutto: «Mi sono data anch’io un’occasione, nel senso che ho saputo dire di no. Se avessi continuato con quel personaggio non avrei mai avuto la possibilità di incontrare Angela, anche semplicemente per una questione di tempo». Poi racconta il limite che si era data: «Rispetto alla serialità mi ero detta: cinque anni mi bastano. E ora vediamo, buttiamoci».

È arrivata la prima volta a Venezia, con un ruolo che promette grandi cose.

Lino Musella Vanessa Scalera ed Edoardo De Angelis

Lino Musella, Vanessa Scalera ed Edoardo De Angelis

LAURENT HOU/Getty Images

Vanessa Scalera

Vanessa Scalera

LAURENT HOU/Getty Images