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"Violenza in aula, brutto segnale. Serve coraggio"


La vicinanza del vescovo Gian Carlo Perego "L’educazione chiamata a disarmare i luoghi di vita" .

Gian Carlo Perego, vescovo della diocesi Ferrara-Comacchio, interviene sul grave episodio al liceo Ariosto

Gian Carlo Perego, vescovo della diocesi Ferrara-Comacchio, interviene sul grave episodio al liceo Ariosto

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"E’ un brutto segnale quando la violenza entra a scuola, perché sconvolge uno dei luoghi fondamentali dell’educazione, della crescita delle persone. Domandarsi come è stato possibile questo è importante, come hanno fatto gli studenti con i loro insegnanti. Reagire con coraggio e fermezza a questa violazione, come ha scritto il preside, è altrettanto fondamentale", così Gian Carlo Perego, vescovo della diocesi di Ferrara-Comacchio, interviene sul grave episodio avvenuto nei giorni scorsi in un bagno del liceo Ariosto.

A poche ore dall’aggressione la solidarietà dei dirigenti scolastici al preside Domenico Marcello Urbinati, dirigente del liceo Ariosto, scuola che rappresenta la storia della città. "Siamo una comunità ferita e violata. Serve sentirsi comunità riconoscendo la nostra unicità e la nostra bellezza", le parole di Urbinati, visibilmente turbato.

Mentre si cerca di intervenire per rendere più sicura la scuola, soprattutto quando suona la campanella e migliaia di ragazzi varcano gli ingressi, la riflessione del vescovo. "Pensare che la sicurezza degli studenti sia solo legata a strumenti in più di controllo è superficiale, perché si tratta di un problema culturale – sottolinea –. Se una cultura sposa la violenza del linguaggio, se una cultura si lascia condizionare, addirittura manipolare dai social media, tanto da non essere più capaci di guidare responsabilmente le proprie azioni, se una cultura considera solo le armi strumenti per la soluzione dei conflitti, la violenza entra anche nei luoghi più sacri come la scuola. Forse ancora di più oggi l’educazione è chiamata a purificare il linguaggio, a valutare e regolare l’uso dei social, a formare alla pace e alla nonviolenza, a disarmare il linguaggio e i luoghi di vita, a partire dalla scuola".

Unanime il pensiero dei dirigenti scolastici. "Quello che è successo al liceo Ariosto sarebbe potuto accadere a chiunque, a me, in qualsiasi scuola. Quando suona la campanella varcano gli ingressi dell’Einaudi oltre mille studenti. Come fai a controllarli tutti, non è possibile – le parole di Marianna Fornasiero, preside dell’istituto Einaudi –. I collaboratori scolastici seguono l’entrata degli alunni, ogni mattina sono lì davanti. Ma se qualcuno vuole entrare a scuola ebbene ci riesce, di questo dobbiamo renderci conto. Non possiamo nascondere e nasconderci la verità". "La mia più sincera vicinanza al collega Domenico Urbinati – dice Gianni Luca Coppola, preside del comprensivo di Comacchio –. Quanto è accaduto all’Ariosto potrebbe accadere ovunque. Le scuole sono estremamente vulnerabili".

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