Crisi idrica, oltre 6 miliardi contro la siccità ma il Po soffre
L’Italia è percorsa da diverse crisi che coinvolgono l’ambiente e che si alimentano a vicenda: da una parte il caldo, dall’altra la siccità. L’Autorità di bacino ha avvertito che le riserve del Po sono in rapido esaurimento e che c’è acqua al massimo per una settimana di irrigazione. Inoltre, vicino alla foce il mare è in risalita, al momento di 20-25 km, e l’irrigazione è stata per questo sospesa per non danneggiare i raccolti con l’acqua salata.
La siccità non ha ancora raggiunto la gravità del 2022, ma si iniziano già a calcolare i danni all’agricoltura di questo singolo fenomeno, che fa parte di una crisi più ampia. Il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti lo scorso 9 luglio ha convocato la cabina di regia sulla crisi idrica. Sono stati adottati interventi urgenti connessi al fenomeno della scarsità idrica, per un impegno pari a oltre 6 miliardi di investimenti già programmati, ai quali si dovrebbero aggiungere nuove misure in arrivo per altri 1,7 miliardi di euro.
Indice
- Oltre 6 miliardi di euro contro la crisi idrica
- Le mappe Ispra: la crisi idrica si è ridotta
- La crisi al Nord: acque sotto i livelli di sicurezza
- Il caso Venezia
Oltre 6 miliardi di euro contro la crisi idrica
Il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti si è riunito il 9 luglio per una cabina di regia sulla crisi idrica. Sul sito del ministero troviamo il resoconto della mattinata, dal quale si evince la volontà di adottare interventi urgenti connessi al fenomeno della scarsità idrica.
Per il prefetto Fabio Ciciliano la situazione nazionale evidenzia un miglioramento delle condizioni nel Centro e nel Sud rispetto allo scorso anno, ma permangono situazioni di severità idrica significativa nelle regioni del bacino del Po.
Per quanto riguarda interventi e investimenti, è toccato alla direttrice della Direzione generale per le infrastrutture idriche del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti illustrare lo stato attuale. Angelica Catalano ha così riportato le informazioni attuali:
L’attuazione del programma nazionale degli investimenti nel settore idrico è articolata in 733 interventi per un finanziamento complessivo superiore a 6 miliardi di euro.
Oltre a questo, il ministero è impegnato nella disposizione di nuove procedure per assegnare circa 1 miliardo di euro agli investimenti nel settore idrico potabile; si sta inoltre definendo l’ulteriore programma di finanziamento pari a circa 700 milioni di euro nell’ambito del Piano nazionale di interventi infrastrutturali e per la sicurezza del settore idrico (Pniissi), fondo gestito da Invitalia.
Il totale degli investimenti è quindi di oltre 6 miliardi di euro già programmati (4,3 dal Pnrr e 957 milioni dal primo decreto attuativo del Pniissi) e di ulteriori 1,7 miliardi di euro di nuove misure in arrivo. Le promesse del ministro Salvini potrebbero però arrivare in ritardo o non bastare per una crisi che non è più emergenziale, ma strutturale, come indicano i dati delle associazioni degli agricoltori.
Le mappe Ispra: la crisi idrica si è ridotta
Il sito del ministero delle Infrastrutture ha pubblicato le mappe della crisi idrica per mettere a confronto la situazione di giugno 2024, giugno 2025 e giugno 2026.
Si tratta di mappe create a partire dai dati Ispra. Si scopre così che:
- a fine giugno 2024, solo la Sicilia era in stato di grave crisi, con il distretto dell’Appennino meridionale che registrava una severità idrica bassa, Sardegna e Appennino centrale in severità media, mentre l’Appennino settentrionale, il distretto del fiume Po e il distretto delle Alpi orientali rientravano invece in una situazione di normalità;
- a fine giugno 2025 restano stabili molte delle situazioni del 2024, ma peggiora il distretto meridionale che, da severità bassa, passa a severità media;
- a giugno 2026 la situazione invece sembra in miglioramento con Sardegna e Sicilia in normalità, l’Appennino settentrionale e i distretti meridionali e centrali passati a severità medio-bassa, mentre i distretti del fiume Po e le Alpi orientali passano in una situazione di severità media.
La crisi al Nord: acque sotto i livelli di sicurezza
Il ministero conta di usare le risorse stanziate entro la fine dell’anno, ma saranno comunque destinate principalmente a interventi per l’uso irriguo della risorsa. Nel frattempo, la crisi dell’estate 2026 è in corso.
L’Associazione nazionale dei consorzi di gestione e tutela del territorio e delle acque irrigue (Anbi) ha lanciato l’allarme: il Lago Maggiore è sceso di 2 cm sotto il livello della grande siccità del 2022.
Un’immagine “emblematica”, scrivono, dell’emergenza alla quale il Nord Italia si sta avvicinando. Infatti, i grandi laghi del Nord si stanno rapidamente svuotando, come sta accadendo a:
- il Verbano, il cui riempimento in due settimane è passato dal 61% al 30,3%;
- il Lario, che è sceso dal 62,9% al 31,2%;
- l’Iseo, che è passato dal 71,4% al 22,9%;
- il Benaco, che è passato dal 75% al 66,4%.
Secondo Francesco Vincenzi, presidente dell’Anbi, il problema non resterà soltanto in ambito agricolo, perché la velocità di risalita del cuneo salino intaccherà anche l’utilizzo potabile (e la sua rete già a colabrodo). Infatti, il Friuli-Venezia Giulia e il Veneto stanno già pensando all’utilizzo di dissalatori locali.
Secondo le elaborazioni dell’Agenzia europea per l’ambiente, l’Europa meridionale è a rischio idrico e potrebbe essere l’epicentro dello stress idrico continentale. La scarsità dell’acqua arriva a colpire il 70% dei residenti durante la stagione estiva, ovvero circa 105 milioni di persone a rischio stress idrico. E l’Italia in particolare è nelle prime posizioni per scarsità idrica stagionale con un indice del 27,2%. Fanno peggio soltanto Portogallo, Romania, Grecia, Malta e Cipro.
Il caso Venezia
Al Nord arriva la grande crisi. Lo scrive la Cia, la Confederazione italiana agricoltori, lanciando l’allarme a partire dal 13 luglio, quando scatterà la turnazione nella distribuzione dell’acqua fra i sottobacini e una turnazione su tre settimane tra i bacini irrigui.
Il presidente di Cia Venezia, Federica Senno, ha spiegato che:
Per il granoturco e la soia, basterebbe arrivare alla fine di luglio mediante l’irrigazione di soccorso per salvare la stagione. Con questi presupposti, però, non è detto che si tagli il traguardo: i bacini sono vuoti, la rete consortile non riesce a garantire la giusta quantità d’acqua.
Alla politica chiede di non rincorrere la crisi:
Abbiamo chiesto alle istituzioni di non considerare più queste situazioni come emergenziali, ma nella norma. È necessario realizzare dei bacini di contenimento in grado di trattenere e accumulare la risorsa nei periodi in cui è presente in abbondanza per poi rilasciarla, gradualmente, all’occorrenza.