G8 Genova: Placanica, ‘hanno distrutto la vita a me e a Carlo’ - Notizie - Ansa.it
"E' come se fossi morto anche io a Genova. Non era una cosa che doveva succedere a due ragazzi. Hanno distrutto la vita a me e a Carlo. Avevamo quasi la stessa età". Venticinque anni dopo, Mario Placanica ricorda con l'ANSA quel 20 luglio 2001 al G8 di Genova. All'epoca Mario Placanica è un carabiniere ausiliario di vent'anni, nell'Arma da un anno, con alle spalle "un breve addestramento all'ordine pubblico". E' in servizio per le strade di Genova in occasione summit e nel corso di alcuni scontri, in piazza Alimonda, dalla sua pistola parte il colpo che uccide Carlo Giuliani, di 23 anni.
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"Si era venuta a creare una situazione di grave pericolo per tutti", ricorda l'ex militare. "I No global hanno degenerato e noi carabinieri, in tre, siamo rimasti con la jeep da soli. Si vede da lontano - dice riferendosi alle riprese video di quei momenti - che c'erano plotoni ma non sono venuti in nostro soccorso. Me la sono dovuta cavare da solo anche perché il mio collega, Cavataio, aveva problemi a mettere in moto il Defender (il mezzo in uso ai carabinieri ndr.). Raffone, che era dietro, quello che si vede nei video con la mano sull'orecchio, era paralizzato dai colpi che arrivavano nella macchina. I vetri erano rotti. A me è stata buttata una trave in testa. Io ho sparato per allontanarli, non per colpire". "Ma non possiamo dire - osserva Placanica - che è stato un incidente perché è una cosa che non doveva accadere". Secondo l'ex carabiniere infatti "c'è stata una cattiva organizzazione sia dalla parte delle forze dell'ordine sia dalla parte dei No global".
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Placanica ha fatto parte dell'Arma fino al 2005 anno del suo congedo. Nel 2003 è stato vittima di un incidente stradale che, spiega, "mi ha segnato la vita. Ho dei bulloni e una piastra nella schiena. Ho difficoltà a fare tante cose. Non ho vissuto bene questi 25 anni. Ho avuto tanti problemi tra cui la denuncia per violenza sessuale, accusa da cui sono stato assolto a Catanzaro in primo e secondo grado perché il fatto non sussisteva. Non sono il tipo che va a fare queste cose. Ma sono rimasto da solo. Ho vissuto nella solitudine". "Fino al 2019 - spiega - ho lavorato al catasto e mi occupavo di mappistica, archiviazione dati, scrittura di notifiche e raccomandate. Ma poi la denuncia di violenza sessuale mi ha fatto perdere il lavoro. Sono stato malvisto dai superiori, da tutti. Oggi non lavoro, sono pensionato. Mi trovo in difficoltà giorno per giorno". Alla domanda se in tutti questi anni abbia sentito la vicinanza delle forze dell'ordine Placanica risponde "zero totale. Sono stato abbandonato come un cane alla mia solitudine. La gente ha paura di me, non mi si avvicina più nessuno". "Di Genova se ne parla spesso qui in città. Gli amici, quando mi vedono, mi domandano ancora. Non mi colpevolizzano", dice. Ma quei fatti drammatici secondo Placanica possono costituire un monito per i giovani, affinché "non si lascino trasportare dalle emozioni o dalla rabbia durante le manifestazioni. Le forze dell'ordine garantiscono la sicurezza dello Stato e vanno rispettate da tutti". Al tempo stesso, però, le forze dell'ordine devono essere "equipaggiate in modo adeguato per evitare di dover utilizzare le armi. Io ho sparato, è morta una persona, ma non si deve mai arrivare a questo. Mai".
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