Legge elettorale, il 14 riprende l’iter in Aula. I nodi da sciogliere

Introduzione

Si continua a lavorare sulla legge elettorale. Proseguono infatti i contatti tra gli sherpa del centrodestra per trovare un'intesa sul nodo delle preferenze della riforma, il cui esame alla Camera riprende martedì 14 luglio. Anche nel weekend i tecnici indicati dai partiti continueranno a lavorare su un numero limitato di ipotesi da tradurre, eventualmente, in un emendamento di maggioranza da presentare in Aula. Ecco cosa sapere.

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Quello che devi sapere

Le ipotesi

Tra le soluzioni allo studio c'è l'introduzione delle preferenze oppure un sistema con capolista bloccati affiancati dalle preferenze. Dalla maggioranza filtra cauto ottimismo, anche se il dossier viene definito ancora "delicato". Il termine per la presentazione degli emendamenti scade domani, lunedì 13, alle ore 14 e, fino ad allora, sono attesi nuovi confronti tra gli sherpa e non si esclude un ulteriore contatto tra i leader.

Per approfondire: Riforma legge elettorale, nodo preferenze nella maggioranza: slitta voto in Parlamento

Centrodestra diviso sulle preferenze

Sul tema delle preferenze si erano registrate significative differenze nel corso degli ultimi giorni. Dopo l'apertura mostrata nei giorni scorsi da Matteo Salvini, il vicecapogruppo della Lega alla Camera Riccardo Molinari ha affermato che "incaponirsi sulle preferenze non ci sembra abbia molto senso". Fratelli d'Italia continua però a lavorare per una mediazione. Il capogruppo alla Camera Galeazzo Bignami si dice convinto che un'intesa sia ancora possibile, anche se al momento le posizioni vengono descritte come cristallizzate, con FdI favorevole all'emendamento e Lega e Forza Italia contrarie. Non è escluso che, in assenza di un accordo, si arrivi a un voto palese in Aula, ipotesi che metterebbe in evidenza le divisioni sia nella maggioranza sia nelle opposizioni.

Per approfondire: Legge elettorale, la riforma è approdata oggi in Aula: tensione sulle preferenze

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Accordo sul voto dei fuori sede

Se sulle preferenze resta aperto il confronto, il centrodestra ha invece raggiunto un'intesa sul voto dei fuori sede. La maggioranza ha presentato un emendamento unitario che consentirebbe agli elettori domiciliati in un Comune diverso da quello di residenza per motivi di studio, lavoro o salute di votare nel luogo in cui vivono temporaneamente. Secondo alcune stime, la misura potrebbe interessare milioni di cittadini. "La maggioranza mantiene l'impegno", ha commentato il relatore di Fratelli d'Italia Angelo Rossi. Di "vittoria storica" hanno parlato anche il presidente di Gioventù Nazionale Fabio Roscani e i rappresentanti giovanili di Lega, Forza Italia e Noi Moderati, invitando le opposizioni a sostenere la proposta.

Le reazioni delle opposizioni

L'emendamento sul voto dei fuori sede ha raccolto aperture da parte di alcune forze di opposizione. Per +Europa Riccardo Magi si è detto disponibile a sostenerlo "se fanno sul serio", pur ribadendo il giudizio negativo sull'impianto complessivo della riforma. Anche Alleanza Verdi e Sinistra mantiene forti riserve: Filiberto Zaratti chiede un confronto sulle proposte dell'opposizione e mette in dubbio l'efficacia delle misure. Da Azione, Giulia Pastorella osserva che l'intervento "poteva essere fatto prima", mentre Italia Viva, con Marianna Madia, parla di una battaglia condivisa ma attende di esaminare il testo definitivo. Gli altri gruppi preferiscono non esporsi in attesa dei dettagli.

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La mobilitazione contro la riforma

Le opposizioni si preparano intanto a contrastare il provvedimento durante l'esame parlamentare. Anche per garantire la presenza dei parlamentari in Aula potrebbe slittare l'evento del campo largo previsto il 15 luglio a Padova. Nella notte tra il 14 e il 15 luglio, invece, +Europa ha annunciato una "Veglia per la democrazia" davanti alla Camera per protestare contro la riforma della legge elettorale.

Come funziona la riforma

La riforma della legge elettorale prevede un sistema proporzionale con premio di maggioranza. La coalizione o la lista che otterrà almeno il 42% dei voti in entrambe le Camere riceverà un premio di 70 seggi alla Camera e 35 al Senato, entro un tetto massimo rispettivamente di 220 e 113 parlamentari. Se nessuno raggiungerà la soglia prevista, i seggi saranno assegnati con un sistema proporzionale puro. Restano confermate le soglie di sbarramento del Rosatellum (10% per le coalizioni e 3% per le liste), mentre al momento del deposito dei simboli le forze politiche dovranno indicare il candidato alla presidenza del Consiglio e il relativo programma, nel rispetto delle prerogative del presidente della Repubblica.

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Liste bloccate e altri punti della riforma

Il testo mantiene il sistema delle liste bloccate, senza preferenze, anche se la maggioranza è ancora al lavoro per trovare un'intesa su possibili modifiche prima dell'approdo definitivo in Aula. Restano inoltre confermati l'esonero dalla raccolta firme per i partiti già rappresentati in Parlamento entro il 31 dicembre 2025, le norme specifiche per Trentino-Alto Adige e Valle d'Aosta e l'attuale disciplina del voto degli italiani all'estero, accompagnata da nuove misure di trasparenza.

Per approfondire: Riforma della legge elettorale, via libera in commissione. Cosa prevede

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