TREVISO - Voleva costruire una bomba e far saltare in aria un centro commerciale veneto. Erano queste, secondo le informazioni raccolte, le intenzioni di un ragazzo di 22 anni albanese che domenica è atterrato all’aeroporto di Canova di Treviso. Sul suolo veneto, però, non ha fatto nemmeno in tempo a metterci piede che è stato immediatamente preso in carico dalla Digos e dall’Ufficio immigrazione. Ieri il giovane è stato espulso dal Paese per motivi di sicurezza nazionale e di prevenzione del terrorismo. «La misura, adottata su proposta della Direzione centrale della Polizia di Prevenzione, si inserisce nell’attività di contrasto a ogni forma di radicalizzazione e minaccia nel nostro Paese», ha scritto sui suoi profili social il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, annunciando la notizia.
L’aspirante terrorista è nato nel 2004 in Albania e, già da diverso tempo, era finito sotto la lente delle forze dell’ordine. Secondo quanto emerso dalle indagini, il giovane avrebbe intrapreso un progressivo percorso di radicalizzazione online, entrando in contatto con contenuti di matrice estremista e raccogliendo informazioni e materiale da utilizzare per la realizzazione di un ordigno esplosivo. Un’attività che non è passata inosservata agli investigatori, che da tempo ne stavano monitorando i movimenti e, soprattutto, l’attività svolta sul web. Il giovane aveva, infatti, consultato materiale relativo alla costruzione di esplosivi, studiando con attenzione i diversi procedimenti necessari per assemblare una bomba e cercando di procurarsi quanto necessario per passare dalla teoria alla pratica.
Partito da Tirana e arrivato in Italia, una volta fermato e torchiato dagli agenti avrebbe inizialmente cercato di giustificare la propria presenza nel Bel Paese sostenendo di essere venuto a trovare alcuni parenti e di voler approfittare del viaggio per fare il turista. Una versione che, tuttavia, non avrebbe convinto gli investigatori e che, alla luce degli elementi raccolti durante gli accertamenti, non sarebbe risultata veritiera. Il giovane aveva già acquistato una parte del materiale necessario alla costruzione dell’ordigno e, parallelamente, avrebbe continuato a documentarsi per riuscire a completarlo. Al momento del fermo all’aeroporto di Treviso, tuttavia, il ragazzo non aveva ancora con sé una bomba già assemblata.
La notizia dell’espulsione del giovane è arrivata rapidamente anche a Ca’ Sugana, sede della Giunta comunale trevigiana, dove il sindaco Mario Conte ha espresso soddisfazione per l’esito dell’operazione e ha voluto ringraziare le forze dell’ordine impegnate nell’intervento. «Faccio i complimenti alle forze dell’ordine per il loro intervento - ha dichiarato il primo cittadino -. Questa operazione dimostra ancora una volta la presenza delle Istituzioni in situazioni molto delicate, che possono mettere a rischio la vita e la sicurezza dei cittadini italiani».