Piera Smeriglio, morta la ricercatrice 43enne campana di fama internazionale

L'intera comunità scientifica ha partecipato al lutto della famiglia Smeriglio, per la morte di Piera, ricercatrice 43enne di fama internazionale, scomparsa in seguito a una grave malattia neuromuscolare, affrontata con la consapevolezza dell'esito e con la determinazione a trovare un modo per sconfiggerla, prima che riuscisse ad avere la meglio su di lei.

Sannita, originaria di Guardia Sanframondi, dove il padre Abele ha esercitato la professione di medico di famiglia fino alla pensione, Piera, dopo la laurea in Biotecnologie conseguita all'Unisannio e il dottorato di ricerca in Scienze e salute, all'università La Sapienza di Roma, ha intrapreso una brillante carriera, svolgendo attività di ricerca alla Stanford university school of Medicine, negli Stati Uniti. In questa fase ha approfondito gli studi di epigenetica, sui meccanismi molecolari delle patologie neuromuscolari. Nel 2019 era ritornata in Europa dopo aver ottenuto l'assegnazione del prestigioso finanziamento Marie Sklodowska-Curie postdoctoral fellowship, destinato ai migliori ricercatori dalla Commisione eurpea. Dal 2022 è stata ricercatrice permanente dell'Inserm di Parigi, dove ha diretto un gruppo internazionale di ricerca, costituito da ricercatori, assegnisti e dottorandi provenienti da diversi Paesi. Gli studi condotti insieme al suo gruppo di lavoro erano concentrati sulle malattie del motoneurone e più precisamente, sulla Sma, atrofia muscolare spinale e sulla Sla, sclerosi laterale amiotrofica che se l'è portata via nell'arco di 14 mesi.

Lo scopo della sua ricerca era focalizzato soprattutto sulla necessità di comprendere perché alcuni sintomi persistono dopo il trattamento, anche con le nuove terapie, totalmente inefficaci per alcuni pazienti. L'obiettivo era quello di individuare nuovi bersagli terapeutici in grado di rallentare e fermare il decorso di malattie che compromettono la funzionalità muscolare.