Droni ucraini, maxi offensiva nel Mar d’Azov: «Colpite 90 navi russe in una settimana». E Mosca sospende la navigazione
La guerra tra Russia e Ucraina si combatte sempre più dal cielo, ma questa volta il bersaglio è il mare. Negli ultimi sette giorni Kiev rivendica una delle più vaste campagne contro la logistica navale russa dall'inizio del conflitto: 90 navi colpite nel Mar d'Azov tra il 6 e il 12 luglio. Un'offensiva che, secondo i vertici militari ucraini, ha preso di mira petroliere, traghetti, rimorchiatori e navi da carico impiegati per sostenere l'apparato bellico di Mosca e aggirare le sanzioni occidentali. A rendere noti i numeri è stato Robert "Madyar" Brovdi, comandante delle Forze ucraine per i sistemi senza pilota, attraverso un messaggio pubblicato sui social. «Quattordici in una notte, novanta navi in una settimana», ha scritto, tracciando il bilancio delle operazioni condotte dagli operatori dei droni navali e aerei.
Secondo Brovdi, nel periodo considerato le unità ucraine hanno colpito in media un obiettivo ogni 112 minuti.
Tra i bersagli figurano petroliere, rimorchiatori, traghetti e cargo utilizzati lungo le rotte del Mar d'Azov, uno snodo strategico per i collegamenti tra la Russia e i territori occupati nel sud dell'Ucraina.
Le navi colpite
A confermare l'intensità della campagna è anche lo Stato Maggiore delle Forze Armate ucraine, che in un aggiornamento operativo ha riferito di un nuovo attacco nella notte tra l'11 e il 12 luglio. Secondo Kiev sarebbero state colpite dieci petroliere e quattro traghetti russi. Per l'esercito ucraino le petroliere fanno parte della cosiddetta "flotta ombra", utilizzata da Mosca per esportare petrolio e prodotti raffinati aggirando le restrizioni imposte dai Paesi occidentali. I traghetti, invece, avrebbero un ruolo chiave nella logistica militare, trasportando mezzi, rifornimenti e materiali destinati alle forze russe impegnate al fronte.
La risposta di Mosca
Mosca, dal canto suo, conferma almeno parte degli episodi, pur fornendo una versione diversa sull'entità dei danni. Il governatore della regione russa di Rostov, Yuri Slyusar, ha dichiarato che un drone ucraino ha colpito una petroliera nel canale Don-Azov. Secondo Slyusar la nave era vuota al momento dell'attacco, l'incendio sviluppatosi a bordo sarebbe stato rapidamente contenuto e non si registrano vittime. Lo stesso governatore ha inoltre riferito che i sistemi di difesa aerea russi hanno abbattuto venti droni ucraini nella regione di Rostov durante le operazioni.
La strategia di Kiev
L'offensiva rappresenta un nuovo capitolo della strategia con cui Kiev cerca di colpire le linee di rifornimento russe lontano dal fronte terrestre. Negli ultimi mesi i droni navali e quelli a lungo raggio sono diventati uno degli strumenti più efficaci dell'esercito ucraino per mettere sotto pressione infrastrutture energetiche, aeroporti militari e vie di trasporto. Non è la prima volta che la cosiddetta "flotta ombra" finisce nel mirino. Già il 9 luglio lo stesso governatore Slyusar aveva denunciato il danneggiamento di due petroliere nella baia di Taganrog in seguito ad attacchi con droni. In precedenza lo Stato Maggiore ucraino aveva inoltre rivendicato la distruzione di dodici petroliere russe nel Mar d'Azov, mentre all'inizio dell'estate le forze specializzate nei sistemi senza pilota avevano dichiarato di aver colpito tredici imbarcazioni, dieci delle quali petroliere, nell'area della Crimea occupata.
L'attacco alla raffineria
La campagna sul mare è stata accompagnata anche da una nuova offensiva contro le infrastrutture energetiche della Federazione Russa. Tra l'11 e il 12 luglio, riferisce lo Stato Maggiore di Kiev, le forze ucraine hanno colpito la raffineria di Syzran, nella regione di Samara. Secondo la ricostruzione ucraina, all'interno dell'impianto si sono verificate esplosioni e incendi. La raffineria ha una capacità produttiva di circa 8,5 milioni di tonnellate di petrolio all'anno e produce benzina, gasolio e carburante per l'aviazione, ritenuti strategici per il rifornimento delle Forze armate russe. Le autorità di Kiev sostengono che l'obiettivo sia quello di ridurre progressivamente la capacità logistica ed energetica della Russia, colpendo non solo le unità impiegate nei trasporti marittimi ma anche gli impianti che alimentano la macchina bellica del Cremlino.
Navigazione sospesa
La Russia è stata costretta a sospendere la navigazione nel Mar d'Azov, un passaggio vitale per le sue merci, dopo che novanta imbarcazioni sono state colpite da droni ucraini in meno di una settimana. Il capo delle operazioni ucraine con i droni, Robert Brovdi, ha dichiarato oggi, riporta il quotidiano britannico The Guardian, che le sue unità hanno colpito dieci petroliere e quattro traghetti durante la notte, oltre a un'importante raffineria di petrolio nella città di Syzran. Per Brovdi, «l'umiliazione tecnologica dell'impero (russo) continua. Cadrà a causa della Crimea». Secondo Brovdi, la flotta ombra russa si sta «riducendo sensibilmente» e non può più utilizzare lo stretto di Kerch, che collega il Mar d'Azov con il Mar Nero. Per l'ex ministro della Difesa ucraino, Andriy Zagorodnyuk, il Cremlino ha perso il controllo di un corridoio marittimo «critico».
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