Quasi un milione di accessi abusivi, banche dati istituzionali violate per mesi e un’inchiesta che, dopo gli arresti di maggio, è pronta ad allargarsi verso nuovi scenari. Mentre la macchina giudiziaria procede a passo spedito in direzione del dibattimento, con il decreto di giudizio immediato emesso dal gip Giovanni Vinciguerra che fissa la prima udienza davanti alla settima sezione penale, i verbali e gli sviluppi degli interrogatori di fine luglio spalancano le porte a scenari inediti, spostando il tiro della Procura verso un network ancora più strutturato.
Al centro del presunto sistema illecito la capillare attività di prelievo di dati sensibili dagli archivi strategici: polizia di Stato, guardia di finanza, Agenzia delle entrate, Inps e Aci. Un traffico sotterraneo di informazioni personali, reddituali e patrimoniali che andava a pescare anche nella vita privata di personaggi di primo piano. Un'incessante attività di dossieraggio che ha travolto persino nomi di volti noti dello spettacolo e della musica, come Lory Del Santo e Alex Britti, oltre a calciatori affermati, esponenti di spicco della finanza, un componente del board di Leonardo e un manager del gruppo Generali.
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Un’infrastruttura clandestina che si reggeva sull’apporto decisivo dei pubblici ufficiali e, in particolare, di poliziotti infedeli in servizio a Napoli. L’indagine, condotta dal pool Reati informatici - pm Maria Sofia Cozza e Claudio Onorati, coordinati dall’aggiunto Vincenzo Piscitelli e dal procuratore Nicola Gratteri - ha svelato un vero e proprio tariffario per l’acquisto delle informazioni top secret. A garantire il “sistema spectre” erano alcune divise sporche: in particolare i vice ispettori Piermassimo Caiazzo, a cui vengono contestati 677mila accessi, e Alfonso Auletta, che risponde di oltre 131mila incursioni informatiche, capaci di macinare consultazioni sui terminali senza alcuna delega, per poi rivenderle a un network di intelligence privata incentrato sulla Sole Investigazioni e Sicurezza. Su quest'ultimo fronte spiccavano la figura di Giuseppe Picariello, tra i manager delle agenzie investigative operanti su scala nazionale, e di Giovanni Maddaluno, all’epoca sostituto commissario in forza alla Squadra mobile di Napoli, ma anche Giuseppe Emendato e Francesco Saverio Falace. Proprio nel corso dell'interrogatorio reso a fine luglio, Picariello ha contestato con decisione l'attribuzione esclusiva dell'intera mole di interrogazioni informatiche. La spaventosa quantità di accessi abusivi finita nel fascicolo, secondo l'imprenditore, risulterebbe sproporzionata se rapportata alla reale capacità operativa della sua agenzia.
La spiegazione fornita ai magistrati risiederebbe nell'operato parallelo di altre agenzie d’investigazione: colossi del settore fin qui rimasti ai margini dell’inchiesta e che avrebbero sfruttato gli stessi canali per compiere le loro verifiche. Picariello ha quindi evidenziato contatti e soggetti rimasti ancora in sordina, fornendo spunti che rendono probabile un imminente approfondimento. Anche Giuseppe Emendato ha rilasciato dichiarazioni integrative per chiarire il perimetro delle singole responsabilità.
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Sul fronte delle misure cautelari, la situazione ha intanto subito importanti modifiche di assetto. Picariello ha ottenuto i domiciliari a Milano, così come Emendato. Stessa misura disposta dal giudice nei confronti del poliziotto Maddaluno. Nota opposta per Francesco Falace: per lui è scattato un provvedimento di aggravamento con il definitivo trasferimento in cella. A coordinare la linea difensiva in vista dell'imminente appuntamento dibattimentale è il pool di legali composto, tra gli altri, dagli avvocati Fabio Segreti, Domenico Dello Iacono e Giuseppe De Gregorio. I penalisti stanno esaminando i verbali per contrastare le pesanti contestazioni - che oscillano dall'associazione per delinquere alla corruzione, fino all'accesso abusivo e alla rivelazione del segreto investigativo - e per valutare le opzioni procedurali nei quindici giorni dalla notifica del decreto. Diversi indagati dovrebbero virare sul patteggiamento. All’orizzonte un confronto giudiziario che si preannuncia serratissimo.