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Zidane, il fuoriclasse con l'Italia nel destino | La storia


Zidane, il fuoriclasse con l’Italia nel destino. Il debutto da ct in Francia 7390 giorni dopo la testata a Materazzi: “Non ne vado fiero, non ho rimorsi”

Dove eravamo rimasti? A una testata. Precisamente, al colpo di cabeza contro Marco Materazzi che, il 9 luglio 2006, chiuse con la quattordicesima espulsione la carriera da giocatore di Zinedine Zidane. Un’immagine brutta e triste per uno splendido fuoriclasse, il migliore della storia francese insieme a Michel Platini e Kilyan Mbappé, senza dimenticare Just Fontaine, capocannoniere recordman delle fasi finali mondiali con i 13 gol a Svezia 1958. Vent’anni dopo, nella prima gara in Francia di Zizou nel ruolo di ct – i successi contro Turchia e Belgio sono arrivati in trasferta – c’è di nuovo l’Italia lungo il suo cammino, in una serata che scalderà il cuore della nazione transalpina, innamorata pazza dell’uomo che, con due colpi di testa – aridaje – trascinò il 12 luglio 1998 i Blues alla conquista del primo titolo iridato, nella finale vinta 3-0 contro il Brasile.

C’è uno spazio temporale di 7390 giorni, tra l’espulsione di Berlino e questa sfida di venerdì 2 ottobre contro gli azzurri nel match di Nations League. Zidane li ha trascorsi giocando con le leggende del Real Madrid; ricoprendo il ruolo di consigliere di Florentino Perez; facendo l’ambasciatore per la candidatura del mondiale 2022 in Qatar e per le Olimpiadi di Parigi 2024; guidando il Castilla dal 2014 al 2016; governando il Real Madrid in due mandati diversi, dal 2016 al 2018 – con il trionfo in tre Champions League – e dal 2019 al 2021 – un campionato e una Supercoppa di Spagna. Dal 2021 al 2026, Zizou ha vissuto i suoi giorni godendosi la famiglia a Madrid e aspettando la chiamata della nazionale francese. Una lunga attesa, per andare incontro a un destino annunciato: era scritto nella pietra che un giorno Zidane sarebbe stato il ct dei Blues. Questo giorno è arrivato il 28 luglio 2026, quando è stata ufficializzata la sua nomina, celebrata da Zizou con queste parole: “Ho rifiutato diverse offerte in questi anni perché allenare la Francia era l‘unico lavoro che desideravo”.

Zidane, figlio di immigrati algerini e cresciuto in un quartiere popolare di Marsiglia, è un pezzo di storia della Francia moderna, immagine di una integrazione controversa. Il processo di decolonizzazione è stato non facile nel contesto di una nazione malata della sua grandezza. Nel Regno Unito, è sicuramente andata meglio. In Francia, non sono mancati e non mancano i problemi, basta guardare la situazione delle periferie di Parigi e di Marsiglia, ma nello sport il processo di fusione è riuscito bene, in particolare nel calcio, dove fino agli anni Ottanta del secolo scorso i Blues erano di seconda fascia. Il genio di Platini, figlio dell’immigrazione italiana, diede il primo colpo di piccone, con il trionfo europeo del 1984. Quattordici anni dopo, la conquista del mondiale con la nazionale di Zidane e Thuram, di Desailly e Karembeu, di Djorkaeff e Vieira. Una squadra multietnica, spot della Francia moderna, che trascinò per le strade di Parigi, in una memorabile notte di festa, milioni di persone.

Zidane, 54 anni compiuti a giugno, governa un gruppo dal talento sconfinato: il madridista Mbappé – assente per infortunio contro l’Italia -, Olise (Bayern), Doué (Psg), il romanista Manu Koné – utilizzato da Zizou in cabina di regia -, il milanista Maignan, l’interista Diouf, Cherki (Manchester City) e Dembélé (Psg) sono gli eredi della nazionale 1998. Nelle prime due partite, vinte 1-0, i Blues hanno mostrato una maggior accortezza difensiva rispetto al recente passato: appena cinque i tiri concessi in due gare. A bellezza e talento senza confini, Zizou sta cercando di aggiungere una maggior praticità. Rubare l’occhio, come si è visto nel recente mondiale, dominato dall’unica nazionale superiore per talento a quella francese, la Spagna, non basta: il concetto di squadra è sovrano. La Roja ha un copione consolidato nel quale tutti, compreso Lamine Yamal, consegnano il talento individuale al servizio della causa comune. È quello che è mancato alla Francia ed è quello che un principe dei fuoriclasse come Zidane sta cercando di inculcare nella sua orchestra.

Il rapporto di Zidane con lo Stade de France, dove di fronte a 80mila spettatori si giocherà la sfida contro l’Italia, è un romanzone. La gara numero 100 con la maglia dei Blues fu giocata in quest’impianto, il 27 maggio 2006, avversario il Messico: 1-0 per i transalpini. Otto anni e quattro mesi prima, il 28 gennaio 1998, la Francia aveva inaugurato l’allora St.Denis in un’amichevole contro la Spagna: ancora 1-0, firmato da Zidane. Ma poi c’è il rapporto personale con l’Italia. Acquistato dalla Juventus nell’estate 1996, Zizou ebbe qualche problema all’inizio, ma quando Marcello Lippi decise di utilizzarlo da trequartista, in una gara contro l’Inter, il suo talento sbocciò. Nelle cinque stagioni in bianconero, Zidane giocò 214 partite, segnando 31 gol. Lasciò l’Italia nell’estate 2001, acquistato dal Real Madrid per la cifra record, allora, di 75 milioni di euro. La notte del 9 luglio 2006, l’ultima presenza da calciatore, rovinata dalla testata a Materazzi.

“Non sono fiero di quel gesto – le parole di Zidane alla vigilia della sfida con l’Italia – ma non ho rimorsi. Fa parte del mio percorso e nella vita, ma questo vale per tutti, non si fanno solo cose belle. Quell’espulsione mi ha dato una motivazione in più per tornare da c.t. ed è un sogno che si realizza. Sono pronto per dare il meglio di me stesso a questa squadra. L’Italia fuori dal mondiale tre volte di fila fa effetto, ma resta una grande nazionale. Io in Italia ho vissuto un’esperienza importante e ho avuto in Lippi un allenatore illuminato dal punto di vista della tattica. Sotto questo aspetto, restate maestri e anche io ho imparato qualcosa dal vostro calcio”.