Gino Cecchettin: «La violenza non nasce all’improvviso, nasce prima: dalla gelosia scambiata per amore. L’amore vero non restringe la libertà, la fa crescere»

Gino Cecchettin emoziona i ragazzi della 56esima edizione del Giffoni Film Festival. Il papà di Giulia, la 22enne uccisa nel 2023 dal compagno Filippo Turetta, si rivolge proprio a loro in occasione della presentazione di alcune immagini di Se domani non torno, il film di Paola Randi che racconta il femminicidio della giovane che ha sconvolto l’opinione pubblica.

«Come famiglia abbiamo scelto di fare questo film per una questione di responsabilità civile», afferma Gino Cecchettin, «perché è un modo per arrivare a chiunque, affinché il dolore che abbiamo vissuto non si ripeta. Il nostro dolore diventa uno strumento di consapevolezza perché nessun’altra famiglia, nessun’altra ragazza, debba conoscere la stessa sorte di Giulia. E poi perché spesso sento parlare della storia di Giulia riferendosi alla sua ultima mezz'ora. Ecco, la storia di Giulia è quella di una ragazza di 22 anni, di una donna che si è autodeterminata, che ha fatto una scelta di libertà, che ha voluto scegliere e che ha pagato con la vita. Questo è forse il modo migliore per poter riconoscere quanto ha fatto».

Gino Cecchettin al Giffoni Film Festival.

Gino Cecchettin al Giffoni Film Festival. (Courtesy ufficio stampa)

«Questo film vi chiede di guardarvi dentro e attorno», continua Gino Cecchettin, «perché la violenza non nasce all’improvviso, nasce prima: dalla gelosia scambiata per amore, da un controllo chiamato attenzione. Ragazzi, per troppo tempo vi hanno insegnato che essere uomini significa essere invincibili. Non è forza, è una prigione. E io quella prigione l’ho provata per gran parte della mia vita. La vera forza è quella di rispettare un “no” e di amare senza possedere. Ragazze, non rinunciate mai a essere voi stesse per paura di perdere qualcuno. Una relazione in cui bisogna smettere di essere sé stessi per essere amati, non è amore. L’amore vero non restringe la libertà, la fa crescere».

A prendersi la responsabilità di raccontare una storia così delicata, è la regista Paola Randi che ha voluto accanto a sé Filippo Timi, nei panni di Gino, e i giovani Tecla Bossi, Sabrina Martina e Tommaso Allione.

Gino Cecchettin.

Gino Cecchettin. (Courtesy ufficio stampa)

Il punto di partenza è stato il libro Cara Giulia, scritto da Gino Cecchettin con Marco Franzoso. «Lì dentro ho capito che c'era una chiave di lettura; era l'assenza e il percorso di una famiglia che, con grande coraggio e generosità, trasforma il proprio dolore privato in uno strumento di azione collettiva. Abbiamo cercato di raccontare la storia di Giulia attraverso il punto di vista dei suoi familiari».

Grandissima era la responsabilità di raccontare una persona che non c’è più. «Ma fare rumore ha superato la paura di sbagliare» prosegue la regista, «ci siamo concentrati sul percorso che adotta una famiglia di fronte a una tragedia del genere e sul motivo che l’ha spinta a fare questo gesto di generosità e responsabilità. In Se domani non torno (nelle sale dal 5 novembre, ndr) Giulia vive attraverso il ricordo di coloro che l'hanno amata. Ci sembrava la chiave di lettura più giusta, perché il ricordo può plasmare le coscienze».