
Il presidente della società che gestisce la struttura, Sintoni Lamma: "Se non riusciremo a togliere il vincolo della Rta, all’assemblea di settembre mi dimetterò e difficilmente si riuscirà a tenere aperto".
C’era una volta Villa Marina ma in questa storia la protagonista potrebbe non esserci più tra un paio di mesi. La ex colonia sul lungomare di Marina di Ravenna, infatti, potrebbe chiudere. Il presidente della società Colonia Srl che gestisce la struttura, Achille Sintoni Lamma, è netto: "A fine settembre avremo l’assemblea dei soci e, se non ci saranno novità da Comune e Regione, rassegnerò le dimissioni perché così non si può andare avanti. L’edificio ha bisogno di manutenzioni continue e di lavori importanti ma i proprietari, giustamente, non vogliono più pagare per una proprietà le cui modalità d’uso sono state variate a discapito del valore degli appartamenti".
I guai, tra questioni burocratiche, legali e ora anche strutturali, sono legati alla residenza turistico-alberghiera (Rta), un vincolo che impone ai proprietari delle 157 unità abitative di usufruirne per “1/12 del periodo di apertura effettiva” della struttura. Per quanto riguarda Villa Marina, significa poterci soggiornare un mese all’anno. "Per questo noi proprietari, già gravati da spese ingenti anche se non andiamo negli appartamenti se non per qualche giorno – spiega Vittorio Squassoni, ex presidente di Cna Ravenna –, non vogliamo sborsare altri soldi per lavori". Così la situazione della ex colonia è precipitata anno dopo anno fino ad arrivare a oggi, con guasti continui a cui mettere una toppa.
"Nel mese di luglio – spiega Sintoni Lamma – si sono verificate diverse rotture di tubi con conseguenti perdite d’acqua dai soffitti nei corridoi. Abbiamo collocato dei secchi per evitare che si allagasse tutto; poi sono state effettuate delle riparazioni provvisorie, ma queste non sono certo soluzioni definitive. Molti pannelli in cartongesso nei controsoffitti si sono impregnati d’acqua e poi rotti". Ma non è finita qui perché, come spiega il presidente della società che rappresenta 42 dei 132 proprietari, "ci sono stati dei problemi anche all’impianto di condizionamento e la struttura è rimasta due giorni senza aria condizionata. Gli ospiti erano arrabbiatissimi; qualcuno mi ha detto che se lo avesse saputo non sarebbe venuto, ma io non potevo certo prevederlo. L’impianto è vetusto e occorrerebbero almeno 500mila euro per renderlo nuovamente affidabile. Poi dovremmo rifare il lastrico solare sul tetto per altri 100mila euro, visto che tutti gli anni si verificano delle infiltrazioni". Si naviga a vista, insomma, e non certo in buone acque.
Il presidente di Colonia Srl e altri proprietari, come lo stesso Squassoni, da tempo propongono soluzioni per eliminare il vincolo della Rta ma senza ricevere risposte positive da Comune e Regione. "A novembre avevo chiesto un incontro al sindaco Alessandro Barattoni – lamenta Squassoni –, mi aveva detto che avrebbe trovato un giorno in agenda, io gli ho fatto gli auguri anche a Pasqua ma l’incontro non c’è mai stato". Nell’aprile scorso, con una determinazione firmata dal dirigente dell’Area Sviluppo Economico del Comune di Ravenna, Alessandro Martinini, che decretava la “non convenienza economica” della gestione della ex colonia da parte di Colonia Srl, sembrava esserci finalmente uno spiraglio per riuscire a togliere il vincolo.
"Da tempo i nostri tecnici, l’ingegner Pietro Fiumana e l’avvocato Enrico Crocetti – dice Sintoni Lamma –, sono al lavoro per trovare soluzioni da proporre agli enti pubblici. Ci sono stati un paio di incontri tra me, i dirigenti comunali dell’Area Sviluppo Economico e dell’Edilizia e l’assessore Massimo Cameliani, durante i quali abbiamo proposto varie opzioni. Abbiamo presentato diverse istanze al Pug, che però sono state tutte respinte". Tra le proposte dei proprietari, come esplicitato in un documento presentato durante un incontro con i rappresentanti del Comune, è stata avanzata la possibilità di trasformare la Rta in una sorta di abitazioni collettive a fini turistici, “un modello abitativo innovativo” che “si caratterizza per la combinazione di unità abitative private e autonome con ampi spazi e servizi comuni gestiti e condivisi dagli stessi proprietari”.
Villa Marina, in quanto ex colonia, è comunque soggetta al Piano territoriale paesaggistico regionale che pone vincoli sull’edificio e prevale sugli strumenti urbanistici comunali. "Tra gli utilizzi compatibili – spiega Sintoni Lamma – c’è la categoria delle ‘abitazioni collettive’ volte a dare alloggiamento e a consentire lo svolgimento di peculiari attività quali convitti e collegi, studentati, ospizi e ricoveri. Termini che, interpretati in maniera estensiva, potrebbero comprendere anche il progetto proposto". Ora però, dopo gli incontri dei mesi scorsi e la proposta presentata, la parola passa a Comune e Regione. Interpellato dal Carlino, l’assessore Cameliani risponde che deve parlare ancora con il sindaco Barattoni e poi con la Regione, quindi per il momento non commenta.
Intanto i proprietari aspettano, mentre la ex colonia di Villa Marina vede aumentare i problemi strutturali e necessita di lavori urgenti. Se da una parte c’è chi è molto arrabbiato, dall’altra c’è chi, come Sintoni Lamma, non perde la fiducia ma allo stesso tempo guarda in faccia alla realtà: "Stiamo cercando di trovare una soluzione condivisa ma, se non si trova a fine settembre, difficilmente si potrà mantenere l’apertura invernale. Chiaramente questo significherebbe un danno economico importante. Tra l’altro, abbiamo anche vinto un bando regionale per l’installazione di pannelli fotovoltaici per cui è previsto il rimborso del 40% della spesa: ovvero oltre 140mila euro che perderemmo se non dovessimo completare i lavori entro giugno 2027. Ma prima bisogna rifare il tetto e i proprietari, usufruendo degli appartamenti al massimo un mese l’anno, non ci pensano neanche. Senza contare il danno di immagine che, in caso di chiusura di Villa Marina, sarà di tutti".
Milena Montefiori