Guadagnucci e il G8, ‘alla Diaz come migranti in mare, vite di scarto’ - Notizie - Ansa.it

"Penso alle tante persone che muoiono nel Mediterraneo. Ecco, in quel momento mi sono sentito come loro, una vita di scarto". Per Lorenzo Guadagnucci, giornalista che si trovava all'interno della scuola Diaz di Genova la notte del blitz delle forze dell'ordine durante il G8 del 2001, è "un segno che non va più via", neanche dopo 25 anni. Guadagnucci, allora in forza al Qn, fu picchiato riportando ferite agli arti e la frattura di una mano: fu arrestato ma ricoverato in ospedale. Quest'anno ha pubblicato un nuovo libro su quei fatti, intitolato 'Chiedo scusa se vi parlo del G8 di Genova': 25 tesi sull'irruzione del movimento globale, la sua repressione, la sua attualità'. Lo Stato, osserva con amarezza il giornalista, "non ha chiesto scusa" per le violenze contro i manifestanti, e dire che "ce n'erano tante di cose di cui chiedere scusa: i pestaggi, i falsi, gli ostacoli frapposti all'azione della magistratura, le promozioni degli imputati".

Il messaggio che si trasmette a 25 anni di distanza "è che la sospensione dei diritti costituzionali nel nostro paese è possibile - dice Guadagnucci -, è successa, potrà accadere di nuovo, è in qualche modo parte delle possibilità ammesse dal nostro sistema istituzionale". Infatti, sostiene il giornalista, ancora oggi "il G8 di Genova non è stato ripudiato", anche se in quella situazione "sono stati accantonati i diritti costituzionali, lo stesso stato di diritto fu messo da parte, la tortura fu praticata su vasta scala. Non c'è mai stato un vero ripudio da parte delle istituzioni italiane di quei fatti, quindi quei fatti costituiscono un precedente". Quell'evento, osserva Guadagnucci, "è stato l'avvio di una nuova stagione di compressione dei diritti. I decreti sicurezza di oggi si spiegano anche con la catena di provvedimenti dello stesso tipo seguiti al G8 di Genova". La repressione delle forze dell'ordine colpì un movimento che "aveva ragione", rivendica Guadagnucci, e oggi "tante cose lo dimostrano: dall'esplosione della bolla finanziaria alla questione del collasso climatico, fino alla trasformazione attuale del modello neoliberista in economia di guerra. In qualche modo quel movimento aveva intuito che si andava in quella direzione nell'accaparramento di risorse. Credo che quel movimento abbia lasciato un'eredità molto forte sul piano ideale e ideologico, come la nozione di beni comuni". Qual è l'eredità del movimento no global? "Chi oggi lotta per la giustizia climatica, per la giustizia sociale, contro le guerre - afferma Guadagnucci - deve sapere che c'è stato poco tempo fa, perché 25 anni fa non è un secolo fa, un movimento che aveva la capacità di aggregare energie su scala globale. Questo è un precedente straordinario: ci dice che un movimento globale può riproporsi nella storia. Per un cambiamento reale, un'opposizione reale a questo futuro tremendo di guerra, oppressione, genocidi trasmessi in diretta, l'unica alternativa che io vedo può nascere all'interno di movimenti che si rifanno a questa storia".

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