Dove vedere l’Odissea senza far dispiacere Nolan
«Bigger is always better» dicono gli americani, ma è lo stesso approccio filosofico che sembra aver scelto Christopher Nolan per la sua filmografia, Odissea compresa. In tutte le opere del regista inglese l’eccesso e la complicatezza sono infatti diventate, progressivamente, un'impronta stilistica. Al punto da diventare un meme, come durante la produzione di Oppenheimer (2023), quando si scherzava ipotizzando che avesse usato per le riprese delle vere testate nucleari.
Oltre le battute è ben nota la reticenza di Nolan verso qualsiasi elemento, nei film come nella vita personale, legato al digitale. Il regista non possiede uno smartphone, né una casella email o dei canali social. Per non parlare della recente polemica sugli influencer esclusi dalle anteprime di Odissea. Ma se uniamo insieme i due elementi, la necessità creativa di dover fare le cose sempre più in grande e l’odio per i pixel, si arriva a una sintesi: il formato IMAX 70mm.
Una pellicola il doppio più larga del classico 35mm, che il regista ha implementato nelle sue produzioni dal Cavaliere Oscuro in poi, che includeva già 28 minuti in 70mm – tra cui la famosa scena di apertura della rapina in banca di Joker. Fino ad arrivare oggi all'attesissimo Odissea, girato interamente in formato IMAX 70mm.
Non bisogna infatti confondere il 70mm e l’IMAX 70mm. Si tratta sempre di pellicola, ma il primo utilizza una scorrimento verticale con 5 perforazioni, mentre il secondo quello orizzontale e con ben 15 perforazioni, in una ancora versione più potente, dettagliata e immersiva.
Dove vedere l'Odissea di Nolan in Italia in formato IMAX 70mm
Al di là dei freddi tecnicismi, c'è però un altro dettaglio cruciale da tenere in conto prima dell’uscita il 16 luglio. L'unica opzione che avremo in Italia per vedere Odissea in pellicola è il 70mm. Una sorta di fratello minore dell’IMAX 70mm appunto, molto simile ma non identico. E saranno solo cinque le sale: l'Arcadia di Melzo (MI), il Quattro Fontane di Roma, il Lumière di Bologna, il Metropolitan di Napoli e il Cinergia di Conegliano (TV).
Questo perché i cinema IMAX italiani, tutti di grandi catene, non possiedono né i rari proiettori né le sale adatte per offrire la versione direttamente in pellicola IMAX 70mm e optano quindi, per necessità, su quella digitale in IMAX Laser. Sempre di altissima qualità, ma diverso dal formato analogico originale con cui Nolan ha girato Odissea. Ad avere la tecnologia per proiettare in pellicola IMAX 70mm sono invece solo istituzioni molto specializzate, come il BFI (British Film Institute) di Londra.
E qui nasce naturale la domanda: perché in Italia ci sono così pochi cinema che proiettano in pellicola 70mm?
L’ho chiesto a Pierluca Sforza, gestore e responsabile della programmazione del circuito Cinema di Roma (che comprende i quattro cinema Lux, Odeon, Tibur e Intrastevere) e membro del consiglio direttivo dell’ANEC Lazio, l’Associazione Nazionale Esercenti Cinema.
Sforza mi ha risposto a sua volta con un interrogativo e un aneddoto legato al precedente blockbuster di Nolan: «Il 70mm ha standard pazzeschi, ma il grande pubblico di oggi sa davvero apprezzare la differenza? Noi avevamo proiettato al Lux, con estrema difficoltà, Oppenheimer in 35mm e ricordo che molti degli spettatori ci chiedevano cosa volesse dire. Per loro non era chiaro cosa significasse quella dicitura, o se fosse addirittura una diminuzione. Stavolta infatti ho deciso che proietteremo Odissea solo in digitale».
Il motivo principale della mancanza di sale in 70mm è ovviamente economico. La digitalizzazione obbligata nell’ultimo decennio, ufficialmente dal 1° gennaio 2014, ha costretto la maggior parte dei cinema a smantellare tutti i vecchi proiettori. E ha reso quindi controproducente, o praticamente impossibile, mantenere una sala fissa per un formato così particolare.
C’è poi il costo delle copie fisiche, che «è di circa 20 mila euro l’una e sono estremamente delicate, basta un granello di polvere per rovinarle», mi rivela Sforza. Un investimento che non deve coprire direttamente l’esercente, ma la distribuzione – nel caso di Odissea Universal – che le fornisce coprendo stampa e trasporto.
Le problematiche che però affronterebbero le sale sono due. La prima è di logistica e stoccaggio. Le “pizze” di pellicola 70 mm sono di una grandezza e mole non indifferente. Nel caso dei 172 minuti di Odissea si tratta di ben 250 chili di rulli, per un totale di 16 chilometri di lunghezza (poco più di 100 metri al minuto). Bisogna quindi possedere uno spazio abbastanza ampio, e al contempo adatto, per poterle conservare nel migliore dei modi, vista la loro fragilità.
Il secondo problema, il più complesso, è la mancanza di proiezionisti specializzati in pellicola. Che sono invece degli impiegati a carico della sala e devono rimanere fissi nella cabina durante tutta la durata del film, mentre invece col digitale possono controllare facilmente tutte le proiezioni a distanza, con dei monitor.
Criticità che mi conferma anche Fabio Fefè, direttore della programmazione di Circuito Cinema, che include il Quattro Fontane, e vicepresidente dell’ANEC Lazio: «Oggi mantenere un proiettore 70mm significa considerare non solo l’elevato costo iniziale, ma anche fare attenzione alla manutenzione e alla supervisione della pellicola, di per sé molto fragile, affinché non si rovini. Per questo è necessario avere collaboratori specializzati, che oggi sono una rarità. Le nuove generazioni di proiezionisti non sanno proiettare in pellicola, ma solo in digitale».
Arriviamo quindi alla questione spinosa, che ha spesso gravitato attorno a Nolan. Considerando che le condizioni per poterli vedere in maniera “autentica” sono estremamente limitate, per quale pubblico immagina davvero i suoi film? A livello di impegno creativo e di marketing si presentano come opere di intrattenimento per tutti, ma è davvero così? Un aspetto che ricade anche sul prezzo del biglietto, che in 70mm essenzialmente raddoppia. Da una media nazionale di 7,30 euro, si impenna a 12-15 euro + prevendita.