Le oasi verdi di Parigi, il gemello digitale di SIngapore e i tetti riflettenti di Freetown: tre modelli contro il caldo atroce

A Parigi la lotta al caldo comincia dai cortili scolastici. Con il programma Cours Oasis, la città sta sostituendo progressivamente l’asfalto delle scuole e dei collegi con suoli naturali e permeabili, alberi, giardini, punti d’acqua, fontane, pergole e zone d’ombra. L’obiettivo non è soltanto abbassare la temperatura durante le ondate di calore, ma trasformare spazi chiusi e spesso inutilizzati fuori dall’orario scolastico in piccole infrastrutture climatiche distribuite nei quartieri.

Secondo il Comune, dal 2017 sono già state realizzate 203 corti-oasi e cinque asili-oasi; il Piano climatico punta a raggiungerne 360 entro il 2030. Alcune vengono aperte anche il sabato e durante le vacanze, diventando luoghi freschi accessibili alle famiglie. Il progetto interviene sui materiali, riducendo le superfici che accumulano calore, migliora l’assorbimento dell’acqua piovana e aumenta la vegetazione con specie capaci di resistere al nuovo clima. La parte più innovativa è la scala dell’intervento: non un grande parco isolato, ma una rete capillare di rifugi climatici vicini alle abitazioni, progettati con alunni e personale scolastico.

Singapore affronta il caldo già nella fase di progettazione urbana. L’ente nazionale per lo sviluppo del territorio utilizza modelli digitali tridimensionali per simulare vento, irraggiamento, temperature e calore prodotto dagli edifici. Un gemello digitale della città consente di confrontare scenari diversi e valutare in anticipo l’effetto di alberi, forma dei palazzi, distanza tra i blocchi e orientamento delle strade. Alle simulazioni si affiancano interventi concreti. Nel quartiere di Tampines sono stati sperimentati rivestimenti riflettenti su circa 130 edifici: dopo due anni di monitoraggio, la temperatura ambientale è risultata più bassa fino a 2 gradi.

Singapore

Singapore

Nel 2025 è stata annunciata l’estensione di queste vernici a tutti i complessi residenziali pubblici entro il 2030. La strategia comprende anche corridoi verdi, maggiore ombreggiamento e una disposizione degli edifici capace di favorire la ventilazione naturale. L’idea è integrare dati, urbanistica e nuovi materiali per ridurre il ricorso all’aria condizionata.

Freetown, capitale della Sierra Leone, l’adattamento al caldo parte dai luoghi in cui l’esposizione è più alta e le risorse più scarse. Nei mercati cittadini, dove lavorano soprattutto donne e venditori informali, il Market Cover Shade Project ha installato coperture leggere e a basso costo con pannelli e lampade solari. Le strutture creano ombra e illuminano le attività serali.

Le oasi verdi di Parigi, il gemello digitale di SIngapore e i tetti riflettenti di Freetown: tre modelli contro il caldo atroce

Secondo la Banca Mondiale, il progetto ha realizzato 669 metri quadrati di ombra e 40 luci solari in tre mercati, con benefici diretti per oltre 2.300 donne e indiretti per circa 11.500 persone. È una soluzione innovativa perché lega protezione sanitaria, energia pulita e sostegno al lavoro.

Nel febbraio 2025 Freetown ha inoltre varato il suo primo Heat Action Plan, con azioni, politiche e partnership specifiche contro il caldo estremo. Il piano si inserisce in una strategia più ampia che comprende mappatura delle aree più calde, corridoi verdi, superfici riflettenti e tutela dei gruppi vulnerabili. Freetown mostra che l’innovazione climatica non richiede sempre tecnologie costose: può nascere da interventi mirati e replicabili, costruiti intorno alle necessità quotidiane.