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Varese e il problema degli infermieri fantasma: “Stop ai propositi, servono misure concrete”


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Carenza di personale nei nosocomi, l’appello alla politica dell’Ordine di Varese: “Problemi ormai noti. Necessarie soluzioni su indennità di confine, welfare e formazione”

Negli ospedali della provincia le donne al lavoro sono l’80 per cento

Negli ospedali della provincia le donne al lavoro sono l’80 per cento

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Varese, 22 agosto 2026 – La carenza di infermieri è da tempo al centro del dibattito. A intervenire è l’Ordine delle professioni infermieristiche di Varese con il presidente Salvatore Santo: “È positivo che questi temi siano entrati stabilmente nell’agenda istituzionale ma oggi serve un passo ulteriore: trasformare le proposte in interventi concreti, sostenuti da risorse adeguate e da tempi definiti”. Il Varesotto vive una situazione particolare legata alla vicinanza con la Svizzera.

Non solo una questione economica

La capacità attrattiva del mercato del lavoro elvetico rappresenta uno degli elementi che rendono più difficile trattenere sul territorio professionisti sanitari qualificati. “Il tema dell’indennità di confine – sottolinea Santo – non può più rimanere solo oggetto di discussione. Occorre chiarire quali risorse saranno disponibili, chi potrà beneficiarne, con quali criteri e soprattutto quando la misura potrà diventare operativa”.

Il problema non può essere ridotto solo alla questione economica: trattenere gli infermieri significa anche migliorarne le condizioni di vita e lavoro. Si tratta di professionisti (oltre l’80% donne, età media 57 anni) che lavorano su turni che coprono le 24 ore, notti e festivi compresi.

Le soluzioni proposte

“Servono quindi politiche di welfare che tengano conto delle esigenze dei professionisti”, osserva il presidente. Sostegno agli affitti, agevolazioni sulla mobilità, servizi per l’infanzia compatibili con la turnistica e strumenti per conciliare vita professionale e familiare possono rappresentare elementi importanti per rendere il territorio più attrattivo. Serve una strategia strutturale. Non possiamo pensare di risolvere tutto bandendo nuovi concorsi che sappiamo già insufficienti. Dobbiamo intervenire sull’intero percorso: rendere attrattivi i corsi di laurea, ridurre i costi universitari, prevenire gli abbandoni e soprattutto creare le condizioni perché, una volta formati, i professionisti scelgano di rimanere”.

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