Governo battuto sulle preferenze, è il messaggio di chi non vuole perdere il potere

Il capogruppo di Fratelli d'Italia alla Camera, Galeazzo Bignami, mentre da indicazioni sul voto ai colleghi della maggioranza durante la votazione segreta di un emendamento dell'opposizione (Ansa)

Il capogruppo di Fratelli d'Italia alla Camera, Galeazzo Bignami, mentre da indicazioni sul voto ai colleghi della maggioranza durante la votazione segreta di un emendamento dell'opposizione (Ansa)

Trenta franchi tiratori su una maggioranza possibile di 210 sono troppi per chiamarlo un incidente, e le preferenze sono state solo la pietra d’inciampo di un problema a monte. Anche perché l’accordo trovato nel centrodestra salvava la capra (della Meloni) e i cavoli (di Forza Italia e Lega) - così piccoli da eleggere praticamente solo capilista - e quindi politico e non tecnico è il voto “segreto” arrivato con ogni probabilità da parte dei deputati di Lega o Forza Italia. Inutile dire che la premier esce male dalla giornata di ieri, e non solo per lo smacco subito coram populo, ma perché da politica navigata avrà compreso il messaggio in bottiglia: una fetta della sua maggioranza non vuole forzature e non accetta una legge elettorale che con un Vannacci così in spolvero rischia di far perdere il centrodestra. E se con il Rosatellum dovesse sortire quel pareggio che chiude a Giorgia Meloni le porte di palazzo Chigi ma lascia per loro aperte quelle del governo, beh, insomma, se ne faranno una ragione. Con ogni probabilità alcune preoccupazioni giunte da Arcore sulla possibilità di finire all’opposizione avranno avuto il loro peso. Le grandi aziende sono sempre governative.

Governo battuto sulle preferenze, è il messaggio di chi non vuole perdere il potere

Si tratterà di capire adesso come intende reagire la premier. La botta è grossa ma le vie di fuga non sono molte. A marzo, dopo la sconfitta del referendum, c’era spazio per un Meloni 2, e per inseguire il totem del governo dei record non se ne fece niente. Adesso quel tempo non c’è più. La premier può andare avanti nella legge elettorale, ma si tratta di sentiero impervio, per i motivi appena esposti. Possibile allora che si scelga di vivacchiare, al netto della “riflessione” chiesta ieri sera stessa dalla presidente del consiglio. Con le opposizioni che adesso esultano, e c’è da capirle, fino a quando smaltita la sbornia per la vittoria sul campo capiranno che con la vecchia legge elettorale sarà tanto difficile un governo Meloni quanto uno Schlein o Conte.