Addio botteghe, tra i vicoli solo b&b «La Marina ha perso la sua anima»   - L’Unione Sarda.it

Il focus

19 luglio 2026 alle 00:35

Gli abitanti: pochi parcheggi e chiasso continuo, il quartiere è irriconoscibile 

«Gigi Riva? Lo si vedeva spesso alla Marina. Veniva a comprare il pesce da Martino e poi andava a mangiare da Giacomo. La sua sedia è ancora lì». A Giancarlo Rolla, che da oltre cinquant’anni lavora nella sua gioielleria in via Roma, basta nominare il quartiere a ridosso del porto perché i ricordi inizino ad affiorare uno dopo l’altro. «La Marina era forse più povera, più spartana e più degradata», racconta con gli occhi lucidi, «ma dal punto di vista umano era straordinaria».

Le voci

Poco più avanti, nel suo piccolo laboratorio, anche l’orologiaio Rosario Palmeri custodisce il racconto di una Cagliari diversa. «Credo ancora nell’artigianato. Ogni giorno qualcuno entra per aggiustare un orologio e finisce per raccontarmi la sua vita. Una separazione, un problema con la moglie, una preoccupazione. Alla fine aggiusto orologi, sì, ma ascolto anche le persone». Quando qualcuno gli chiede cosa riceva in cambio del tempo che restituisce agli altri, sorride. «Mi danno tutto».

Il colpo d’occhio

Arrivando a Cagliari dal mare, oltre via Roma e i suoi portici si apre un quartiere antico, fino a non molti anni fa caratterizzato soprattutto dalla sua anima popolare: la Marina. Un quartiere in cui le strade si restringono e iniziano a salire verso Castello, il rione un tempo abitato dalla nobiltà e protetto dalle antiche mura dei bastioni. Ma per lungo tempo il vero centro della vita quotidiana, quello più vissuto e vitale, è stato proprio quello della Marina.

Il tessuto

Che negozi c’erano cinquant’anni fa, qui? Risponde Giancarlo Rolla: «Innumerevoli botteghe», spiega. «Falegnami e vetrai, cartolerie, botteghe d’arte, orologiai, gioiellerie, barbieri, orafi, un asilo gestito dalle suore, perfino un cinema, l’Olimpia, poi trasformato in grande magazzino. E ancora carbonai, fruttivendoli, macellerie e pescherie, che per lo più trattavano prodotti di provenienza locale. Il quartiere Marina è cambiato lentamente, ma oggi è molto diverso da un tempo», dice Rolla.

I cambiamenti

«Un tempo il quartiere era delle famiglie», dice Daniela Noli – nata e cresciuta qui - che, entrando nel negozio, si unisce al racconto. Rolla si lascia trasportare dai ricordi e dice: «Un giorno entrò una bambina in negozio. Era Daniela. Aveva dei soldi arrotolati nel pugno e voleva comprare un regalo per mamma e babbo». La donna si commuove. «Un tempo era un quartiere sicuro. I bambini uscivano da soli, tutti badavano a tutti», racconta, «ricordo quando le persone arrostivano le sardine in strada sulle reti dei materassi e le donne cucivano a mano le reti da pesca».

Oggi il volto della Marina appare profondamente cambiato. «Irriconoscibile», dice Giusy, proprietaria dell’edicola di via Roma. «Con il tempo sono cambiate le attività commerciali e, insieme a esse, anche le persone che lo frequentavano. Molte famiglie hanno lasciato le proprie abitazioni, alcune le hanno trasformate in b&b. I residenti sono scappati per il chiasso continuo», continua. «Un tempo le persone, passando da via Roma, si fermavano con l'auto a prendere L’Unione Sarda; oggi quando lo fanno, rischiano la multa», dice amaramente. «Prima via Roma, il sabato sera, era piena di famiglie che venivano a prendere il gelato. Ora, però, l’assenza di parcheggi le blocca. Ci sono soprattutto famiglie straniere», conclude Giusy.

Lo scenario

È una trasformazione che non riguarda soltanto Cagliari, ma molti centri storici: un cambiamento dai tratti vivaci e, in molti casi, economicamente proficuo, che ha però portato con sé anche conseguenze profonde. Dietro la crescita del turismo e del nuovo volto commerciale dei quartieri storici resta aperta la domanda su cosa rimanga della loro identità originaria, fatta di relazioni umane, botteghe e comunità.

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