Corte dei Conti, l’allarme: «Olimpiadi, debiti per un miliardo». E nuovo monito sulla Pedemontana
VENETO - Il rendiconto generale della Regione per il 2025 è stato parificato dalla Corte dei Conti. Di per sé nessuna sorpresa, ieri al termine del giudizio celebrato dal presidente Francesco Uccello: come ormai d'abitudine, la Sezione regionale di controllo ha certificato che il bilancio, il conto economico e lo stato patrimoniale del Veneto sono in ordine.
Tuttavia al Palazzo dei Camerlenghi di Venezia è risuonato l'allarme sui numeri delle Olimpiadi e della Pedemontana: già nella relazione dei magistrati Amedeo Bianchi e Giuseppe La Gala, ma ancora di più nella memoria del procuratore Paolo Crea, sono state evidenziate criticità come «oltre un miliardo di debiti» per la Fondazione Milano Cortina 2026 e «un maggiore esborso per circa 51 milioni» a carico di Palazzo Balbi nei confronti del concessionario Sis.
Le Olimpiadi
Per quanto riguarda l'evento sportivo, la Procura contabile ha rimarcato innanzi tutto la delicatezza della gestione futura delle infrastrutture realizzate da Simico, come la pista da bob, che prevedono «oneri di manutenzione piuttosto alti», in quanto il piano economico-finanziario è basato anche sui ricavi di «altre opere che allo stato non risultano collaudate o autorizzate all'esercizio», come la funivia Apollonio-Socrepes «attualmente sottoposta a indagine penale».
Ma ad impensierire i magistrati contabili è soprattutto il bilancio di Mico, approvato il 30 giugno (e non ancora reso pubblico), che per l'anno scorso ha registrato una perdita di 39 milioni, portando con le precedenti il deficit patrimoniale a 176 milioni, in aggiunta all'esposizione debitoria miliardaria. «La Fondazione - ha ricordato Crea - chiuderà il 31 dicembre per raggiungimento dello scopo. Questi oneri insoddisfatti finiranno sullo Stato, sulle Regioni Lombardia e Veneto, su una parte degli enti locali. Quindi possiamo affermare che sicuramente i Giochi sono un'esperienza di prestigio istituzionale. Ma dire che i Giochi sono a costo zero... evidentemente è una circostanza che, anche in questa vicenda di Milano Cortina, possiamo dire che sia smentita».
Il riferimento è al fatto che Palazzo Balbi ha stanziato 19 milioni per ciascuno degli esercizi 2024, 2025 e 2026, dopodiché ne ha accantonati altri 115 per il concorso all'eventuale deficit finale e ulteriori 27 per i rischi connessi. Su questo, Mico ha enfatizzato il concetto di «continuità aziendale» esplicitato in un documento varato il 9 aprile, che tuttavia «non è stato reso disponibile alla Regione» per gli approfondimenti. Di conseguenza la Sezione di controllo non ha potuto che raccomandarle di attuare «un costante monitoraggio sulla effettiva realizzazione delle opere», e sui relativi costi, «perché non abbiano a prodursi aggravi non preventivati per il bilancio regionale».
La Pedemontana
Quanto alla Superstrada Pedemontana Veneta, la Procura regionale ha apprezzato l'aumento da 102 a 113 milioni delle entrate da pedaggi («segno che la strada è maggiormente utilizzata dagli utenti»), ma ha rilevato pure l'incremento di 21 milioni del canone di disponibilità versato dalla Regione a Sis, salito nel 2025 a 164 milioni in base alla rateizzazione stabilita dal famoso Terzo atto convenzionale che nel 2017 ha ridisegnato i rapporti fra concedente e concessionario. «Il nuovo accordo ha fatto risparmiare 9 miliardi alle casse pubbliche rispetto alla versione precedente», ha sempre ricordato Palazzo Balbi. Ma per Crea resta comunque il paradosso: «La cosa singolare è che nonostante ci siano stati maggiori ricavi, continua ad aumentare il canone di disponibilità, che nasceva per compensare una carenza di transiti sulla strada».
In sede di contraddittorio, gli uffici regionali hanno spiegato che sono due indicatori sganciati dal traffico, quali «il tasso di crescita e l'inflazione», a determinare il maggiore onere, giustificato dalla «maggiore esigenza di manutenzione ordinaria su una strada che viene maggiormente utilizzata». Chiosa del procuratore: «Faccio notare quindi che la Regione, in un modo o nell'altro, è costretta a pagare delle somme che non solo hanno tolto in gran parte il rischio al concessionario, ma addirittura la onerano della manutenzione ordinaria. Sono sicuro che la Regione non va in dissesto o in disequilibrio per queste somme. Però è chiaro che sono somme che vengono sottratte alla politica regionale».
Gli altri temi
Fra gli altri temi, i magistrati relatori Bianchi e La Gala hanno segnalato «rilevanti criticità sul versante ambientale» nel raggiungimento degli obiettivi fissati dall'Agenda Onu 2030, citando «il consumo e l'impermeabilizzazione del suolo, la frammentazione del territorio naturale e agricolo, la lenta diffusione di modelli produttivi maggiormente sostenibili, l'efficienza delle reti idriche, la transizione energetica e la riduzione delle emissioni climalteranti», per cui è stato caldeggiato «un ulteriore rafforzamento delle strategie e delle azioni intraprese».
Positiva è invece la valutazione sull'impiego dei fondi europei, fin dalla chiusura del ciclo di programmazione 2014-2020, in quanto «le iniziative previste sono state tutte realizzate» e i 3 miliardi assegnati «sono stati, salvo rare eccezioni, interamente riconosciuti», a fronte di 6 frodi accertate. Nell'attuazione del Pnrr, su un totale di 14 miliardi arrivati in Veneto, la Regione ne ha gestiti 2,2 per 2.022 interventi; di questi, solo 26 non sono risultati in linea con i cronoprogrammi, mentre la missione Salute ha mostrato i risultati migliori.
A proposito di sanità, l'utile di Azienda Zero, pari a 529 milioni, «consente il ripianamento» dei 517 di perdite patite dalle aziende sanitarie e ospedaliere. Sono stati utilizzati 42 milioni per il recupero delle liste d'attesa e nel 2025 il rispetto dei tempi è «in sensibile miglioramento» rispetto al 2024: la media è salita dall'89 al 92%. Fra le curiosità, i conti di Palazzo Ferro Fini svelano un «rilevante aumento» dei contribuiti restituiti ai consiglieri che rinunciano al vitalizio e alla liquidazione. A quanto pare, ai giovani eletti conviene tenersi direttamente i soldi in tasca.