Redazione 19 settembre 2026 07:40
Dal 21 settembre per alcune visite ed esami effettuati con il Servizio sanitario nazionale si pagherà di più. A cambiare è il tariffario utilizzato per remunerare le prestazioni erogate dagli ospedali e dalle strutture private accreditate: vengono ritoccati gli importi di 448 prestazioni di specialistica ambulatoriale e di 222 voci dell'assistenza protesica. L'aumento medio delle tariffe modificate è di circa il 5,8%.
| Prestazione | Vecchia tariffa | Nuova tariffa |
| Prima visita specialistica (molte branche) | €25,00 | €26,00 |
| Prima visita oculistica | €25,80 | €26,80 |
| Dermatologica/allergologica | €25,40 | €26,40 |
| Otorinolaringoiatrica | €26,20 | €27,20 |
| Cardiologica con ECG | €33,60 | €38,00 |
| Agoaspirato mammella | €31,25 | €36,50 |
| ECG | €11,60 | €12,05 |
| Prelievo venoso | €3,80 | €4,30 |
Dietro il rincaro c'è il ricorso presentato dalle strutture sanitarie private contro il precedente tariffario deciso dal ministero della Salute. Una battaglia giudiziaria vinta davanti al Tar del Lazio che ha obbligato lo Stato a rifare i calcoli. E il risultato avrà un costo non soltanto per il Servizio sanitario nazionale, ma anche per i cittadini non esenti dal ticket.
Complessivamente la revisione vale infatti 210,7 milioni di euro in più ogni anno per le finanze pubbliche, 183,1 milioni per la specialistica ambulatoriale e 27,6 milioni per l'assistenza protesica. Una quota ulteriore si rifletterà sui ticket: secondo le stime ministeriali riportate da Altroconsumo, per i pazienti non esenti il conto potrebbe aumentare di circa 27 milioni di euro all'anno.
Per capire come si è arrivati fin qui bisogna tornare al decreto del ministero della Salute del 25 novembre 2024. Il provvedimento stabiliva quanto il Servizio sanitario avrebbe riconosciuto alle strutture pubbliche e private accreditate per migliaia di visite, analisi ed esami. Laboratori, poliambulatori e strutture private convenzionate hanno contestato quegli importi sostenendo che in molti casi fossero troppo bassi rispetto ai costi realmente sostenuti. La questione è finita davanti al Tar del Lazio.
Con la sentenza del 22 settembre 2025 i giudici amministrativi hanno dato ragione ai ricorrenti su un punto fondamentale. Non hanno stabilito semplicemente che "i privati dovevano essere pagati di più", ma hanno giudicato insufficiente il modo in cui il ministero era arrivato a determinare quelle cifre. Secondo il Tar, per definire le tariffe non era stata svolta un'istruttoria sufficientemente completa e aggiornata: i dati utilizzati non erano pienamente rappresentativi dei costi dei fattori produttivi e non era stata effettuata un'adeguata valutazione critica dei tariffari regionali.
Il vecchio sistema non è stato cancellato immediatamente, perché uno stop improvviso avrebbe rischiato di paralizzare l'erogazione delle prestazioni. Il ministero ha quindi avuto il tempo di effettuare una nuova rilevazione dei costi e predisporre un altro tariffario.
Il nuovo decreto entra in vigore il 21 settembre 2026 con aumenti che riguardano 448 voci della specialistica ambulatoriale. Tra gli esempi più significativi c'è la prima visita cardiologica con elettrocardiogramma, la cui tariffa passa da 33,60 a 38 euro. L'agoaspirato della mammella sale da 31,25 a 36,50 euro. L'elettrocardiogramma passa da 11,60 a 12,05 euro, mentre il prelievo di sangue venoso aumenta da 3,80 a 4,30 euro.
Restano invece invariati molti degli esami più comuni, come emocromo, glicemia, colesterolo, trigliceridi, creatinina e Tsh. Non cambia neppure la tariffa della visita specialistica di controllo, che rimane a 17,90 euro.
C'è però un elemento importante da chiarire. L'aumento della tariffa non significa automaticamente che il paziente debba pagare quella stessa cifra. La tariffa indica quanto vale una prestazione ai fini della remunerazione riconosciuta dal Servizio sanitario. Il ticket, invece, è la quota che viene chiesta al cittadino come compartecipazione alla spesa.
Chi ha diritto all'esenzione continuerà quindi a non pagare secondo le regole previste. Per gli altri entrano in gioco anche i limiti stabiliti dalle Regioni.
In gran parte d'Italia il ticket ordinario è infatti sottoposto al tetto massimo di 36,15 euro per ricetta. Per questo, ad esempio, una visita cardiologica la cui tariffa sale da 33,60 a 38 euro non comporterà necessariamente il pagamento di 38 euro: dove vale il tetto di 36,15 euro, il rincaro effettivamente sostenuto dal cittadino sarebbe di 2,55 euro.
La stessa cosa può accadere quando sulla ricetta ci sono più esami: le singole tariffe vengono sommate, ma una volta raggiunto il limite previsto la spesa del paziente non continua ad aumentare.