FdI.
16 settembre 2026 alle 00:51
Senatrice Antonella Zedda, lei è la prima firmataria dell'emendamento sulle firme per le liste. Da cosa è nata questa norma?
«Nasce per modificare una scelta compiuta alla Camera: lo sbarramento al 3% per il conteggio delle liste utili a calcolare il totale della coalizione. Col mio emendamento, ai fini della soglia del 42% (che fa scattare il premio di maggioranza) verranno conteggiate tutte le liste della coalizione, anche quelle che prendono lo zero virgola. Ricordo, ad esempio, che nel 2006 otto liste per coalizione, e 16 fuori dalle coalizioni, presero lo zero virgola senza eleggere nessuno».
Quindi anche le liste piccolissime potranno concorrere a determinare i voti totali della coalizione?
«Sì. Ho condiviso col mio partito e tutta la maggioranza l'esigenza di cancellare quel tipo di sbarramento, ma elevando il numero di firme utili per potersi presentare. Perché partecipazione, rappresentanza e presenza sul territorio siano tra i fattori che indichino la strada a chi vuole partecipare alle competizioni elettorali».
La soglia delle firme sta suscitando forti proteste.
«Chiedere di raccogliere 6mila firme in un collegio da 1 milione di elettori non è una scelta liberticida. Parliamo dello 0,6% del totale. Sul punto, le linee guida della Commissione di Venezia del Consiglio d'Europa indicano l’1%. Noi siamo decisamente sotto».
Progetto civico dice che è una norma fatta apposta contro di loro.
«Progetto civico dovrebbe ritenerlo un regalo. È un partito che nasce dagli eletti negli enti locali: con tutti gli amministratori comunali che ha, con il loro radicamento sul territorio, possono raccogliere le firme in una giornata. E poi, stare tra gli elettori a raccogliere le firme è l’inizio della campagna elettorale. Per esempio, se al referendum sulla giustizia avesse raccolto le firme anche la componente del Sì, secondo me avrebbe vinto».
Un'altra novità della legge è l'indicazione del candidato premier. Un modo per rimediare al fatto che non si sia riusciti a introdurre il premierato in Costituzione?
«No, la prerogativa del presidente della Repubblica è sana e salva ma la chiarezza che dobbiamo agli elettori è sacrosanta, chi vince indica una strada. Questo nel rispetto delle istituzioni e della Costituzione ma anche nel rispetto dei cittadini e degli elettori».
Per il centrodestra il nodo è se fare o meno l'alleanza con Vannacci. Le nuove norme elettorali potranno influire su questo aspetto?
«No, le alleanze si fanno sul programma, per vincere e governare con idee chiare. Non per battere qualcuno, come fa la sinistra, da Renzi al M5S, con tutte le loro incongruenze di ideali e posizionamenti: e non parlo solo dell'Ucraina. Anche a sinistra qualcuno lo ha capito, Potere al popolo li contesta nelle piazze. Noi abbiamo governato, siamo stati coerenti, il migliore giudizio sarà il voto. La chiarezza chiama chiarezza: per FdI, per Giorgia Meloni non varrà mai la regola del “basta vincere, poi si vedrà”. Questa legge darà stabilità a chiunque sia chiamato a governare».
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