La strage, il cromosoma in più, la frase choc: la storia del killer “nato per scatenare l’inferno”
Richard Speck uccise nel 1966 otto allieve infermiere a Chicago. La vicenda, nota come il primo omicidio di massa della storia americana, presenta delle peculiarità uniche
Segui Il Giornale su Google Discover Scegli Il Giornale come fonte preferita
Oggetto di tantissime rivisitazioni in romanzi, film, e serie tv, la strage delle allieve infermiere di Chicago resta impressa nella memoria come il primo omicidio di massa commesso negli Stati Uniti. È il 1966: gli Usa stanno vivendo un periodo di profondi cambiamenti e il movimento per i diritti civili degli afroamericani si batte su più fronti, generando talvolta consensi, talaltra violente opposizioni, mentre anche i politici diventano spesso obiettivo di attentati. Tuttavia, la Manson Family non è ancora giunta a modificare la percezione nella fiducia verso gli sconosciuti dell'americano medio: è in quest'ottica che le allieve infermiere di Chicago, in una notte di luglio, aprono la porta al loro killer, Richard Speck.
"Questa è stata la prima volta che giovani donne, letteralmente addormentate nei loro letti in un quartiere residenziale di classe media e senza criminalità, sono state accoltellate e strangolate a morte senza alcun motivo. Nessun rancore precedente. Nessun litigio. Nessuna storia d'amore finita male. Nessun movente di alcun tipo per questi omicidi. Fu davvero la fine dell'innocenza nella vita americana", ha raccontato al Chicago Sun Times William J. Martin, ex vice procuratore della contea di Cook che ha guidato l'accusa contro Speck.
"Nato per scatenare l'inferno"
Classe 1941, Richard Speck nacque in Illinois all'interno di una famiglia numerosa. Il padre morì giovane, a causa di un attacco di cuore, quando il futuro killer aveva solo 6 anni. È probabile che questo fattore abbia influito non poco sulla psiche di quello che sarebbe diventato un mostro. Oltre al fatto che la madre incontrò un nuovo compagno, che maltrattava e umiliava Richard Speck, e tutti quanti si trasferirono in Texas.
Così fin da giovanissimo, il criminale divenne alcolizzato e si diede a piccoli reati, come furtarelli, truffe, rapine in empori locali, ma anche violenze e minacce, che pian piano l'ho riportarono in Illinois. A vent'anni mise incinta una conoscente quindicenne e la sposò: tuttavia il loro matrimonio non durò. Solo un anno prima si era fatto fare un tatuaggio che ricava la scritta "Nato per scatenare l'inferno". Sarà un dettaglio molto importante nelle indagini per cercare il responsabile della strage delle allieve infermiere di Chicago.
La strage che travolse Chicago
Il 13 luglio 1966 sembra segnare l'esplosione e l'apoteosi di una rabbia che Richard Speck aveva covato fino ad allora e si era concretizzata solo in reati minori. A questo punto della sua vita, l'ex moglie ha ottenuto il divorzio per risposarsi con un altro uomo il giorno immediatamente successivo: in quella giornata di ordinaria ubriachezza, Speck compie diversi furti, tra cui quello di una pistola calibro 22. In realtà è alla ricerca di denaro e da tempo tiene sotto controllo le allieve infermiere che alloggiano in una villetta a schiera per rubare loro qualcosa.
Così Speck si recò alle 23 del 13 luglio nell'alloggio beige e verde al civico 2300 di East 100th Street, quando solo alcune delle allieve infermiere erano rientrate dalla loro uscita serale. Tra di loro c'era chi era stata in famiglia, chi era uscita col fidanzato a festeggiare, chi era studentessa di scambio ed era tornata presto per pregare. Il killer ne risparmiò solo una, e soltanto perché perse il conto di quante donne stesse uccidendo.

Si chiamavano Pamela Lee Wilkening (20 anni), Mary Ann Giordania (20 anni), Suzanne Bridget Farris (21 anni), Nina Jo Schmale (24 anni), Patricia Ann Matusek (22 anni), Gloria Jean Davy (22 anni), Valentina P. Pasion (23 anni) e Merlita Ornedo Gargullo (23 anni). Studiavano al South Chicago Community e non avevano idea che quella sera avrebbero incontrato il loro assassino.
Speck le legò una per una, con dei brandelli di lenzuola strappati al momento, le portò una per volta in un posto separato della casa e le seviziò per poi accoltellarle o strangolarle. Davy fu anche stuprata prima di essere uccisa. Inizialmente le ragazze pensavano che si trattasse solo di una rapina, che avrebbero dato all'uomo i soldi che cercava e sarebbe finita lì, ma così non è andata.
Solo Corazon Pieza Amurao, una delle studentesse di scambio proveniente dalle Filippine, riuscì a salvarsi nascondendosi sotto un letto e attendendo tremante le 6 del mattino, quando Speck lasciò il loro alloggio insanguinato e la giovane poté chiamare aiuto urlando da una finestra. Fu Amurao la principale accusatrice del killer in sede di processo: Speck avrebbe infatti anche reso una confessione a un medico, ma essendo sotto sedazione questo non avrebbe avuto valore probatorio. Gli inquirenti però non ci preoccuparono: l'allieva infermiera che aveva ben descritto il peculiare tatuaggio avrebbe riconosciuto l'assassino delle sue colleghe. E infatti, così è stato. Durante un'udienza, Amurao si avvicinò all'imputato puntandogli il dito a pochi millimetri dalla faccia, e dicendo a giudice e giuria: "È lui".
Speck ricevette una diagnosi di sociopatia, per cui venne stabilito che poteva stare a processo, l’iter giudiziario iniziò e terminò in effetti nell'aprile 1967. Giudice e giuria impiegarono solo 49 minuti di camera di consiglio per la sentenza: pena di morte. Ma la sedia elettrica non arrivò mai per l'assassino delle allieve infermiere, la cui pena fu accorciata man mano da 1200 anni di detenzione ad almeno 400. Non ne scontò neppure una minima parte, dato che morì alla vigilia del suo cinquantesimo compleanno, nel 1991. Venne cremato e le sue ceneri sono state sparse in una località segreta.
La detenzione choc
Nel 1997, come riporta la Nbc, emerse l'esistenza di un video in cui si mostrava una narrazione choc della detenzione di Speck. Nel filmato il killer era intento ad avere un rapporto sessuale in prigione, mostrandosi in mutandine di seta e con un seno nudo ingrandito da ormoni femminili introdotti illegalmente in carcere. Nel video il condannato confessò per un'ultima volta la strage che aveva commesso, dicendo delle vittime che "semplicemente non era la loro serata".
Un secondino raccontò che Speck aveva ammaestrato un uccellino, che teneva sulla spalla legato con un cordino. Quando gli fu ordinato di lasciarlo andare perché in prigione non era ammesso avere animali domestici, l'assassino gettò di impulso il piccolo uccello nella ventola in acciaio dell'areatore, stritolandolo sul colpo e giustificandosi: "Se non posso averlo io non lo avrà nessuno”.
Quel cromosoma Y in più
Il 22 aprile 1968, due anni dopo la strage e uno dopo la sentenza, il New York Times pubblica i risultati di uno studio che presuppone come la violenza di Speck abbia avuto in sé delle ragioni genetiche. Questo studio presupponeva che il killer avesse come cromosomi sessuali XYY: normalmente i cromosomi maschili sono XY, quindi in Speck è possibile che ci fosse un Y in più.
Stando allo studio, gli uomini con un comportamento insolitamente aggressivo e che hanno commesso crimini violenti presentavano questa anomalia genetica, chiedi di solito si riflette sull'aspetto fisico e sulle caratteristiche psichiche:
Speck era inoltre alto 188 centimetri, aveva il volto profondamente segnato dall'acne, era ottuso, semianalfabeta e con un quoziente intellettivo di 85, tutte caratteristiche corrispondenti a chi ha cromosomi sessuali XYY.
Segui Il Giornale su Google Discover Scegli Il Giornale come fonte preferita
Commenti