Povero Tuchel, nelle grinfie dei giochisti da divano e di quelli che riducono il calcio a una guida sessuale

"Come vincere le partite" equivale a "come farla godere in cento mosse". Tuchel processato per il suo difensivismo. Nessuno contempla che in campo esiste l'avversario, che lo sport (anche il calcio) è agonismo, sudore, sofferenza. È sempre più ampia la forbice tra il calcio spiegato da chi lo vive e da chi pretende di raccontarlo

Povero Tuchel, nelle grinfie dei giochisti da divano e di quelli che riducono il calcio a una guida sessuale

Mg New York (Stati Uniti) 27/06/2026 - Mondiali di Calcio 2026 / Panama-Inghilterra / foto Matteo Gribaudi/Image Sport nella foto: Thomas Tuchel

Tuchel sotto processo

I giochisti da divano si sono scatenati contro Tuchel. I capiscer non ne parliamo. Athletic scrive di autodistruzione e di peggior errore di un ct in una partita importante dell’Inghilterra. L’allenatore tedesco degli inglesi, che non è certo un difensivista, è accusato di aver inserito il quinto difensore e essersi arroccato a protezione del vantaggio. Rinunciando così a qualsiasi velleità offensiva. Niente Saka. Niente Rashford. Il bello di tutti questi sapientoni è l’assoluta sicumera che contraddistingue la loro visione. Per loro è un’equazione matematica: togli un esterno d’attacco (Gordon), inserisci un difensore e quindi osi voler difendere. E come tale vai punito e perdi.

Secondo loro, Tuchel è un fesso. Nel post-partita il tecnico ha anche provato a spiegare. Ha detto che lui voleva aiutare la squadra. E, come ripetono inascoltati gli allenatori ormai dai anni, che non è stata una questione di tattica e di schieramento in campo. Ha detto che la struttura della partita era cambiata. Ed è vero. Già all’inizio del secondo tempo si era vista un’altra Argentina. Più propositiva. Il vantaggio inglese è stato casuale. Dopodiché la forza d’urto argentina è stata impressionante.

È successa la vita

Ed è successo quel che i giochisti da divano non contemplano. È successa la vita. È successo che l’Argentina andava più forte, aveva più energie, sbucavano da tutte le parti. Anche questo ha spiegato Tuchel: crossavano troppo e con troppa facilità. Lui ha provato a porre un argine. Non voleva perdere la partita (ma va?).

Il calcio dei sicuri di sé, dei capiscer, dei giochisti da divano, dei match analyst (nuova categoria professionale peraltro in ascesa), ricorda quelle guide al sesso che probabilmente ancora vengono pubblicate: come farla/o godere in cento mosse. Altro che Kasparov. Toccalo così, alza un po’ più il gomito, la coscia tocca 30 gradi a sinistra e 45 a destra. Pressa alto sui lobi delle orecchie. E via discorrendo.

Il calcio spiegato da chi lo vive è lontano da quello raccontato dai media

Il sesso come se fosse una partita di scacchi. Allo stesso modo, parlano di sport, in questo caso di calcio, come se non esistesse l’avversario. Come se non ci fosse l’agonismo. Lo sport senza fatica né sudore. Una sorta di battaglia navale condotta dal divano: A3, affondato; C5, acqua. Siamo all’antitesi dello sport. Chiaramente, i divanisti vincono sempre. Allo stesso tempo, va da sé, restano sempre sul divano.

Antonio Conte

Quel che impressiona è la divaricazione sempre più netta che c’è tra il calcio raccontato e spiegato da chi lo vive in prima persona (Tuchel, Conte nell’intervista alla Gazzetta che ricorda quanto parlare di moduli sia superfluo) e il calcio masticato e vomitato dal mondo dell’informazione. Che ormai segue binari propri, anche di successo, e si illude di spiegare scientificamente quel che accade su un terreno di gioco per cento minuti.

Un po’ come se dopo una serata andata male, gli estensori della guida sessuale (i sex analyst) traessero le loro conclusioni: “è chiaro, arrivati lì dovevi premere quel punto che ti avevamo cerchiato sul fianco; non lo hai fatto e ne paghi le conseguenze”. È così ovvio.