Quando nel Largo c’era “Su Partenoni” - L’Unione Sarda.it
La città da scoprire.
19 luglio 2026 alle 00:35
Luoghi di incontro prima ancora che di compravendita, specchi dell’anima di una città, i mercati da sempre sono in grado di tracciare memorie e conservare ricordi indelebili in chi li ha frequentati. Quando venne deciso che al posto del mercato civico del largo Carlo Felice sarebbero dovuti sorgere istituti bancari, non si decretò soltanto una demolizione. Si decise di cancellare un simbolo della città.
La storia
In passato il mercato si svolgeva nella zona della ormai scomparsa Porta Villanova, tra piazza Martiri e piazza Costituzione. Quando si rese necessario individuare un luogo più ampio la scelta ricadde nella zona del Largo. Questo mercato era disposto su tre file e organizzato in banchi e baracche, prevalentemente in legno, che in alcuni casi fungevano anche da dormitori. Col passare del tempo le merci accatastate, i rifiuti e le condizioni igieniche imposero la realizzazione di una nuova struttura. L’area individuata fu sempre nel largo Carlo Felice, dove sorgeva il nuovo convento di Sant'Agostino ed il progetto fu affidato all’ingegnere Enrico Melis, allievo di Gaetano Cima. La realizzazione di un’opera così grandiosa fece storcere il naso. Qualcuno commentò che a Cagliari si stava innalzando un monumento «al ventre», in riferimento alla sua destinazione d’uso.
L’utilizzo
Inaugurato nel 1886 era composto da due edifici separati dall’attuale via del Mercato Vecchio. Il corpo principale era caratterizzato da un imponente arco d’ingresso e da una copertura in vetro. Il secondo fabbricato si distingueva per la presenza di colonne che gli valse tra i cagliaritani il soprannome di “Su Partenoni”. La sua bellezza aveva colpito anche lo scrittore D.H. Lawrence e sua moglie Frieda Von Richthofen che raccontarono della varietà dei prodotti, dei prezzi economici e dei “picciocus de crobi”. Del viaggio dello scrittore rimane il ricordo scolpito in una lapide in viale Regina Margherita. Del Mercato Civico oggi restano solo alcuni frammenti disseminati in diverse zone della città e una porzione della trabeazione che resiste all'angolo tra via del Mercato Vecchio e via Baylle. Testimonianze silenziose di un luogo che, se non fosse stato demolito, sarebbe probabilmente diventato uno dei monumenti più rappresentativi della città.
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