“Da 50 anni lavoriamo la creta e quando arrivò Papa Wojtyła

LEVICO TERME. "Da quasi cinquant'anni trasformiamo la creta in oggetti unici, ma ora è arrivato il momento di fermarci". C'è un pizzico di emozione nelle parole con cui Cristina Berlanda, assieme al marito Marcello Pasquale, inizia a raccontare a il Dolomiti la storia de "La Ciotola- Arte con Creta", storico laboratorio artigiano nel cuore di Levico Terme che dalla fine degli anni Settanta realizza ceramiche, oggetti per bomboniere, oggettistica varia e le ormai celebri campanelle in ceramica conosciute da moltissime persone del posto e non.

Dopo quasi mezzo secolo di attività, però, il sipario sta per calare: il prossimo 30 settembre i due artigiani abbasseranno definitivamente la serranda della loro bottega, con la speranza che qualcuno possa un giorno raccogliere il testimone e dare continuità a una tradizione costruita in quasi cinquant'anni di lavoro.

La storia del laboratorio inizia ancora prima dell'apertura del negozio. "Prima mio marito lavorava come tecnico metalmeccanico – spiega Berlanda – e quando quell'azienda attraversò un periodo difficile, decise di cambiare strada. Da autodidatta costruì il suo primo tornio, sfruttando anche l'esperienza del lavoro precedente, insieme agli altri attrezzi necessari, e iniziò a sperimentare. Poco alla volta la creta iniziò ad essere la base di questa avventura”.

Quella della lavorazione della creta, spiega, è una storia che affonda le proprie radici molto più lontano nel tempo. "Se vogliamo raccontarla davvero – osserva l'artigiana – dobbiamo fare un salto indietro di migliaia di anni: furono i Sumeri a scoprire questo materiale straordinario, capace di essere modellato con le mani e, una volta cotto, di mantenere per sempre la forma acquisita. Da quella scoperta è nata una tradizione millenaria che, nel nostro piccolo, abbiamo cercato di portare avanti".

E nel corso degli anni il laboratorio non è stato soltanto un luogo di produzione, ma anche uno spazio dove trasmettere un mestiere: Marcello Pasquale ha infatti organizzato, e organizza, numerosi corsi dedicati alla lavorazione della creta ed è stato invitato più volte nelle scuole della Valsugana, e non solo, per far conoscere quest'arte ai più giovani. "Ha avuto la fortuna di incontrare migliaia di bambini e ragazzi e questa è stata una delle soddisfazioni più grandi. Crediamo – racconta Berlanda – che oggi sia ancora più importante far capire ai giovani il valore della manualità, soprattutto in un mondo che diventa sempre più digitale".

Ma facciamo un “salto” nella bottega, dove si possono ammirare oggetti di vario tipo: ciotole, vasi, vasetti, manufatti d'arredo, monili e tanti altri come ad esempio lampade di varia forma e dimensione, realizzati soprattutto su commissione e quindi personalizzati, con “ogni oggetto che nasce interamente a mano e per questo è unico”.

"Con la creta si può realizzare praticamente qualsiasi oggetto: produciamo – racconta Berlanda – piccoli manufatti e ninnoli che abbiamo portato anche ai mercatini di Natale, ma ogni pezzo è unico e questo è un aspetto a cui teniamo molto e che garantiamo ai nostri clienti. Tra gli oggetti più richiesti ci sono sicuramente le campanelle: ne abbiamo realizzate migliaia e sono arrivate praticamente in ogni parte del mondo".

Nel laboratorio, ci viene raccontato, ognuno ha sempre avuto un “ruolo” ben preciso, seppur con complementarietà. "Mio marito è specializzato principalmente nelle creazioni al tornio ed è sempre felice di realizzare cose particolari e sempre pronto alla sfida, mentre io proietto la mia creatività su oggetti come le campanelle, i monili e tanti altri manufatti, pensando soprattutto alla vendita nei mercatini".

A questo punto le chiediamo di accompagnarci nel percorso di lavorazione, dalla materia prima al prodotto finito. Ogni manufatto, spiega l'artigiana, “richiede tempo, precisione e pazienza” e si parte dalla creta, che viene lavorata e modellata fino a ottenere la forma desiderata, utilizzando il tornio oppure altri strumenti, come il mattarello, ma in ogni caso sempre con le mani.

"Una volta completata la forma bisogna attendere che asciughi completamente e solo allora – specifica – può essere cotta in forno per dodici o tredici ore a una temperatura di 1000 gradi circa. Terminato il raffreddamento, la creta si è ormai trasformata in terracotta e a quel punto il manufatto viene decorato, immerso in cristallina oppure lavorato con degli smalti e sottoposto a una seconda cottura. Solo dopo questo passaggio nasce il prodotto finito, che può essere una delle nostre storiche campanelle o qualsiasi altro oggetto. In alcuni casi è prevista anche una cottura a più bassa temperatura chiamata terzo fuoco".

Aprendo il cassetto dei ricordi, in quello di Cristina Berlanda e Marcello Pasquale ce n'è uno che spicca tra tutti, ed è legato alla visita di Papa Giovanni Paolo II a Trento nel 1995.

"In quell'anno la Curia cercò mio marito – racconta con un pizzico di emozione – per realizzare i calici e le ciotole utilizzati durante le celebrazioni e tanti vengono impiegati ancora oggi: è stata una grandissima soddisfazione. Personalmente, alcune piastrelle che ho realizzato sono finite a Palazzo Roccabruna a Trento e ne pavimentano la cappella, mentre tanti altri nostri oggetti sono arrivati in tutto il mondo. Mi piace sempre immaginare di entrare in una casa, magari a migliaia di chilometri di distanza, e trovare una nostra creazione (sorride, ndr)".

Dal passato al presente, con lo sguardo al futuro, le chiediamo di raccontarci la scelta di abbassare la serranda del loro laboratorio.

"Dopo quasi mezzo secolo in cui la comunità e i turisti ci hanno apprezzato tantissimo – spiega Berlanda – abbiamo deciso che è arrivato il momento di chiudere e il 30 settembre sarà il nostro ultimo giorno di apertura. Mio marito ha 75 anni ed è in pensione, io ne ho 67 e crediamo che sia arrivato il momento di fermarci e dedicarci ad altre cose della vita, fa parte dell'ordine naturale delle cose".

Ma, insieme alla consapevolezza di aver concluso un lungo percorso, rimane anche un desiderio.

"Ci piacerebbe che una storia come questa non andasse dispersa e che magari qualche giovane volesse raccogliere il testimone. Non è facile – spiega Berlanda con un pizzico di amarezza – perché la professione artigiana, oltre alla voglia di lavorare, deve essere accompagnata da una grande passione per quello che si fa, e non sono elementi semplici da mettere insieme. Comunque, se qualcuno fosse interessato, noi siamo qui".