Maranza, stangata sulla gang della stazione: dodici anni di carcere per la rapina

PORDENONE - Come modello avevano i maranza milanesi, spadroneggiavano in stazione inconsapevoli delle conseguenze penali. Omar Moukhatr Mohamed Neimi Kaebary, 19 anni, egiziano domiciliato a Cordenons, ieri pomeriggio è uscito urlando dall’aula delle udienze preliminari. Sapeva, dopo la pesante requisitoria del pm Monica Carraturo, che la condanna sarebbe stata severa, ma forse non immaginava che le due rapine e la resistenza a poliziotti e carabinieri del 15 dicembre scorso avrebbero comportato una condanna a 5 anni e 4 mesi di reclusione, oltre a 2mila euro di multa. Difeso dall’avvocato Irene Lenarduzzi, è stato assolto per il porto di un coltellino e la violazione del foglio di via. Il giovane è tuttora in misura cautelare nel carcere di Pordenone, dove le guardie lo hanno riaccompagnato al termine dell’udienza. Mahmoud Mamdouh Fahmi Abdelrasoul, anche lui 19 anni, egiziano domiciliato a Porcia, che ha ottenuto i domiciliari dal padre a Milano ed è difeso dall’avvocato Laura Ferretti, è stato condannato a 3 anni e 8 mesi, oltre a 967 euro di multa, per una rapina e resistenza. Assolto per una rapina e la violazione del foglio di via. Infine, Abdalla Hassan Abdalla Abdelhalim (19), anche lui egiziano, residente a Pordenone e tutelato dall’avvocato Geta Gheorghita Gavrilescu, è stato condannato a 3 anni 4 mesi e 618 euro di multa solo per una rapina. È l’unico che ha una misura meno afflittiva: obbligo di firma due volte a settimana. Il gup ha previsto l’interdizione dai pubblici uffici e l’espulsione dall’Italia a pena espiata. La scelta del rito abbreviato ha consentito a tutti e tre di ottenere uno sconto di pena di un terzo.


Le accuse


I tre sono arrivati in Italia come “minori non accompagnati” ed erano stati accolti al Civiform di Cividale, istituto che hanno lasciato una volta diventati maggiorenni. Disinvolti e senza freni inibitori, il 15 dicembre hanno aggredito nel giro di poche ore un diciassettenne afghano in stazione ferroviaria a Pordenone coinvolgendo nelle aggressioni anche un sedicenne, pure arrestato in quell’occasione e collocato dal Tribunale per i minorenni di Trieste in una comunità. Nella misura cautelare che ha fermato le loro scorribande è stata evidenziata la forza intimidatoria del branco, che aveva costretto il 17enne afghano che si era rifugiato in stazione (non aveva altri posti dove andare) prima a consegnare lo zaino in cui aveva telefonino ed effetti personali, e successivamente anche le scarpe da ginnastica che indossava. La vittima era stata isolata, accerchiata e minacciata con un coltellino, nonché colpita con un fendente affinché consegnasse lo zaino. Stesse modalità per la rapina delle scarpe. Bloccati dai poliziotti, si erano opposti opposti all’identificazione e al fotosegnalamento sfidando i poliziotti e i carabinieri intervenuti in ausilio alle due pattuglie della Volante. «Qualcuno di voi - aveva minacciato Kaebary e sferrando gomitate - lo uccido».

 
Le difese


I difensori hanno ridimensionato le accuse ed enfatizzato l’assenza di riscontri esterni determinanti, a parte la parola della vittima. A prevalere è stata però la linea dura. Il Pm ha concluso chiedendo condanne per 13 anni, ieri il gup ha ritoccato al ribasso le pene per Abdelrasoul e Abdelhalim, mentre per Kaebary ha riconosciuto le aggravanti, che hanno portato la pena finale a oltre cinque anni di reclusione.