È ampiamente andata come era stato previsto nel voto in Sassonia e proprio il fatto che tutti sapevano del boom di Afd deve far riflettere su come la cultura e la politica europea - tutta, sia a sinistra sia al centro sia nella destra moderata e non populista - conoscano da tempo, e se ne dolgano in maniera più retorica che reattiva, l'estrema inquietudine di molti elettorati del nostro continente, la paura popolare verso l'immigrazione, la crisi economica e la deindustrializzazione, lo spaiamento dovuto la solitudine del cittadino globale (cit. Bauman) ma alla chiarezza della diagnosi non viene fatta seguire un'azione di contrasto.
Il voto in Sassonia racconta la cifra record dell'estremismo più estremo della destra meno presentabile, ma si può mai credere che il 45% di quella popolazione tedesca sia formata da neo-nazisti? La sinistra che adesso non farà che dire che torna Hitler, o l'hitlerismo più o meno mascherato, sa bene che così non è. La propaganda consiglia di buttare il discorso sul terreno ideologico, ma l'ideologia e il '900 - diciamolo con molta nettezza - non c'entra niente con quello che sta accadendo in Germania e nemmeno con Farage che spopola in Inghilterra, con Vox che avrà una buona affermazione in Spagna, con il Portogallo in cui la destra estrema è in grande crescita così come in Svezia e con il caso francese che è molto particolare e comunque stavolta Marine Le Pen - nulla a che vedere con AfD - potrebbe farcela.
La questione sta nella perdita di vista, da parte della politica tradizionale, e questo vale per il moderatissimo Merz esattamente come vale per la sinistra woke, delle aspettative popolari. L'estremismo si incunea nel vuoto di attenzione che viene riservato alla sicurezza di cui i cittadini sentono un grande bisogno. Deriva dal mito dell'accoglienza indiscriminata che è stato e continua in molti casi (non nella Danimarca socialdemocratica della premier Frederiksen per esempio e infatti quel governo è in buona salute) ad essere un totem culturale, politico e sociale. È legato alle difficoltà di vita gravissime che riguardano ampi pezzi di Europa (guarda caso è nell'est della Germania ex Ddr che l'estremismo di destra dilaga così come nelle banlieue francesi va per la maggiore il populismo del parolaio rosso Mélenchon). E in Italia per fortuna c'è una destra moderata che riesce a fare argine alla deriva estremistica, ma la crescita del partito di Vannacci nei sondaggi è un campanello di allarme e non andrebbe cavalcato questo fenomeno per calcoli di bottega e per cinismo politicante - della serie: tanto peggio, tanto meglio, l'importante è che tolga voti al melonismo e al leghismo - ma trattato con la serietà che merita. Ovvero come un sintomo che anche in Italia la febbre dell'estremismo che si riscontra in Europa possa attecchire (finirà non è accaduto, e dobbiamo considerare questo un merito italiano).
Contano in ciò che sta accadendo in Europa soprattutto nei bacini post-industriali (l'est della Germania, il nord della Francia, le aree ex produttive del Regno Unito) i motivi economici e il risentimento della classe di "lasciati indietro" (i cosiddetti left-behind) ma conta moltissimo anche un senso di rivalsa verso la politica autoreferenziale, distaccata dal reale, più green che pop, più accoglienza che protezione e sovranità. Chissà se è giusto definire destra estrema tutto ciò, oppure va considerata una richiesta di attenzione, sia pure molto estrema, un grido di allarme, una forma di disperazione che si affida a rappresentanti politici probabilmente sbagliati per farsi sentire con più forza possibile.
Il boom degli estremismi in Europa sembra insomma la conseguenza diretta di una crisi di rappresentanza democratica. Fino a quando i partiti tradizionali e le forze di sinistra non torneranno ad affrontare con concretezza i bisogni primari delle persone - la stabilità economica, la sicurezza sul territorio, la qualità dei servizi pubblici e la difesa del lavoro reale - il voto di protesta continuerà a strutturarsi come forza di governo, trasformando radicalmente il quadro continentale. L'Italia per fortuna, e grazie a una certa capacità delle sue classi dirigenti di non provocare il fuoco e di non alimentarlo sguaiatamente, non è al centro del ciclone in corso. Ma occorre capire con molta attenzione - e in questo destra e sinistra dovrebbero ragionare insieme - ciò che sta accadendo per evitare che accada anche qui.
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