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VPN sotto accusa: 58 milioni di log degli utenti finiti sul dark web


Un presunto data breach ai danni di SplitVPN, il servizio di VPN noto in passato come NotVPN e particolarmente diffuso in Russia per aggirare le restrizioni all’accesso a internet, solleva nuovi dubbi sulla reale applicazione della sua politica no-log.

Sul forum Altenen, utilizzato per la compravendita di dati sottratti illegalmente, un utente che si presenta con il nome vhacker51 ha pubblicato un annuncio per la vendita di un archivio da 17GB che, secondo quanto dichiarato, sarebbe stato rubato il 21 Luglio 2026.

Nel messaggio, il venditore sostiene che il database conterrebbe inforamzioni relative a23,4 milioni di utenti, 13,5 milioni di dispositivi, 2,7 milioni di pagamenti e circa 58 milioni di registrazioni delle connessioni effettuati tramite il servizio. Se confermate, si tratterebbe di cifre particolarmente rilevanti per una piattaforma che ha sempre promosso l’assenza di registrazione delle attività degli utenti.

Le analisi sul database di SplitVPN

A esaminare una copia dell’archivio sono stati i ricercato di di Mysterium VPN, una società concorrente che offre anch’essa un servizio di VPN basato sulla medesima politica no-log. secondo le analisi, i numeri indicati nell’annuncio sarebbero sostanzialmente corretti e l’unica discrepanza riguarderebbe il numero di account amministrativi presenti nel database: il venditore parla di sei profili, mentre nell’archivio ne sarebbero stati individuati cinque.

L’aspetto più delicato dell’intera vicenda riguarda però la presenza delle presunte registrazioni di connessione. Una VPN che si definisce no-log infatti teoricamente dovrebbe evitare di conservare dati in grado di ricostruire l’utilizzo del servizio, come indirizzi IP di origine, cronologia delle connessioni, informazioni sul traffico o orari di utilizzo.

Stando a quanto riportato da Mysterium VPN, il database includerebbe circa 58 milioni di record che indicano quale dispositivo si è collegato a uno specifico server di SplitVPN e il momento esatto della connessione. Le registrazioni coprirebbero un periodo continuo compreso tra giugno 2025 e il giorno stesso del presunto furto, suggerendo che il sistema continuasse a generare questi dati fino all’incidente. Questo contrasterebbe con il materiale promozionale del servizio, nel quale SplitVPN affermava di non conservare né la cronologia delle attività né i log delle connessioni.

I dati potenzialmente esposti

Sempre secondo l’analisi di Mysterium VPN, tali registrazioni non conterrebbero l’elenco dei siti visitati dagli utenti tanto meno informazioni che permettano di ricostruire nel dettaglio la loro navigazione. Il database però conserverebbe altri elementi potenzialmente sensibili, tra cui l’indirizzo email associato all’account, l’ultimo indirizzo IP utilizzato, il paese di provenienza, il sistema operativo e gli identificativi del dispositivo impiegato per la connessione. Nel post pubblicato su Altenen, il venditore indica come principali aree interessate Russia, Iran e Myanmar, tre Paesi nei quali l’utilizzo di una VPN può comportare conseguenze legali o comunque rappresentare un’attività particolarmente delicata dal punto di vista della privacy.

Per quanto riguarda i dati finanziari, nell’archivio non sarebberopresenti i numeri completi delle carte di pagamento: dei circa 2,6milioni di transazioni registrate, sarebbero visibili soltanto le prime sei e le ultime quattro cifre della carta, insieme agli importi, alle date di scadenza e i codici utilizzati per autorizzare i rinnovi automatici. Da parte di SpltiVPN non sono arrivate conferme in merito.

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