Bernardeschi, parole da leader. “Il Bologna deve tornare in Europa. Ho avuto offerte, ma sono felice qui»

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Il numero 10 un anno dopo: "Ho dimostrato a me stesso chi sono. Io non dimentico la fiducia del club". Su Tedesco: "Stiamo lavorando tanto. Il mister vuole un calcio divertente, il ruolo da mezzala mi piace" .

Il numero 10 un anno dopo: "Ho dimostrato a me stesso chi sono. Io non dimentico la fiducia del club". Su Tedesco: "Stiamo lavorando tanto. Il mister vuole un calcio divertente, il ruolo da mezzala mi piace" .

Il numero 10 un anno dopo: "Ho dimostrato a me stesso chi sono. Io non dimentico la fiducia del club". Su Tedesco: "Stiamo lavorando tanto. Il mister vuole un calcio divertente, il ruolo da mezzala mi piace" .

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dall’inviatoGianmarco MarchiniVALLES (Bolzano)Si chiama aura. Ce l’hai o non ce l’hai. Federico Bernardeschi ne ha da vendere. A Valles calamita i tifosi a sé. Come ieri, quando davanti alla sala stampa, si è ritrovato un muro di ragazzini, signorine, mamme e papà. Non è solo il fascino del numero dieci: è proprio un’investitura popolare. Perché nel nuovo Bologna che s’affaccia alla stagione tra mille dubbi, il sorriso e la classe di Berna sono qualcosa a cui aggrapparsi forte.

E pensare che un anno fa, qui a quota 1373 metri, era stato accolto da nuvoloni gonfi di scetticismo. La risposta l’ha data il campo, con una stagione di altissimo livello. Ma nella scarpa di Fede non ci sono sassolini. "Non cercavo nessuna rivincita, io ho sempre saputo il mio valore. Era più una sfida con me stesso: sono tornato per me, per vedere se dopo tre anni in America ero ancora il Federico che dico io". Sì, lo è. Anche grazie a un club e a un ambiente che si confermano clinica per curare i fuoriclasse. "Sono stato messo nelle migliori condizioni qui, è andata molto bene". Lo dicono i numeri: 9 gol, 2 assist e 45 presenze, a conferma di un campione ritrovato e restituito al calcio italiano: "Alla Nazionale ci penso, ma ora loro hanno altri pensieri. Se avrei voluto tirare io uno dei rigori con la Bosnia? No, sui rigori non si danno giudizi...". Il suo nome intanto è tornato caldo nel mercato. "Qualche proposta sì, c’è stata – ammette –, ma io voglio stare a Bologna, sto bene qua, c’è un progetto serio. Devo tanto a questa società che mi ha riportato a casa, ha creduto in me: e io sono uno che difficilmente dimentica queste cose. Sono molto felice di rimanere qui".

E allora già che resti qua, che vogliamo fare quest’anno, Fede? "L’obiettivo primario è cercare di tornare in Europa subito: dobbiamo tornarci visto il percorso fatto nelle ultime stagioni. Secondo me l’anno scorso abbiamo giocato una grandissima Europa League. Siamo stati un po’ penalizzati da aver fatto la prima fase con le squadre più forti: con l’Aston Villa non c’è stata storia per nessuno". Parole da leader, ruolo che Domenico Tedesco non ha potuto che riconoscergli subito. Tanto che sta provando a cucirgli il Bologna attorno, con l’esperimento da mezzala. "E’ solo un’idea, una suggestione di questo inizio, però io ho dato la mia disponibilità lì, anche perché il mister ha idee molto offensive. Questa sorta di mezzala con libertà d’espressione mi piace, c’è da lavorarci".

Differenze col passato? "Io con Italiano mi sono trovato benissimo e credo che la scelta della società sia stata quella di proseguire nella stessa filosofia di gioco: Tedesco ama un calcio propositivo, offensivo, ci vuole far divertire". Anche se in questa fase si divertono poco lui e i compagni, con l’intensità atletica imposta dal nuovo staff. Ma, in barba a chi imputa ai dieci l’indolenza, Berna è uno dei più convinti e coinvolti: in allenamento si batte, spinge al massimo. Sacrificio, altroché champagne. Chiude ogni giornata con la faccia stravolta. "Da uno a cento? Sono stanco novantotto – ride – ma stiamo mettendo basi importanti per la stagione".

Da mezzala a difensore, di Orsolini: "Il rinnovo? Ricky è sereno: ridiamo e scherziamo, ho un bellissimo rapporto con lui. E’ un giocatore fondamentale per la squadra e per l’ambiente: queste cose succedono, ne ho viste di cotte e di crude. Ci sta: sono fasi, momenti, bisogna essere pazienti". Così parlano i leader.

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