I mille colori di un mercato Juve ancora troppo impalpabile
Da ieri è ricominciata la stagione bianconera ma alla Continassa le novità sono davvero poche e i tifosi manifestano scetticismo
Come sempre le aspettative in casa Juve sono alte, ma la mancata qualificazione in Champions League impone serie riflessioni e doverose limitazioni di spesa per il mercato. Apparentemente nulla di così difficile da capire, ma nella pratica in tanti – anche tra i “furbetti” degli addetti ai lavori – dribblano il problema con spiegazioni populiste e lontane dalla realtà. Non basta infatti più chiamarsi Juve, Milan o anche solo Inter per primeggiare e garantirsi il bottino vitale per dare slancio ai propri sogni di mercato per la stagione successiva. Quest'anno cantano vittoria Roma e Como, ma a curarsi ancora le ferite sono rimaste Milan e Juventus per quello che erano gli obiettivi sfumati al fotofinish e costati pesanti rivoluzioni societarie. La serie A paga scelte e programmazioni troppo spesso improvvisate, atte a prediligere il raggiungimento del risultato nel breve periodo, senza dare la giusta importanza al controllo dei conti e alla crescita del talento fatto in casa. Tanto – si dice(va) – qualcuno ci penserà, anche se quel “qualcuno” - proprietario o fondo di investimento – ha cominciato a chiudere i rubinetti e le conseguenze sono, almeno in Italia, sotto gli occhi di tutti. Il primo a rendersene conto è proprio il tecnico bianconero, che dopo aver vinto la battaglia politica con Comolli, si trova adesso a convivere però con le conseguenze degli errori commessi già un anno fa con operazioni a dir poco inadeguate e allo stesso tempo non certamente economiche. Di sicuro la volontà, oggi, di Carnevali è quella di non ripetere gli stessi errori e soprattutto di non cadere nella trappola della ricerca frenetica delle soluzioni apparentemente utili per accontentare, subito e a tutti i costi, le richieste (lecite) del mister.
Continassa – Oggi sarà già il secondo giorno di ripresa dei lavori. Alla Continassa, nonostante entusiasmo e sostegno non siano mancati tra i giovanissimi alla ricerca di selfie e autografi, il clima non è stato di accoglienza trionfale. Avrebbe stupito il contrario: la Juve arriva da un sesto posto in classifica, non si è qualificata in Champions e ha fallito con i nuovi acquisti. E in più alla ripresa, giorno in cui normalmente si certificano le ambizioni stagionali, nessuna certezza in più, se non il baby Ekhator, e tante incognite di rientro dai rispettivi prestiti. Oltre ad un bel gruppo di giocatori depennati dalla lista dei preferiti, tipo Di Gregorio, Zhegrova Miretti e Openda. A dimostrazione di quanto il mercato, in entrata e uscita, sia difficile da decifrare e legato a variabili che potrebbero addirittura cambiare il destino di chi si vede vicino/lontano da Torino nel giro di poche ore. Se volete sapere la mia, non vorrei essere nei panni di Carnevali e Massara e trovarmi ad allenare – senza certezze - un gruppo molto simile a quello che un mese fa era finito nel tritacarne della critica.
Mercato – Difficile ipotizzare cambiamenti sostanziosi in questa prima settimana, ma qualcosa è auspicabile a mondiale appena concluso. I nomi sono i soliti, quelli che si avvicinano e poi nel giro di poche ore si allontanano per colpa del prezzo lievitato. Inutile illudersi con i nomi di Martinez, Kessie e Kolo Muani perchè se non riusciremo a vendere a buon prezzo Miretti, a ricavare liquidità con il 50% di Muharemovic in procinto di accasarsi in Premier, a liberarci dell'ingaggio di Arthur e Joao Mario e a cedere definitivamente almeno Openda e David, non potrà scattare la fase due del mercato. Le alternativei esistono e hanno il nome di Vicario, Lucumi, Sorloth, Pellegrino e Zaniolo. La situazione è questa e da qui siamo chiamati a capire il tipo di stagione che andremo a vivere.