The Alters: Last Variable, ritorno sul pianeta proibito

Il successo di The Alters, premiatissimo dalla critica e apprezzato anche dal pubblico nonostante non sia per nulla un gioco di semplice fruizione, è nato dalla capacità di trasformare un'idea apparentemente semplice in un'esperienza sorprendentemente profonda. 11 bit studios ha costruito un survival gestionale in cui la raccolta di risorse rappresentava soltanto il punto di partenza di un racconto incentrato sulle conseguenze delle proprie scelte, sul rimpianto e sull'identità personale. Con The Alters: Last Variable, primo DLC a pagamento annunciato il mese scorso durante il Future Games Show 2026 e disponibile da oggi su PC (dove l’ho giocato) e console a circa 15 euro, lo studio polacco non si è limitato a un'espansione tradizionale, puntando invece a sviluppare in modo inaspettatamente profondo il concept che ha reso il gioco originale così unico nel suo genere.

Sebbene sia necessario possedere The Alters per giocare a Last Variable, parliamo di un contenuto che per longevità e carne al fuoco sembra a tutti gli effetti un’espansione stand-alone vecchio stile. Considerando infatti che il titolo originale durava circa 25-30 ore, che potevano spingersi anche a 40 per i completisti, Last Variable non si allontana poi tanto da questi numeri, anche se per fortuna il suo merito non sta solo nella longevità e nella mole di nuovi contenuti.

Il mistero dell'Oasis

La trama, che parte poco dopo uno dei finali di The Alters, vede come protagonista Jan Scientist il quale, a differenza degli altri cloni-Alter, non torna sulla Terra, ma rimane sul pianeta senza nome in cui è ambientato il gioco principale perché è convinto che il misterioso fenomeno noto come Oasis rappresenti una scoperta scientifica destinata a cambiare la comprensione della vita e dell'universo.

Nel corso degli anni, però, il pianeta è profondamente cambiato e Jan comprende che il lavoro necessario per studiare l'Oasis è troppo complesso per essere affrontato da una sola persona. Per questo ricorre ancora una volta al preziosissimo materiale alieno Rapidium per creare una nuova generazione di Alter, questa volta tutti accomunati da una forte vocazione scientifica. Nascono così Jan Geologist, Jan Biologist, Jan Chemist e Jan Physicist, ciascuno con competenze indispensabili per analizzare un diverso aspetto del fenomeno.

A differenza di The Alters, in Last Variable il conflitto non deriva dalla convivenza tra personalità radicalmente diverse nate da scelte di vita differenti, bensì da una contrapposizione molto più sottile; tutti gli Alter condividono lo stesso obiettivo, ma hanno idee profondamente diverse su come la scienza debba essere utilizzata. Ognuno di essi interpreta infatti il metodo scientifico secondo la propria disciplina e sviluppa convinzioni autonome, dando origine a tensioni che rischiano di compromettere l'intera missione. Il punto nevralgico del plot è proprio l'Oasis, una rigogliosa area che, secondo tutte le leggi conosciute e considerando le condizioni di vita proibitive del pianeta, non dovrebbe esistere. Per comprenderne l'origine è necessario terraformare diverse aree del pianeta, trasformando territori sterili in ambienti fertili e raccogliendo dati scientifici sempre più avanzati.

Peccato solo che ogni progresso sembri provocare una reazione sempre più violenta del pianeta, che risponde con terremoti, ondate di radiazioni e altri fenomeni distruttivi, quasi stesse cercando di impedire ai protagonisti di scoprire la verità. Interessante anche il discorso dietro al titolo stesso del DLC; il concetto della "variabile finale" si riferisce infatti alla possibilità che una sola versione alternativa di Jan possa modificare completamente il destino dell'intera spedizione, suggerendo che l'equilibrio raggiunto attraverso le numerose varianti del protagonista possa essere alterato dall'introduzione di un elemento imprevedibile destinato a cambiare la direzione della narrazione.

Il DLC che non ti aspetti

A livello di gameplay, Last Variable non rivoluziona le fondamenta di The Alters. Il cuore dell'esperienza rimane infatti ancora una volta il mix di gestione della base scientifica, esplorazione del pianeta in terza persona e amministrazione delle relazioni tra le differenti versioni di Jan; la novità consiste piuttosto nell'espansione di ciascuna di queste componenti. Tanto per cominciare, ci sono ambientazioni completamente inedite anche a causa del cambiamento del pianeta nel corso degli anni, con biomi che presentano conformazioni geologiche piuttosto diverse rispetto a quelle viste in The Alters. Le superfici sono più verticali, ricche di strutture cristalline e fenomeni gravitazionali ancora più complessi, che portano a una maggiore enfasi sull'esplorazione e sulla pianificazione dei percorsi.

anche in last variable l'immagine forse più riconoscibile rimane quella della base.

Anche le anomalie ambientali hanno subito un'importante evoluzione. Se nel gioco originale rappresentavano soprattutto ostacoli da aggirare o sfruttare strategicamente, qui diventano vere e proprie meccaniche centrali tra distorsioni dello spazio che modificano il terreno, campi energetici instabili e fenomeni che influenzano direttamente il comportamento della base. Questa maggiore complessità ambientale ha anche conseguenze significative sulla gestione delle risorse; The Alters si distingueva già per un sistema nel quale ogni decisione comportava inevitabilmente una rinuncia: tempo, materiali ed energia erano limitati, costringendo il giocatore a stabilire priorità continue. Last Variable aumenta ulteriormente questa pressione decisionale, introducendo variabili capaci di modificare costantemente il contesto operativo. Un altro aspetto che emerge chiaramente riguarda gli Alters. Nel gioco principale, ciascuna versione di Jan nasceva da una precisa scelta del passato che faceva acquisire competenze e personalità differenti.

l'attenzione all'umore degli alters è fondamentale.

Last Variable approfondisce ulteriormente questo concetto, introducendo nuovi ruoli e nuove ramificazioni narrative; qui gli Alters hanno infatti interazioni ancora più articolate tra loro e le conversazioni si portano dietro tensioni psicologiche, divergenze ideologiche e differenti interpretazioni della realtà costruita durante gli eventi precedenti. Il risultato è che, oltre alla semplice assegnazione di incarichi, bisogna gestire individui che possiedono ricordi, convinzioni e aspettative sempre più distanti da quelle del Jan originale; ed è questo, in fondo, il maggiore punto di forza dell'espansione. Fin dal suo debutto, The Alters ha dimostrato che il survival poteva diventare uno strumento narrativo anziché un semplice contenitore di meccaniche. Ogni scelta gestionale produceva effetti emotivi concreti perché coinvolgeva persone con una precisa identità, e Last Variable spinge ancora oltre questa filosofia di fondo.

Terraformare... che passione

Anche il ritmo della progressione è cambiato sensibilmente rispetto a The Alters. Partendo infatti con una base già sviluppata e numerose tecnologie disponibili, anche se non tutte funzionanti, in Last Variable l'attenzione si concentra fin da subito su decisioni strategiche di alto livello; è una scelta che rende l'esperienza particolarmente interessante e che evita almeno in parte la sensazione di ripetere le stesse attività. Sul piano della difficoltà, non siamo lontani dall'approccio del gioco originale; alla base di tutto ci sono infatti ancora una forte pressione temporale, una gestione accurata delle risorse (il crafting rimane fondamentale per creare gadget e strumenti necessari alla sopravvivenza) e continui compromessi tra esplorazione, ricerca e sopravvivenza. Bisogna però sottolineare l’aggiunta di molti nuovi elementi, che rendono il gameplay ancora più vario e gestionale; il sistema di estrazione e lavorazione è stato ad esempio aggiornato con nuovi contenuti come i Connettori, gli Estrattori e le risorse speciali divise in tre livelli.

C’è poi tutta la parte dedicata alla terraformazione, che rappresenta la novità più impattante dell’espansione a livello di gameplay e che va pianificata strategicamente anche grazie a punti specifici su cui occorre posizionare i terraformatori, disponibili in tre livelli a seconda della loro efficacia. A ciò si aggiungono i laboratori da campo per permettere agli Alters di lavorare sulla superficie per sbloccare particolari tecnologie, oltre alla gestione degli stessi Alters; è infatti fondamentale mantenere alto il loro umore costruendo strutture come un dormitorio o una sala per la contemplazione, mentre il sistema di ribellione entra in gioco se il loro umore è troppo basso. In questo caso, gli Alters possono ribellarsi e ciò può portare al game-over se le loro richieste non vengono soddisfatte.

Azione e riflessione

Come si vede, le varianti in gioco sono persino più numerose di quelle di The Alters, considerando che 11 bit studios ha aggiunto ulteriori elementi come il Time Booster, che aumenta la produttività delle infrastrutture, il SAM (un modulo che fornisce bonus permanenti all'efficienza mineraria e alla resistenza alle radiazioni) e l’ibernazione obbligatoria tra i cicli, che richiede un'attenta gestione dello stoccaggio e delle risorse organiche per sopravvivere. Anche la struttura delle missioni è più aperta grazie a obiettivi multipli affrontabili in ordine differente, con ripercussioni sulla storia e sull'evoluzione dei rapporti tra gli Alters.

Dopo oltre 15 ore di gioco, risulta evidente che 11 bit studios abbia scelto di espandere The Alters evitando di moltiplicare semplicemente i contenuti e puntando invece ad approfondire ogni sistema esistente partendo dai nuovi biomi, passando per gli Alters aggiuntivi, per le meccaniche ambientali fino alla prospettiva narrativa. Di contro, però, c’è anche da sottolineare che i limiti del gioco principale non sono stati superati del tutto; oltre alla completa assenza dell’italiano - i sottotitoli sono solo in inglese - anche in Last Variable alcuni sistemi diventano ripetitivi nelle fasi avanzate. La raccolta delle risorse, la manutenzione delle strutture e la pianificazione delle attività quotidiane finiscono infatti per seguire uno schema abbastanza prevedibile e, una volta compresi i meccanismi principali, parte della tensione iniziale lascia spazio a una routine gestionale meno coinvolgente.

l'esplorazione dell'oasis riserva parecchie sorprese.

Anche l'interfaccia continua a non convincere del tutto, soprattutto quando, avanzando nel gioco, la quantità di informazioni su produzione, ricerca, stati d'animo degli Alters e gestione energetica cresce notevolmente e alcuni menu risultano poco immediati, richiedendo diversi passaggi per raggiungere le informazioni desiderate. Si avverte di meno, invece, il fattore difficoltà, più che altro perché chi è interessato a questo DLC quasi sicuramente ha già giocato a The Alters (a meno che non si voglia acquistare in un colpo solo gioco principale e DLC), affrontando quindi l’espansione con quel minimo di esperienza e consapevolezza che invece era mancata lo scorso anno a chi si avvicinava per la prima volta al gioco.

Infine, c'è il tema del ritmo. The Alters alternava momenti di altissima intensità emotiva ad altri molto più lenti, dedicati alla raccolta delle risorse e alla manutenzione della base; un contrasto che per molti, me compreso, ha contribuito a creare l'identità del gioco, mentre altri avrebbero preferito una progressione più serrata, con una minore quantità di attività ripetitive tra un evento narrativo e l'altro. Last Variable non si discosta poi tanto da questa dicotomia, ma anche grazie ai nuovi elementi di gameplay ho trovato meno momenti "morti" rispetto al gioco principale e un amalgama migliore tra azione e riflessione. Davvero niente male per un DLC.