Relazione Agcom, Lasorella: “Nell’era dell’AI salvaguardare il pluralismo informativo”
Il Sistema integrato delle comunicazioni italiano vale 20,4 miliardi di euro, ma il baricentro del potere si sposta sempre più verso le grandi piattaforme digitali e l'intelligenza artificiale generativa. È questo il filo conduttore della Relazione Annuale 2026 dell'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, presentata questa mattina alla Camera dei Deputati dal presidente Giacomo Lasorella.
Lasorella ha inquadrato il momento attuale richiamando le parole di Papa Leone XIV, che nell'enciclica "Magnifica Humanitas" ha scritto che la tecnologia "non è neutrale, perché assume il volto di chi la pensa, la finanzia, la regola, la usa".
Per il presidente dell'Autorità, si tratta di una "trasformazione non solo tecnologica, ma per molti versi antropologica", che investe l'economia, la società, i consumi culturali e persino il modo di pensare. Il riferimento è servito a introdurre il tema che attraversa l'intera relazione: la salvaguardia del pluralismo informativo in un ecosistema dominato dalla selezione algoritmica dei contenuti.
Lasorella ha citato anche una sentenza della Corte costituzionale (n. 44/2025), secondo cui la sfida di oggi non è più la moltiplicazione delle voci nella sfera pubblica - resa possibile da internet - quanto piuttosto la tenuta della qualità dell'informazione. Un rischio, ha avvertito richiamando Gustavo Zagrebelsky, è che la formazione dell'opinione del cittadino diventi una "variabile dipendente" delle scelte algoritmiche. Il comparto delle comunicazioni elettroniche vale, a fine 2025, 29,5 miliardi di euro, in crescita del 4,5% sul 2024.
A trainare il settore è la rete fissa, sostenuta dagli investimenti in fibra: la copertura FTTH ha raggiunto il 77,6% delle famiglie italiane. Sul fronte regolamentare, l'Autorità ha concluso l'analisi dei mercati dell'accesso fisso, qualificando FiberCop come operatore "wholesale only".
Il dossier più rilevante per i prossimi anni resta però quello europeo del Digital Networks Act, la proposta di regolamento unico di settore pubblicata il 21 gennaio 2026, che secondo Lasorella "costituirà il cardine dell'impegno istituzionale" dell'Autorità, anche in ragione del ruolo di vicepresidenza del Berec assunto quest'anno dallo stesso presidente.
Tra i risultati concreti citati nella relazione, il contrasto allo spoofing telefonico: tra il 19 novembre e il 31 dicembre 2025 sono state bloccate oltre 90 milioni di chiamate dall'estero con numerazione mobile italiana e più di 30 milioni con numerazione fissa anomala.
Il quadro economico dei media nazionali segna una flessione dello 0,6%, con ricavi pubblicitari in calo del 2,9%. La televisione resta il "gigante indiscusso" del settore con il 74,1% delle risorse, ma le piattaforme globali - Netflix, Dazn, Amazon, Disney+ - pesano ormai per il 23,3% del totale.
Il dato più critico riguarda l'editoria quotidiana: le copie cartacee sono crollate a 1,2 milioni di unità giornaliere, con un calo del 9,3% solo nell'ultimo anno. Un passaggio significativo della relazione è dedicato alla sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea del 12 maggio scorso, che ha confermato la compatibilità della normativa italiana sull'equo compenso con il diritto Ue, incluso il potere di Agcom di determinare la remunerazione per l'uso online dei contenuti giornalistici in caso di disaccordo tra le parti.
Nel ruolo di coordinatore nazionale dei servizi digitali ai sensi del Digital Services Act, l'Autorità ha adottato 30 ordini cautelari nell'ambito della piattaforma Piracy Shield, estesa nel 2025 a tutti i contenuti audiovisivi trasmessi in diretta. Ha inoltre irrogato una sanzione da 14,2 milioni di euro a Cloudflare Inc. per inottemperanza a un proprio ordine, decisione ora oggetto di ricorso.