Garavaglia, missione NCAA: “Vado a cercare l’America”

Milanese e prodotto dell’Olimpia, il classe 2007 passa alla Rutgers University "All’Ulm un anno di crescita, ma il college sarà un’esperienza di vita".

Milanese e prodotto dell’Olimpia, il classe 2007 passa alla Rutgers University "All’Ulm un anno di crescita, ma il college sarà un’esperienza di vita".

Milanese e prodotto dell’Olimpia, il classe 2007 passa alla Rutgers University "All’Ulm un anno di crescita, ma il college sarà un’esperienza di vita".

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Continua la sua avventura all’estero, ma rimane pur sempre un figlio di Milano e della sua Olimpia. È Diego Garavaglia (nella foto), prospetto del 2007 del basket italiano che dopo aver caricato i bagagli dodici mesi fa in direzione Ulm in Germania, ora prova a fare il grande salto oltre oceano con il passaggio nel mondo dei college a Rutgers University. "Sarà senza ombra di dubbio un’esperienza di vita fantastica - dice proprio Garavaglia - e proprio questo è stato uno motivi decisivi della scelta. Mi permette una maggiore crescita personale. Il mondo della NCAA, anno dopo anno, si sta dimostrando sempre di più uno dei campionati più seguiti e prestigiosi del mondo".

Un anno fa ha scelto di lasciare l’Italia per Ulm. Qual è stata la lezione più importante di questa esperienza?

"Sicuramente l’opportunità di vivere a 360 gradi una stagione da vero professionista, vivendo in prima persona le dinamiche che ci sono a questo livello e comprendendo come affrontarle nel corso dell’anno".

Al suo primo vero campionato senior, in cosa sente di essere cresciuto?

"Penso di essere cresciuto in diversi aspetti del mio gioco, ma se devo sceglierne uno probabilmente direi la capacità di aumentare il livello di fisicità all’interno delle partite. A livello di Eurocup è fondamentale".

Vivere all’estero a 19 anni significa crescere anche fuori dal campo.

"Umanamente questa esperienza mi ha fatto crescere tantissimo, soprattutto dal punto di vista dell’organizzazione e delle responsabilità che pian piano ho avuto nel corso dell’anno. La capacità di sapermi organizzare in maniera efficiente durante tutte le partite e trasferte è stato fondamentale per un rendimento migliore".

Ora la scelta americana.

"Col fatto che la stagione agonistica americana dura pochi mesi ho maggior tempo per poter affinare alcuni aspetti del mio gioco, come ad esempio il tiro e il palleggio, che sono stati fin da sempre i miei main topic. Poi ovviamente tutto il resto, visto che c’è ancora tanto da lavorare per diventare un giocatore forte".

Prima di fare questa scelta si è sentito con alcuni suoi compagni di squadra del 2006-2007 all’Olimpia che quest’anno sono stati al College?

"Si, certamente. Sono rimasto in contatto con loro, mi son confrontato specialmente con Lonati, Van Elswyk e Badalau, che hanno confermato quello che ho detto prima: livello cestistico altissimo ed esperienza di vita clamorosa".

Il suo rapporto con l’Olimpia rimane forte, tanto che al rientro in Italia è anche venuto a fare allenamento individuale con i coach biancorossi. Cosa si porta dietro dall’essere cresciuto in Olimpia?

"Penso che oltre ad essere uno dei club più prestigiosi è anche un luogo che ti permette di crescere moltissimo come persona, lasciandoti dei valori che ti porti a dietro per tutta la vita, come ad esempio la voglia di vincere, rimanendo sempre un giocatore e una persona umile e corretta. Questo forse è il più grande insegnamento che l’Olimpia mi ha dato".

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