Portanova ricorre in Cassazione. “Speriamo nella giustizia”

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Presunto stupro di gruppo in un appartamento a due passi da Piazza del Campo fra il 30 e il 31 maggio 2021, sono state depositate le motivazioni della sentenza della Corte di appello di Firenze presieduta da Giampiero Borraccia. Come si ricorderà, era stata confermata la condanna di primo grado del tribunale di Siena, con rito abbreviato: 6 anni. Sia per il calciatore della Reggiana, Manolo Portanova sia per lo zio Alessio Langella. I giudici fiorentini avevano 90 giorni di tempo, dal 16 aprile quando fu emesso il verdetto, per il deposito avvenuto in realtà già il 4 giugno scorso.

"Sto lavorando al ricorso in Cassazione – conferma infatti il difensore di Portanova, l’avvocato Gabriele Bordoni – che intendo depositare entro fine luglio. Quando potrà essere fissata l’udienza? Ritengo in primavera. Spero che all’ultima curva la giustizia riesca a recuperare se stessa. Non entro ovviamente nel merito, faccio solo un discorso motivazionale rispetto alle proposizioni che la stessa corte di appello pone all’interno della propria decisione".

Quanto a Manolo Portanova "continua a giocare nella Reggiana finché possibile cercando di non pensare – si limita ad osservare Bordoni – a quello che è il processo, non volendo capacitarsi dello stravolgimento della realtà che lo dipinge come stupratore. Paradossale". C’è pathos nella voce del difensore: "È così anche con le persone che non conosco, figuriamoci per per chi ho visto bambino, era il 2011".

"Una sentenza che mi sembra molto ben motivata – esordisce l’avvocato Claudia Bini dell’Associazione Donna Chiama Donna, costituita parte civile insieme alla studentessa senese, assistita dall’avvocato Jacopo Meini – che conferma ciò che aveva detto quella di primo grado. A partire dal fatto che le dichiarazioni della ragazza sono pienamente attendibili, è credibile in maniera granitica. E non c’è alcun elemento probatorio che le metta in discussione". L’avvocato Bini evidenzia inoltre "che giustamente si afferma che le attenuanti generiche non possono essere concesse a tutti anche quando non ci sono presupposti specifici. La Corte d’appello di Firenze ha confermato che non c’è stato nessun pentimento reale da parte degli imputati. Non c’è inoltre una versione alternativa per ricostruire i fatti".

Ad avviso del legale dell’associazione ’Donna chiama Donna’ si tratta anche di una sentenza molto moderna, utilizza il linguaggio dei centri antiviolenza, parla di freezing, di stereotipi. Di vittimizzazione secondaria, che non c’ un comportamento standard che ci si può attendere dalle vittime. Dall’altra fa un passaggio sul concetto del consenso: ribadisce che il punto fondamentale che distingue un rapporto da una violenza sessuale è l’esistenza o meno di quest’ultimo che deve essere libero e valido e non si può mai presumere. A maggior ragione quando l’accusa è quella di una violenza di gruppo".

Laura Valdesi

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