Educazione affettiva nelle scuole, il Consiglio comunale di Varese approva tra le scintille
Passa con 18 voti favorevoli e 8 contrari l'ordine del giorno presentato dalle consigliere D'Amico e Lozza. Al centro del dibattito il contrasto al bullismo e alla violenza di genere, ma l'opposizione frena: priorità educativa alle famiglie e no alle "teorie gender"

Il Consiglio comunale di Varese ha approvato, dopo una discussione lunga e partecipata, l’ordine del giorno per la promozione dell’educazione sessuale e affettiva (CSE) nelle scuole e nella comunità locale. Il documento, presentato dalle consigliere Mariagrazia D’Amico (Progetto Concittadino) e Manuela Lozza (Partito Democratico), punta a inserire nei percorsi scolastici strumenti utili ad affrontare in modo consapevole i temi dell’affettività e della sessualità.
Prevenzione e ruolo della scuola
Nella presentazione dell’ordine del giorno, le proponenti hanno insistito sul valore preventivo di questi percorsi rispetto al bullismo e alla violenza di genere, oltre che sulla necessità di offrire ai ragazzi chiavi di lettura critiche in un contesto in cui l’esposizione a contenuti sessuali online avviene sempre più precocemente e senza mediazione adulta. È stato inoltre sottolineato come non tutte le famiglie dispongano degli strumenti per affrontare questi temi, e come in alcuni casi sia proprio l’ambito familiare a poter essere luogo di fragilità o disagio: da qui l’idea della scuola come spazio capace di garantire un’educazione di base in modo universale.
Il fronte della maggioranza
Al dibattito hanno preso parte numerosi consiglieri di maggioranza, prevalentemente del Partito Democratico — tra gli altri Matteo Capriolo, Giulia Mazzitelli, Luisa Oprandi e Alessandro Pepe — ma anche il consigliere del Movimento 5 Stelle Luca Paris, ei rappresentanti di Italia Viva Giuseppe Pullara e Guido Bonoldi, tutti a sostegno dell’ordine del giorno.
È intervenuta anche l’assessora all’Istruzione Rossella Dimaggio, che ha scelto di parlare, come ha detto lei stessa, «prima ancora che da assessore, da insegnante», portando la propria esperienza diretta nelle classi a sostegno della necessità di percorsi strutturati di educazione affettiva.
Il nodo del confronto: famiglia, scuola e “teorie gender”
A opporsi con maggiore nettezza sono stati i consiglieri Stefano Angei (Lega) e Luca Boldetti (Forza Italia), che hanno rivendicato il ruolo primario della famiglia nell’educazione affettiva e sessuale dei figli. Le obiezioni si sono concentrate sul timore di un’impostazione ideologica dei percorsi scolastici e sulla richiesta che ogni iniziativa resti subordinata al consenso informato dei genitori. Dai banchi della minoranza è arrivato anche un esplicito richiamo contro la diffusione nelle scuole di quelle che sono state definite “teorie gender“, con la richiesta che temi legati all’identità di genere non vengano affrontati nella scuola primaria e siano comunque sempre condizionati al consenso dei genitori nei gradi successivi. Sempre dall’opposizione è stata messa in discussione l’opportunità di trattare questi argomenti già nella scuola primaria, ritenendo che i bambini non abbiano ancora gli strumenti critici adeguati.
Un’esperienza già attiva nelle scuole
A sostegno della mozione è stata richiamata un’esperienza già in corso in alcune scuole primarie cittadine, con l’intervento di una psicologa nell’ambito di un progetto condiviso preventivamente con le famiglie, che restano libere di non farvi partecipare i figli. I consiglieri favorevoli hanno più volte ribadito che l’obiettivo non è sostituire il ruolo dei genitori, ma affiancarlo attraverso un’alleanza tra scuola, famiglie e realtà del territorio.
L’esito
Nonostante i tentativi di ricomposizione nel corso del dibattito, la divisione politica è rimasta netta fino al voto finale: l’ordine del giorno è stato approvato con 18 voti favorevoli e 8 contrari, impegnando l’amministrazione a proseguire la collaborazione con le istituzioni scolastiche e le realtà associative del territorio sui temi dell’educazione affettiva e sessuale.
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