G8 Genova: infermiere di Bolzaneto, denuncerei ancora per quei ragazzi - Notizie - Ansa.it
"Non si poteva stare zitti. E spero che con la mia testimonianza e quella del mio collega Marco Pratisoli, quei ragazzi abbiano capito che c'era qualcuno che non era un criminale ma che stava dalla loro parte". Venticinque anni dopo Marco Poggi, infermiere penitenziario che venne mandato da Bologna a Genova nella caserma di Bolzaneto dal 20 al 22 luglio 2001, ha un ricordo ancora "nitido di quelle violenze". Settantasette anni, in pensione da tempo, Poggi sottolinea come "di quanto successo allora però non se ne parla mai abbastanza. Solo per gli anniversari 'tondi' si dice qualcosa".
Nella sua testa lucidissima "quelle immagini non si dimenticano. Penso sempre a quei ragazzi che ora sono diventati adulti". Poggi un mese dopo le torture della caserma decise di denunciare tutto. Diventando così uno dei testimoni chiave del processo. "Ho visto perpetrare violenze gratuite e danni fisici a ragazzi inermi". In questi anni per lui anche difficili ha incontrato qualcuno di quei giovani. "Il momento più straziante per me fu a Venezia. Ero stato invitato per un documentario su quei fatti. E a un certo punto del filmato una delle ragazze disse che ce l'aveva con me perché le avevo lanciato un assorbente. Ma non ero stato io, forse mi ha scambiato per qualcun altro. Loro dovevano stare con la testa bassa. Sono rimasto allibito e addolorato al massimo". Anche perché "io ho cercato di aiutarli i ragazzi che erano lì. A uno di loro ho fatto trovare dei vestiti puliti tramite il parroco. Ma quella ragazza lì - dice con la voce incrinata - la capisco se ha detto quelle cose, le ha dette perché qualcuno gliele ha fatte". Un quarto di secolo dopo Poggi rifarebbe quello che ha fatto.
"Non potevo non farlo. E denuncerei ancora, lo rifarei anche adesso immediatamente, per due motivi: il primo perché sono infermiere e quando uno vede quello che ho visto capisce che c'è un limite a tutto e poi perché sono genitore e quei ragazzi li ho tutti nel cuore e se non avessi parlato non avrebbero avuto giustizia anche se non l'hanno avuta a pieno visto che chi doveva essere punito è stato promosso". Ovviamente "non tutti sono stati criminali" anche se "i medici e gli infermieri sono tutti condannabili. Eravamo in dodici, è possibile che solo in due abbiano visto quello che succedeva lì dentro?". Per quanto riguarda la polizia penitenziaria "ho sempre fatto dei distinguo". Per quanto riguarda l'oggi, l'ex infermiere si dice "preoccupato e non tranquillo per quello che vede, per la deriva che si sta prendendo da un punto di vista anche politico. Le persone colte e più istruite di me dicono che siamo in una situazione dormiente, ma dormire non è morire e ci si può sempre svegliare. E i cattivi fanno danni quando sono svegli".
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