A Puddu non basta: «Spero che presto un club vada in A» - L’Unione Sarda.it
Intervista.
17 luglio 2026 alle 00:29
Per il presidente della Federazione serve incentivare il settore maschileIl 6 giugno è diventato presidente della Fipav sarda, prendendo il posto di un dirigente di grande esperienza come Eliseo Secci. Il rapporto tra Roberto Puddu – 66 anni di Arborea, pensionato ed ex dirigente dell’Agenzia delle Entrate Riscossione – e la pallavolo ha radici antiche: «La seguo dal 1978», dice Puddu. «Prima da giocatore e da allenatore. Poi da dirigente e da direttore sportivo a Oristano e ad Arborea, dove sono nato e ancora risiedo».
Oggi il volley è la terza federazione sportiva italiana e “spacca” soprattutto tra i giovani, in particolare tra le ragazze. «La pallavolo femminile ha un appeal altissimo: a livello nazionale oltre il 60% dei tesserati sono ragazze. In Sardegna forse la percentuale è addirittura più alta».
Perché il maschile ancora stenta?
«Magari ai ragazzi sono più gradite altre discipline. Non mancano i risultati anche nel maschile, ma per le ragazze è uno sbocco naturale».
I risultati nei campionati nazionali però non sono da guinness...
«Nel femminile abbiamo chiuso la stagione con la promozione dalla B2 alla B1 della Garibaldi La Maddalena. In B1 ci sono già l’Alfieri e la Capo d’Orso».
L’effetto Orro porterà prima o poi la Serie A?
«Il salto in A è molto difficile, sotto l’aspetto finanziario. Servono sponsor e investimenti. In A c’è stato il Tortolì, nei primi anni Duemila il Sestu ha fatto la Serie A2 ma è stato un soffio di vento. Ti accorgi dai principali indicatori regionali che non c’è un tessuto economico nel lungo periodo: pure stare in B1, la terza serie, non è semplice».
Nell’ultima stagione hanno sfiorato la Serie A2 due squadre maschili.
«È andato forte il Sarroch, come il Cus Cagliari. Hanno avuto accesso ai playoff per andare in A2: il Sarroch ha fatto un turno in più del Cus».
Quali attività svolge in particolare la Fipav?
«A bilancio abbiamo in media mezzo milione all’anno. Forniamo supporto alle società: organizziamo i campionati, ci occupiamo di fornire i servizi e di offrire formazione e sostegno al movimento. Alle campagne di marketing pensano le società».
Quali obiettivi si pone per il suo mandato?
«Ho lavorato con Eliseo Secci per molti anni. Si è dimesso prima della scadenza del suo mandato, a marzo, e non abbiamo avuto il tempo per impostare programmi di lungo termine. Per ora penso ai prossimi due anni e mezzo che mi attendono, cercando di far crescere il movimento, con l’obiettivo di assistere i club, far crescere i tecnici e qualificare gli atleti».
E poi?
«Lo ripeto: spero si possa accrescere la popolazione maschile colmando la differenza con le donne».
Una squadra femminile in Serie A sarebbe il massimo.
«Vediamo se si ingolosisce qualche azienda per creare una squadra di alto livello. Ma non vedo nel femminile nessuno sguardo puntato verso l’alto. Certo, La Maddalena ha preso Marco Bracci, ex nazionale, campione del mondo. Ma non conosco gli obiettivi. Nel maschile, invece, l’ambizione è più alta: magari qualcuno un pensierino all’A3 lo sta facendo».
Orro ha dichiarato che vuole chiudere la carriera in Sardegna.
«C’è tempo. Alessia è giovane: se e quando si muoverà, ci sarà anche tutto ciò che ruota attorno alla sua bravura e alla sua professionalità. Sarebbe uno spot per il nostro sport, una bandiera che fa bene al volley».
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