C’è grande attesa anche in Sardegna tra riunioni di amici e feste nei locali - L’Unione Sarda.it
Le storie.
19 luglio 2026 alle 00:32
Sono poco più di un migliaio e stasera, in caso di vittoria, si faranno sentire eccome. Sono gli argentini e gli spagnoli che vivono in Sardegna e attendono con ansia la finale dei Mondiali che mette di fronte la Selección e le Furie Rosse. In tanti hanno già riempito alcuni locali per seguire le semifinali vinte, e sono pronti a fare altrettanto questa sera, altri hanno deciso di riunirsi per tifare in gruppo e rendere qualche angolo dell’Isola una piccola Madrid o Buenos Aires.
A Cagliari, mercoledì sera, la festa è scoppiata grazie a un folto gruppo di argentini che hanno vissuto la grande rimonta sull’Inghilterra in un locale del centro e, dopo il gol decisivo di Lautaro Martínez, hanno esultato fino a tarda notte in piazza Yenne, sotto la statua di Carlo Felice. Ma anche gli spagnoli non sono stati da meno e si sono fatti notare con i loro festeggiamenti dopo lo 0-2 contro la Francia.
I sudamericani
Gli ultimi dati Istat indicano in 546 gli argentini residenti in Sardegna. Fra questi c’è anche uno che ha giocato con (e contro) alcuni componenti della nazionale impegnata stasera al MetLife Stadium: «A inizio carriera ero in squadra con Lautaro Martínez e Musso, al Racing, mentre ho sfidato Paredes e Tagliafico», racconta Santiago Nagüel, 33 anni, nell’Isola dal 2022 per giocare a calcio (lo ha appena ingaggiato l’Alghero, in Eccellenza) e che si è stabilito in Sardegna con la famiglia. «Ho visto Lautaro affacciarsi in prima squadra e ci siamo allenati assieme stringendo un buon rapporto, era già fortissimo e si parlava molto di lui. Ma non mi aspettavo che arrivasse a questo livello, anche se si vedevano le qualità». Ora tiferà per il Toro dalla Sardegna: «Ho visto tutte le partite, anche quelle alle 3 di notte. La finale la vedrò a casa di un amico, a Monastir, con altri argentini: faremo quanto fatto le altre volte, anche per scaramanzia».
Ha scelto di vederla in casa anche Federico Ojeda, originario di Mar del Plata e in Sardegna dal 2020: «La guarderò con mia moglie e il bambino, abbiamo già pronta la griglia per cucinare la carne», il suo programma. «Siamo orgogliosi di essere rappresentati nel mondo da uno come Messi. Noi argentini abbiamo la fame come benzina: ci carichiamo ancor di più sentendo tutte le teorie strane dei critici sulla nazionale e la Fifa. Saremo sempre grati a Leo per come ci fa emozionare ogni volta».
Gli europei
Ufficialmente, gli spagnoli in Sardegna sono un po’ di più degli argentini: 639 quelli censiti. A loro vanno però aggiunti quelli in vacanza e qualche studente Erasmus che non è ancora rientrato. Da Valencia, la famiglia Hernández è arrivata a Cagliari (in 4) dopo la semifinale e spera che il viaggio nel capoluogo diventi indimenticabile con la vittoria della coppa. «Vorremmo trovare un locale dove ci siano tanti nostri connazionali», affermano Miguel Ángel e Bárbara. «Oltre a Yamal, fra i giocatori decisivi potrebbero esserci Cucurella e Oyarzabal. Si vede una grande unione di squadra, oltre al valore della difesa che ha subito solo un gol, e l’allenatore ha gestito benissimo il gruppo».
Dani Cabrera, ventenne geometra e giocatore di calcio a 5, è catalano di Barcellona ma si è trasferito in Sardegna da 10 anni. «Ho visto la semifinale con la mia famiglia, a Sestu: è stato bellissimo e per niente scontato, visto il valore della Francia», segnala. A differenza di tanti argentini, non è scaramantico: «Dopo il gol annullato a Yamal ho subito chiamato degli amici per organizzare i festeggiamenti, tanto che il giorno dopo ero senza voce». Il suo idolo è proprio il fenomeno del Barcellona: «Ogni volta che ha la palla attira su di sé gli avversari e libera spazio per i compagni, senza di lui la Spagna non sarebbe in finale». Stasera «la vedrò in un bar a Villasimius con altri amici spagnoli, indossando la maglia di Casillas del trionfo del 2010. E sono pronto a comprare tutte quelle di quest’anno, se dovessimo ripeterci».
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