Parla il pm del G8 di Genova: “Responsabilità accertate della polizia, ma il codice di omertà è intatto”

Roma – Cosa resta, venticinque anni dopo, del G8 di Genova, di una democrazia ferita e ancora alle prese con una riflessione incompiuta sulla “devianza” e le violenze perpetrate in quei giorni dalle forze di polizia?

Una riflessione che Enrico Zucca, il magistrato che ha fatto condannare alcuni dei massimi dirigenti della Polizia di Stato per le violenze alla Diaz e a Bolzaneto, riprende oggi tra speranza e amarezza.

Procuratore Zucca cosa del G8 ci interroga ancora come cittadini? Lo Stato italiano ha ripudiato o no gli abusi compiuti a Genova?

“Per prima cosa occorre reale consapevolezza. La devianza delle forze di polizia è stata uniformemente diffusa e grave: violenza sproporzionata, tortura alla Diaz e Bolzaneto, due terzi degli arresti e fermi illegali, prove false. Il dato rivela problemi strutturali. Significa che in certi contesti si è capaci di operare oltre i confini della legge. Non si impara in un momento. Questa riflessione è assente nella narrativa corrente ancora oggi. Quali rimedi adottati? Li ha indicati la Corte di Strasburgo, ma su alcuni c’è ostinato rifiuto. Una legge sulla tortura approvata, sia pur lacunosa, ma a rischio di modifiche peggiori, niente procedimenti disciplinari rigorosi, neppure il codice identificativo. Ciò che renderebbe responsabile la polizia è rifiutato”.

Nell'immagine d'archivio (luglio 2001), alcuni ragazzi, intenti a recuperare effetti personali in un locale della scuola Diaz di Genova dopo l'intervento della Polizia

Nell'immagine d'archivio (luglio 2001), alcuni ragazzi, intenti a recuperare effetti personali in un locale della scuola Diaz di Genova dopo l'intervento della Polizia

Da dove è nata quella violenza e quanto possono esserci entrate determinate regole di ingaggio e, magari, l’idea di una reale, supposta, protezione politica?

“La polizia pretende protezione politica e ciò che è successo a Genova era in parte successo il marzo 2001 a Napoli, in occasione di un altro vertice. Il giorno si vede dal mattino e lì il governo era diverso. Dunque, polizia come istituzione che risponde ai cittadini o polizia come braccio armato dei governi? Questi sono i modelli e noi siamo nel secondo. La subcultura di ogni corpo di polizia porta a violare regole concepite come ostacoli al raggiungimento del risultato. Basta fare pressione per ottenerlo ad ogni costo e si apre alla devianza”.

“Io brutalmente picchiato e umiliato da uomini in divisa, mi crollò lo Stato addosso. Sono arrivate le condanne, mai le scuse”

Se pensa al processo sul G8 ha qualche rimpianto o dispiacere?

“L’indagine ha usato cautela e rigore, i processi rimangono un unicum per lo sforzo compiuto e il livello di responsabilità accertate. Cassazione e Corte Europea hanno approvato e riconosciuto. Amareggia aver constatato la forza del codice blu di omertà e nessuna crepa, a nessun livello. L’arroccamento del corpo perdura come la cerchia di potere che lo sostiene. Spiace constatare che, di recente, anche il prefetto Gabrielli, che pure aveva rivolto critiche alla gestione del G8, continui a presentare i funzionari apicali condannati come capri espiatori di un sistema. Sono condannati per reati dolosi di cui sono unici responsabili. I giudici non hanno concesso neppure benefici penitenziari. Il prefetto sostiene che i procedimenti disciplinari, che avrebbero dovuto portare alla loro destituzione, come richiede la Corte europea, non sono stati avviati per azione della magistratura. È una ricostruzione già smentita da una nota ufficiale della Procura Generale”.

Vittorio Agnoletto e Ricky Tognazzi alla scuola Diaz dopo il pestaggio e gli arresti

Vittorio Agnoletto e Ricky Tognazzi alla scuola Diaz dopo il pestaggio e gli arresti

Secondo lei oggi è cambiato qualcosa nell’approccio delle forze di polizia rispetto alle manifestazioni, anche violente, del dissenso?

“Il contesto politico e lo strumentario repressivo, già sul crinale della incostituzionalità, che mira non a gestire, ma a reprimere il dissenso, peggiorano l’approccio militare della polizia, la cui azione in piazza spesso è alla base delle reazioni violente. Tutto è rimesso alla discrezionalità tecnica delle questure locali. A Genova si è dimostrato in questo periodo che un altro approccio più rispettoso dei diritti è possibile. È un buon messaggio per i cittadini, non solo genovesi”.

Una foto di archivio di un militante del Genoa Social Forum mostra del sangue sul pavimento della scuola Diaz dopo la perquisizione compiuta da polizia e carabinieri

Una foto di archivio di un militante del Genoa Social Forum mostra del sangue sul pavimento della scuola Diaz dopo la perquisizione compiuta da polizia e carabinieri

Alla scuola Diaz, oltre al pestaggio, ci fu anche la falsificazione delle prove, che fine hanno fatto le sentenze della Corte europea per i diritti umani? E che paese sta diventando l’Italia, dove sembrano ridursi sempre più gli spazi per l’espressione del dissenso, mentre molte forze politiche si intestano la battaglia per la sicurezza?

“Le democrazie muoiono poco a poco, non occorrono sconvolgimenti. Alimentando ansie e paure, evocando nemici interni indistinti si richiede una protezione affidata solo al momento repressivo e quindi alle polizie, che non possono ovviamente risolvere il disagio, la disperazione, la rabbia e la violenza che ne deriva, solo con il manganello o con il taser. La sicurezza è problema reale ma è semplificazione pericolosa affidarsi solo alla polizia”.